Impresa sociale

Vale la pena, il birrificio ideato a Regina Coeli che ora la Ue prende a modello

4 Gennaio Gen 2016 1757 04 gennaio 2016

Gli inizi, l'arrivo al break even, la vittoria nella competizione di imprenditoria sociale e agricola "Coltiva l'idea giusta". E ora il rilancio in grande stile: ecco la storia di mastri birrai d'eccezione raccontata da Paolo Strano, fisioterapista che ha lanciato l'idea oggi utile a dare lavoro e ad abbattere la recidiva. Con un prodotto di qualità, sancito da due importanti appuntamenti a febbraio 2016: "Partecipiamo al concorso Birra dell'anno, mentre la Commissione europea ci invita a Bruxelles come esempio di innovazione sociale"

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Valelapena
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Gli inizi, l'arrivo al break even, la vittoria nella competizione di imprenditoria sociale e agricola "Coltiva l'idea giusta". E ora il rilancio in grande stile: ecco la storia di mastri birrai d'eccezione raccontata da Paolo Strano, fisioterapista che ha lanciato l'idea oggi utile a dare lavoro e ad abbattere la recidiva. Con un prodotto di qualità, sancito da due importanti appuntamenti a febbraio 2016: "Partecipiamo al concorso Birra dell'anno, mentre la Commissione europea ci invita a Bruxelles come esempio di innovazione sociale"

È iniziata come una scommessa: si riesce a fare una birra artigianale di qualità dando lavoro a persone detenute nel carcere di Regina Coeli a Roma? Era il 2011, il sovraffollamento al massimo e le condizioni detentive molto dure. “Ma la scommessa è stata vinta: oggi il birrificio Vale la pena abbatte la recidiva, perché dà lavoro fisso a un coordinatore e una collaborazione a nove detenuti”, che di giorno escono per lavorare grazie all’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario.

“Con 12 tipi di birra all’attivo, i giudizi talmente lusinghieri porteranno Vale la pena a presentarle a gennaio 2016 al prestigioso concorso Birra dell'anno”, il top della categoria, spiega Paolo Strano, fisioterapista che da quando, quattro anni fa, si è recato per l’Asl a realizzare visite mediche carcerarie ha deciso che lì avrebbe dedicato le proprie ore di volontariato. Strano è ovviamente soddisfatto di quanto ha ideato assieme all’associazione Semi di libertà, di cui è presidente.

“Da subito abbiamo notato l’interesse di tutti gli attori in gioco verso il progetto: abbiamo iniziato grazie a 108mila euro di fondi del ministero della Giustizia legati alla formazione dei detenuti e alla Scuola agraria Sereni che ha comprato l’impianto, costato 120mila euro”. Nelle ultime settimane l’ulteriore salto di qualità, in particolare grazie ai 50mila euro arrivati, come finanziamento a tasso agevolato, dalla vittoria nel contest per start up Coltiva l’idea giusta, promosso da Make a Change e Ubi Banca.

Con un nuovo, grande obiettivo: “lavorare sull’intera filiera della birra”, specifica Strano, “partendo dalla coltivazione di luppolo e orzo, passando poi al processo di maltazione, birrificazione e infine alla mescita”. Il tutto in cinque anni di business plan che prevede una specifica unità per passaggio di lavorazione: “in particolare, per la coltivazione, cerchiamo terreni pubblici da utilizzare anche in comodato, nel frattempo le materie prime le procuriamo da cooperative sociali che includono detenuti e da quelle del circuito di Libera”.

Le ultime intense settimane hanno portato anche alla nuova creazione birraria di Vale la pena (qui la pagina facebook del birrificio), lanciata sotto Natale: “Si chiama Séntite Libbero, alla romana, la materia prima viene da una condotta di slow food con cicorie spontanee, una birra come si faceva quando il luppolo non veniva ancora utilizzato”. Sotto le feste, infine, l'annuncio di una lieta novità: "siamo tra i 20 innovatori sociali chiamati dalla Commissione europea a Bruxelles a raccontare la propria esperienza e proporre un modello scalabile, il 4 febbraio 2016 nell'evento Transition", sottolinea Strano.

Il logo del birrificio Vale la pena

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