Lettere contro la guerra

"Più moralità, meno interesse". Leggere Parigi con gli occhi di Terzani

17 Novembre Nov 2015 1804 17 novembre 2015

Nel 2002 usciva uno dei libri più celebri di un maestro del giornalismo italiano, morto nel 2004. Molte le frasi incredibilmente attuali, utili a leggere con lenti scevre da ogni luogo comune le malefatte dell'Isis e le responsabilità dell'Occidente. Eccone alcune

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Terzani
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Nel 2002 usciva uno dei libri più celebri di un maestro del giornalismo italiano, morto nel 2004. Molte le frasi incredibilmente attuali, utili a leggere con lenti scevre da ogni luogo comune le malefatte dell'Isis e le responsabilità dell'Occidente. Eccone alcune

“Che differenza c’è fra l’innocenza di un bambino morto nel World Trade Center e quella di uno morto sotto le nostre bombe a Kabul? La verità è che quelli di New York sono i «nostri» bambini, quelli di Kabul invece, come gli altri 100mila bambini afghani che, secondo l’Unicef, moriranno quest'inverno se non arrivano subito dei rifornimenti, sono i bambini 'loro'. E quei bambini loro non ci interessano più”. Sostituite gli scenari: Parigi con New York, Siria con Afghanistan. Lo scenario è quasi del tutto sovrapponibile, purtroppo. Ben 13 anni dopo: il compianto Tiziano Terzani aveva scritto queste frasi nel 2002, nel celebre libro Lettere contro la guerra.

Oggi più che mai, lo scritto di Terzani può aiutare a divincolarsi dalla morsa opprimente delle immagini e dei pensieri relativi al venerdì notte più devastante per la Francia e l’intera civiltà occidentale. “L'occasione è di capire una volta per tutte che il mondo è uno, che ogni parte ha il suo senso, che è possibile rimpiazzare la logica della competitività con l'etica della coesistenza, che nessuno ha il monopolio di nulla, che l'idea di una civiltà superiore a un’altra è solo frutto di ignoranza, che l'armonia, come la bellezza, sta nell'equilibrio degli opposti e che l'idea di eliminare uno dei due è semplicemente sacrilega”. Parole azzeccate per i fondamentalisti di Isis – che probabilmente non leggeranno mai – ma rivolte, e quindi altrettanto centrate, a quell’Occidente di cui Terzani si sentiva parte nonostante avesse scelto di vivere in Asia buona parte della propria esistenza.

“Il mondo non è più quello che conoscevamo, le nostre vite sono definitivamente cambiate.
Forse questa è l’occasione per pensare diversamente da come abbiamo fatto finora, l’occasione per reinventarci il futuro e non rifare il cammino che ci ha portato all’oggi e potrebbe domani portarci al nulla.
Mai come ora la sopravvivenza dell’umanità è stata in gioco”. Come non ritenere più che attuale anche questo ragionamento? Se da una parte rassicura, perché l’11 settembre ha sì cambiato le vite di molti ma “la sopravvivenza” è stata garantita, dall’altra è uno stimolo a rimboccarsi le maniche. Stimolo che Terzani ribadisce in un altro estratto del libro: “Cominciamo a prendere le decisioni che ci riguardano e che riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi”. Dal singolo padre di famiglia al diplomatico internazionale e alle poche mani di chi gestisce le risorse del sottosuolo o il sempre più florido e macabro commercio degli armamenti: l’invito per tutti.

Infine (ma gli estratti lungimiranti del libro non sono solo questi, il consiglio è quell’o di un’immediata lettura completa di Lettere contro la guerra), ci sono le nuove generazioni, a cui Terzani spesso si rivolgeva: “A volte mi chiedo se il senso di frustrazione, d’impotenza che molti, specie fra i giovani, hanno dinanzi al mondo moderno è dovuto al fatto che esso appare loro così complicato, così difficile da capire che la sola reazione possibile è crederlo il mondo di qualcun altro: un mondo in cui non si può mettere le mani, un mondo che non si può cambiare. Ma non è così: il mondo è di tutti”. Un’altra lezione di vita. Un altro innesto di fiducia nell’umanità che dobbiamo cogliere al volo. Ora.