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Trentino

Il servizio civile guarda al profit

15 Gennaio Gen 2016 1014 15 gennaio 2016
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Cinque bandi su sette sono stati promossi utilizzando il Piano nazionale Garanzia giovani. Ma per il futuro si sta percorrendo una strada inedita: «Abbiamo incontrato le associazioni datoriali per chiedere loro se sono interessate ad accettare ragazzi pagandosi per intero la quota relativa», spiega Giampiero Girardi, direttore dell’Ufficio servizio civile della Provincia autonoma di Trento

“Ci sono tot giovani pronti a partire per il servizio civile? Bene, facciamo un bando ad hoc”. Tanto semplice quando efficace: è la filosofia alla base del Scu, Servizio civile universale. Che nell’unica esperienza italiana dove è partito per davvero, nella Provincia di Trento – a cui il Governo (almeno nella denominazione) pare ispirarsi, – ha appena chiuso il primo periodo di sperimentazione, dopo i primi invii dello scorso aprile: «Sette call in 8 mesi, 150 progetti presentati, 414 ragazzi e ragazze avviati, il 60% per un servizio di 12 mesi, il 40% da 3 a 11 mesi». Numeri notevoli quelli che illustra Giampiero Girardi, direttore dell’Ufficio servizio civile della Provincia autonoma di Trento. I primi 30 giovani, tutti dai 18 ai 28 anni (come nel Servizio civile nazionale – anche la diaria è identica: 433,80 euro mensili) hanno appena concluso l’esperienza con una soddisfazione che Girardi ha rilevato essere «molto alta sia per loro sia per le organizzazioni coinvolte, che sono in continuo aumento», sottolinea. Un dato importante quest’ultimo «perché noi partiamo dai bisogni sociali dei ragazzi: vediamo il servizio come un’esperienza altamente formativa e non un modo per recuperare manodopera gratuita da parte degli enti. Che hanno capito e risposto positivamente, anche perché il beneficio di avere una persona motivata nel proprio organico è garantito».

Il Servizio civile universale provinciale trentino, è stato istituito con un provvedimento regionale, la cosiddetta legge Lunelli nel 2013, all’interno della Legge finanziaria della Provincia. Prevede due incontri annuali di restituzione con tutti i volontari in servizio (l’ultimo si è svolto a metà dicembre 2015) e dà anche la possibilità a un ente di ripresentare lo stesso progetto, «perché se funziona bene non è necessario perdere tempo per riscriverlo», sottolinea il direttore. La tipologia di progetti avviati «riguarda nel 60% dei casi il settore socio-assistenziale, per il 30% quello culturale, il restante 10% altri settori».

Cinque bandi su sette sono stati promossi utilizzando il Piano nazionale Garanzia giovani, mentre per il futuro l’Ufficio servizio civile trentino sta percorrendo una strada inedita: «Abbiamo incontrato le associazioni datoriali per chiedere loro se sono interessate ad accettare ragazzi e ragazze in servizio, pagandosi per intero la quota relativa», sottolinea Girardi, «abbiamo raccolto vivo interesse e nello stesso tempo ci siamo trovati con i sindacati per fare tutto alla luce del sole, perché se nel tempo ci saranno realtà aziendali non meritevoli per motivi specifici loro ce lo segnaleranno». Nessun tabù nella scelta di aggiungere esperienze profit alla classica visione non profit del servizio civile: «Ribadiamo che anche in questo caso l’obiettivo è la formazione del ragazzo: che essa avvenga in un’associazione, in un museo o in una realtà produttiva, l’importante è che sia valida e spendibile», conclude Girardi.

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