Innovazione

Spiru farm, impresa sociale e benessere che nascono da un'alga e un incontro

4 Gennaio Gen 2016 1608 04 gennaio 2016

L'azienda produttrice di spirulina, destinata ad arrivare a breve tra i leader nazionali del settore, ha appena vinto il premio "Coltiva l'idea giusta" di Make a change e Ubi banca. Alberto Idà, uno dei due fondatori, racconta a Vita.it una storia di imprenditoria virtuosa che potrebbe diventare un modello

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Spiru Farm
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L'azienda produttrice di spirulina, destinata ad arrivare a breve tra i leader nazionali del settore, ha appena vinto il premio "Coltiva l'idea giusta" di Make a change e Ubi banca. Alberto Idà, uno dei due fondatori, racconta a Vita.it una storia di imprenditoria virtuosa che potrebbe diventare un modello

Anno 2012: un ricercatore, Alberto Idà, e un imprenditore, Stefano Lanzoni, si conoscono all’università. Anno 2015: i due si ritrovano al vertice di un’azienda, la Spiru Farm, che, se le cose vanno come dovrebbero, si troverà di qui a poco ad essere uno dei maggiori produttori di Spirulina – la superalga per eccellenza dal punto di vista nutritivo – in Italia, con un progetto innovativo di riqualificazione industriale e impronta biologica capace di essere uno dei due vincitori, tra 200 candidati, del recente premio “Coltiva l’idea giusta” promosso da Make a Change e Ubi Banca per l’imprenditoria sociale ne settore agroalimentare.

Riconoscimento che consiste in un finanziamento a tassi agevolati di 50 mila euro e una serie di pacchetti finanziari utili all’impresa. “Siamo partiti concretamente un anno fa con un investimento di 100mila euro, che ci ha portato questa primavera al lancio di un piano triennale di start up”, spiega Idà, biologo con all’attivo un decennio di studi nel campo delle alghe. “Il progetto prevede il prossimo inserimento di persone svantaggiate, così come la collaborazione con due educatori ambientali che si occuperanno della fattoria didattica a disposizione del pubblico”, annuncia Ida. Nella struttura di Casalbuttano, alle porte di Cremona, per produrre l’alga Spiru farm riutilizza una struttura preesistente a biogas, così da utilizzare l’energia termica che sarebbe andata invece dispersa e invece alimenta un circuito virtuoso a costo zero: “stiamo parlando di un’alga che sfrutta il calore e viene coltivata in vasca aperta sotto una tenda, una sorta di grande acquario mosso con pale meccaniche che permette di rispettare i veloci tempi di crescita della spirulina, ovvero una riproduzione ogni 12 ore”, sottolinea Idà, “mentre il raccolto avviene una volta ogni due giorni”.

L’importanza di quest’alga sta “nell’elevato valore nutrizionale, dato che ha in sé una cospicua presenza di aminoacidi, proteine e vitamine dei gruppi A, B1, B3, B5, E, oltre a essere ricca di ferro, calcio, sali minerali e antiossidanti”. Poco nota ai consumatori ma uno degli alimenti preferiti per vegetariani e vegani, si può trovare in povere, barrette o pillole ed essere presente quasi ovunque sulla tavola, dai risotti alla pasta, dal pane a i biscotti e ai succhi. I cibi canonici in commercio non reggono il confronto con la spirulina: “l’alga contiene il triplo delle proteine della carne, il triplo del calcio che c’è nel latte, ben dieci volte il betacarotene contenuto nelle carote e addirittura 20 volte il ferro che si trova negli spinaci”, elenca il ricercatore e coideatore di Spirufarm, che grazie all’incentivo economico di “Coltiva l’idea giusta” arriverà a produrre una tonnellata l’anno di spirulina, ovvero un quinto della produzione nazionale, mentre il fabbisogno si aggira attorno alle 100 tonnellate e necessita quindi l’importazione dalla Cina – per il 90 per cento dei casi – e in parte minore da India e Nord America. Un ulteriore aspetto che rende la spirulina importante è la sua valenza nel trattamento delle allergie: “sia celiaci sia altre persone con intolleranze alimentari possono consumarla senza problemi. Sul mercato, in pillole, si trova confezionata in modo simile a un farmaco, noi vogliamo però ribadire il fatto che l’alga è un prodotto del tutto naturale, e quindi che il consumatore lo ritenga come tale”, aggiunge il ricercatore, in un ottimo esempio di quello che può rappresentare la filosofia nutraceutica, neologismo che deriva dall’unione delle due parole “nutrizione” e “farmaceutica” e che indica lo studio di alimenti benefici alla salute allo scopo di mangiar bene per stare bene.

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