Il caso

Dietro le quinte della pagina facebook più seguita del momento

11 Gennaio Gen 2016 1749 11 gennaio 2016

"Vergogna Finiamola Fate Girare" ha raggiunto 27mila adesioni in meno di 80 ore. Migliaia i commenti ai post che diffondo immagini di persone famose affiancate da scritte improbabili sulla loro condizione sociale, da Morgan Freeman richiedente asilo ad Angelina Jolie "ladra di bambini", passando per Gianni Morandi, Saddam Hussein, Fidel Castro e Darth Vader. Ecco l'intervista a Claudia Vago, esperta di comunicazione coideatrice della pagina ironica in cui è inciampato anche il senatore Gasparri

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"Vergogna Finiamola Fate Girare" ha raggiunto 27mila adesioni in meno di 80 ore. Migliaia i commenti ai post che diffondo immagini di persone famose affiancate da scritte improbabili sulla loro condizione sociale, da Morgan Freeman richiedente asilo ad Angelina Jolie "ladra di bambini", passando per Gianni Morandi, Saddam Hussein, Fidel Castro e Darth Vader. Ecco l'intervista a Claudia Vago, esperta di comunicazione coideatrice della pagina ironica in cui è inciampato anche il senatore Gasparri

“Claudia, te l’aspettavi l’adesione di 27mila persone in tre giorni su quello che nel tuo blog hai chiamato “esperimento sociale” basato sull’ironia contro le bufale anti-immigrazione, ovvero la pagina facebook Vergogna Finiamola Fate Girare?”. Risposta: “No. Ma ora bisogna gestire bene la cosa”. Inizia così il dialogo con Claudia Vago, blogger esperta di comunicazione, che assieme al collega Luca Faenzi ha confezionato una comunità virtuale che sta facendo il giro del web grazie a palesi immagini di attori famosi volutamente associati a frasi provocatorie sul loro “guadagno” giornaliero in quanto “richiedenti asilo” o comunque inerenti le questioni legate a fenomeni migratori o temi di attualità (uno spoiler: “tra non molto si vedrà Antonio Cassano nelle vesti di un cervello in fuga, poi sarà la volta di Lenin in un altro ruolo particolare”). Se dopo poche ore dall’attivazione della pagina si viaggiava già sulle migliaia di “mi piace”, il botto è arrivato domenica 10 gennaio 2016 quando il senatore Maurizio Gasparri non ha riconosciuto l’arcinoto Jim Morrison camuffato nelle vesti del fantomatico rapinatore seriale Goran Hadzic e ha risposto a un tweet malandrino con la frase “una vergogna”, non intuendo l’ironia dell’immagine. Uno degli aspetti più rilevanti di questa iniziativa, però, rimane l’elevato numero di commenti. Positivi e coscienti dell’intento ironico della pagina, molti. Per nulla ironici, invece molti altri: da chi bacchetta ricordando il vero nome del Vip presente nella foto a coloro che correggo i congiuntivi volontariamente sbagliati nel testo che accompagna la figura, fino alle accuse, da utenti diversi a seconda del tipo di immagine, di “fascisti”, “razzisti”, o “comunisti”: un can can inesorabile. Ma utile, probabilmente, a entrare a piccoli passi nel mare magnum delle modalità di interazione degli utenti di facebook.

Iniziamo dalla prima immagine, quella di Morgan Freeman che diventa l'immigrato richiedente asilo Mbutu Dugongo. Tra tanti commenti entusiasti per la scelta comunicativa, svariate puntualizzazioni e critiche. Ti aspettavi che centinaia di persone non cogliessero l’ironia della pagina?
L’obiettivo era ed è quello di fare pensare le persone tramite l’uso dell’ironia, strumento importante perché permette di provocare su temi seri sui quali bisogna fermarsi a ragionare e non agire d’istinto, come quello delle migrazioni. Il quadro che ne esce finora è peggiore del previsto in quanto a risposte: ancora oggi, ovvero quattro giorni dopo, arrivano commenti di persone che scrivono “ma non vedete che è Morgan Freeman” nonostante la pagina sia diventata virale e soprattutto ci sono centinaia di commenti in tal senso a un click di mouse di distanza che invece non vengono letti. Questo mi ricorda quando, un mese e mezzo fa, nel condividere la palese immagine del calciatore Zazà frainteso - forse in "buona" fede, in quel caso" - per un attentatore proprio con l'intento di fare ragionare sul tema, la critica che mi venne rivolta per giorni era che nel testo veniva citato come giocatore del Sassuolo quando già da tempo l'avesse comprato la Juventus.

