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Facebook e immigrazione, ecco i gruppi di vera informazione

11 Novembre Nov 2015 0701 11 novembre 2015

Sono sempre di più e con migliaia di iscritti ciascuno: è la prova che gli utenti del web stanno cercando fonti affidabili - non solo giornalistiche - per approfondire un tema delicato che spesso viene usato sui social network per dividere anziché unire le persone. Il caso del gruppo più seguito, Accoglienza: "Abbiamo 13mila membri che generano una narrazione approfondita e seria, al di là delle reazioni emotive legate alle tragedie e agli scandali", spiega l'ideatore Tareke Brhane

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Accoglienza
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Sono sempre di più e con migliaia di iscritti ciascuno: è la prova che gli utenti del web stanno cercando fonti affidabili - non solo giornalistiche - per approfondire un tema delicato che spesso viene usato sui social network per dividere anziché unire le persone. Il caso del gruppo più seguito, Accoglienza: "Abbiamo 13mila membri che generano una narrazione approfondita e seria, al di là delle reazioni emotive legate alle tragedie e agli scandali", spiega l'ideatore Tareke Brhane

Accoglienza: 13.025 membri. Per la liberazione dei prigionieri nel Sinai: 6503 membri. Noi che siamo contro il razzismo: 5092 membri. Missione bambini in fuga: 4961 membri. La Rete G2 – Seconde generazioni: 4391 membri. Italia multietnica: 3914 membri. Profughi Milano Stazione Centrale: 3536 membri. LasciateCIEntrare (legato alla campagna omonima): 3250 membri. Sono tanti, e non sono solo questi, i gruppi nati su facebook che mettono al centro della narrazione quotidiana via web le migrazioni e le dinamiche legati all'accoglienza in Italia. Con serietà, determinazione e, il più possibile, libero arbitrio. I temi sono spesso delicati e i social network sono noti perché spesso fanno uscire i lati più oscuri delle persone (leggi “leoni da tastiera”) in quanto a xenofobia ed egoismo, ma questi gruppi diventano giorno dopo giorno un baluardo di informazione – quella che un tempo si poteva chiamare controinformazione, ma che ora, alla luce della difficoltà dei media mainstream di trattare a fondo l’argomento se non sull’onda emotiva di una tragedia o di uno scandalo, va rinominata con il suo nome originale – per chiunque voglia farsi un’idea più chiara possibile di quanto stia avvenendo alle porte dell’Europa o dentro il continente stesso, Italia in primo luogo.

“Nessun preconcetto, nessuna verità assoluta né schieramenti pro o contro”: questo l’importante punto di partenza della gran parte di questi gruppi e di chiunque inserisca (“posti”, in linguaggio social) contenuti su di essi. A ragionare sulla portata di tali strumenti ci aiuta Tareke Brhane, 32enne italo-eritreo - che nel 2014 aveva vinto la medaglia per l’attivismo sociale al Summit dei Premi Nobel per la Pace - ideatore assieme ad alcuni amici proprio del gruppo facebook Accoglienza, “capace di registrare 1600 iscritti in meno di tre ore dall’apertura, pochi giorni dopo la terribile strage del 3 ottobre 2013 quando persero la vita in mare almeno 360 persone migranti”. Oggi il gruppo conta 13mila membri e un buon ritmo di materiale informativo (articoli, video) condivisi dagli utenti del gruppo ogni giorno, sabato e domenica compresi.

“Volevamo uno strumento che andasse al di là della commozione del momento, che ragionasse su quanto accade nel mare e nelle zone di provenienza dei migranti, su chi fossero queste persone e perché scappavano, e soprattutto fornisse indicazioni su quanto si stava facendo in Italia per l’accoglienza: molte persone ancora oggi, da nord a sud, non sanno quello che accade e hanno in mente solo l’immagine dei barconi”, spiega Brhane. Il gruppo Accoglienza - da cui nel tempo è sorto anche un collettivo di persone che si ritrovano e mettono in atto iniziative sociali, il Comitato 3 ottobre - è composto da una pluralità di voci “tra cui almeno duemila giornalisti”, poi “insegnanti, operatori di ong e volontari di ogni sorta, studenti e stessi rifugiati”. La lingua è quasi sempre l’italiano, e le discussioni non mancano: “ora sono scambi di opinioni che vanno nel merito della questione, all’inizio erano spesso attacchi diretti e univoci, mentre a volte arrivavano addirittura dei virus”. Cosa che accade anche in molti altri gruppi, diventati delle vere e proprie piattaforme mediatiche “e per questo aperte a tutte le posizioni, nei limiti del rispetto altrui”.

Nei gruppi facebook legati all’immigrazione raramente si censura qualcuno, “quando si blocca (non si fa più intervenire, ndr) una persona è perché ha compiuto atti palesi di razzismo verbale”. Spesso sono gli altri utenti che provano un primo approccio con la persona che scrive in modo chiaramente provocatorio, cercando un dialogo più costruttivo, ma se ciò non accade entra in gioco il moderatore. “Ma accade sempre di meno, segno che l’autoregolamentazione funziona”.

Discorso a parte merita la veridicità di quanto viene diffuso: nel bene o nel male, in rete circolano molte notizie false o esagerate, a ogni livello, dalla denuncia sociale priva di fondamento ai numerosi casi di bufale anti-immigrazione preparati ad arte da siti di hate speech (incitamento all’odio) che spesso al di là dell’aspetto denigratorio comprendono anche un obiettivo economico, come si è visto per il caso del sito senzacensura.eu e la denuncia del 20enne che lo gestiva guadagnandoci somme consistenti proprio grazie alle condivisioni e agli apprezzamenti degli utenti. “Bisogna indagare e verificare qualunque notizia, combattendo la pigrizia di leggere solo titoli e sommari”, ragiona Brhane, “è così, per esempio, che si smontano luoghi comuni come la storia dei 30 euro al giorno a ciascun richiedente asilo, dato che la gran parte di questi soldi vanno per pagare i dipendenti degli enti che si occupano della loro gestione, così come per il cibo e il materiale da comprare e l’affitto della struttura dove vivono”.

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