Non bisognerebbe rendere ancora più esplicito il contenuto ironico della pagina, magari del titolo?
Abbiamo inserito la scritta “Qui solo il meglio delle vere bufale inventate” nella descrizione iniziale, ben visibile non appena viene aperta la pagina. Si potrebbe fare di più, ma la pagina perderebbe di senso. Perché non siamo di fronte a uno spettacolo comico, dove la gente va per quello, o a un film di Checco Zalone, dove sia già di trovare delle battute su cui ridere: nella pagina che abbiamo creato la comicità va decodificata, ed è questo che ti permette di fare un passo in avanti, ovvero di vedere quanto sia facile creare bufale ad arte come troppo spesso accade, in particolare su temi sociali. Noto che c’è una carenza di ironia nel popolo del web che viene sulla pagina, abbiamo bisogno di riapprenderla, perché altrimenti se non abbiamo una dose sufficiente di pensiero creativo siamo abbandonati a noi stessi, senza capacità di leggere le immagini e attraverso esse.

Come se ne esce?
Lavorando su più livelli. Tra i 26mila utenti che hanno messo il “Mi piace”, vediamo persone di tutte le età. Per i più giovani, servirebbe una scuola più improntata sulla creatività, sullo sperimentare forme diverse di comunicazione, ma mi rendo conto che con i tagli e le carenze attuali questo aspetto è difficile da valorizzare. Per tutti, comunque, serve un ragionamento base che è quello di fermarsi a capire un messaggio prima di rispondere di getto: l’immagine di Morandi che cammina nel bosco, quella di Darth Vader con il respiratore, sono piuttosto chiare nella loro esagerazione, ma il fatto che nel primo venga visto il “Mario Bianchi buonista derubato dall’immigrato che aveva ospitato” e il secondo da un “Dario Vaderi ex vigile urbano di Treviglio reso invalido da un pestaggio ad opera del senegalese Hobeeuan Kenubbu (nomen omen, ndr)”, o che comunque per decine di persone ci sia il bisogno di sottolineare la nostra “gaffe” nell’avere postato l’immagine di un famoso spacciandola per un altro, è un campanello d’allarme.

Tanto da essere controproducente?
Non penso. Perché chi ha sottolineato il nome del Vip o il congiuntivo sbagliato ed è stato poi “contro-beffato” la volta dopo immagino non lo faccia più, chi invece ha capito di avere condiviso un’immagine del tutto ironica si fermerà poi a pensare sulla facilità di incorrere in errore con azioni superficiali sui social network. Mi basta che un decimo di queste persone riesca a fare questo passaggio per raggiungere il mio scopo comunicativo.

Alla luce della risonanza attuale, la pagina non potrebbe puntare a un livello di consapevolezza più alto?
Assolutamente sì. Stiamo pensando come inserire messaggi più educativi nei post, ma senza fare la morale a nessuno, perché sarebbe controproducente oltre che fuori luogo e stucchevole. Per ora navighiamo a vista, idea dopo idea.

Come nasce una delle vostre oramai celebri immagini destinate a diventare in breve dei post acchiappa-like?
In vari modi, tutti semplici. Alcuni ci vengono passati da amici, conoscenti o altri utenti dalla rete che hanno capito lo spirito dell’iniziativa. Altri li pensiamo noi, ovviamente nel poco tempo libero a disposizione tra lavori e affetti. È tutto in divenire, con la consapevolezza, comunque, di avere un obiettivo chiaro. Se per qualcuno passiamo per degli stupidi, pazienza, perché se nel frattempo riesco a raggiungere su temi sociali persone che con altri tipi di comunicazione non avrei mai raggiunto, ben venga.

L’immagine finora più riuscita?
Peter Sellers vestito da “Generale Patthar Vikreta, l’uomo che tiene prigionieri i nostri Marò. Ha corrotto i giudici indiani” ha raggiunto un milione di visualizzazioni (trovando anche menzione sul sito maestro nello scovare le bufale, ovvero Bufale.net, che, però, ne riconosce l’intento: “pagina satirica che prende in giro il mondo della condivisione compulsiva degli utenti su Facebook di fronte anche ad evidenti bufale”, ndr). Seguita da Saddam Hussein nelle vesti di "Angelo Rossi, pensionato che vive in auto e non si può permettere il barbiere, arrestato perché il suo aspetto offende gli islamici”.