Pier Paolo Baretta
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Azzardo Italia. Baretta e l'ossessione della tassa di scopo

14 Marzo Mar 2016 1249 14 marzo 2016
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Riversare i soldi dell'azzardo "non soltanto alla lotta alle ludopatie, ma anche a piani di opere di utilità sociale". Lo afferma il sottosegretario all'economia Baretta, non nuovo a queste uscite, che propone una tassa di scopo simile a quella che gli italiani dovettero pagare per entrare in Europa. Con che risultati, lo abbiamo visto.

“Positivo che il giocatore sappia cosa si realizza con una quota di incassi”, afferma il sottosegretario all’economia che ambisce alla delega ai giochi Pier Paolo Baretta, ex dirigente nazionale Cisl, sindacato di cui divenne segretario generale aggiunto nel 2006, con Raffaele Bonanni segretario nazionale.

Azzardo al sociale

Baretta non è nuovo a queste affermazioni. La sua linea, se si sa leggere tra le righe, è chiara da mesi. Lui va dritto come un treno, anche se ogni tanto si ferma e chiama queste sue soste "dialogo". Oggi, però, è lui a spiegare la linea - bisogna capire se la sta anche dettando al Governo di cui è parte - in un’intervista sulle pagine di Affari&Finanza, il supplemento economico di Repubblica che nelle ultime settimane sta dando molto spazio al tema, tanto da avere creato una sezione "GiocoEconomy".

I soldi, spiega Baretta, annunciando provvedimenti allo studio, andranno “non soltanto alla lotta alle ludopatie, ma pensiamo anche a piani di utilità sociale”. Ritorna l'idea di legare il sociale al business antisociale per eccellenza: l'azzardo di massa.

“Escludo”, afferma Baretta, che nell'incipit del pezzo viene presentato come colui che si sta dando da fare per “non vedere l’Italia trasformata in una gigantesca sala bisca”, che “la destinazione di scopo sia uno scambio”. Scambio o non scambio le “operazioni possibili”, afferma Baretta, sono due:

1) “o si estrae dai volumi degli incassi una quota destinandola a uno scopo specifico”;

2) “oppure si può pensare a una tassa di scopo (…) come quella fatta in occasione dell’entrata in Europa”.

Peggio del Salva Abruzzo

Qui Baretta si riferisce alla famosa o famigerata “Eurotassa”, che il Governo Prodi appioppò agli italiani il 30 dicembre 1996. Con quali esiti, lo sappiamo. Uscita infelice, forse, ma chiara quella di Baretta.

In sostanza, la preoccupazione di Baretta sembra quella di non far passare l'idea che ci si trovi dinanzi a un nuovo Decreto Salva Abruzzo, provvedimento con cui si introdussero in Italia le "vlt" o slot evolute con la scusa di ricavare denaro per la ricostruzione dell'Aquila. I soldi non arrivarono mai a destinazione, ma in compenso in Italia ci sono oggi 52mila videolotteries e altre se ne aggiungeranno, se è vero come dichiarato dal sottosegretario in più di ogni occasione, che le attuali slot da bar andranno in pensione, sostituite da "macchine evolute" simil-vlt. Il che ha fatto gridare al bluff anche alcune associazione di categoria, i produttori di slot per capirci. Chi sostituirà quelle macchine? Quali i progetti? Chi le costruirà? Da dove verranno importate? Informazioni cruciali per andare nel concreto e capire di che cosa stiamo parlando.

Torniamo alla tassa di scopo: rispetto al provvedimento voluto da Tremonti nel 2009, l'ipotesi-Baretta è ancora più pericolosa, perché punta a una modifica di tipo sistemico che inonderebbe il welfare e il sociale di una quantità incredibile di conflitti di interesse, oltre che di soldi provenienti da ciò che, spesso, quel welfare e quel sociale si trova a prevenire, curare e combattere. Dal tentativo di punire i comuni no slot con il famoso emendamento Chiavaroli, contenuto nel Decreto Salva Roma, a oggi le cose sembravano cambiate. Forse stanno per cambiare ancora, ma in peggio...

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Si parla con sempre più insistenza di "buone cause", intendendo questa tassa di scopo. Baretta aveva previsto un apposito articolo per queste "buone cause" nel suo Progetto di riforma scaturito dalla delega fiscale poi messo alla porta dal Governo e recuperato dalla finestra del Senato. Ne scrivevamo esattamente un anno fa (leggi qui).

Report più o meno riservati sulle “good causes”, come preferiscono chiamarli, circolano da mesi a margine delle aule e delle commissioni, in convegni e dibattiti a porte più o meno aperte. Inevitabile che con tanti Concessionari che hanno sede a Londra o a Malta, il tentativo sia quello di orientare il sistema italiano su logiche anglosassoni, importando però solo ciò che conviene: legare carità e business in una stretta potenzialmente mortale per il sociale.

La strategia è chiara: bisogna invadere il sociale, contaminare il campo di chi ancora ha la forza di contrastare la disgregazione delle reti civiche e del legame sociale praticata e indotta dall'azzardo di Stato. Peccato che in questi report ci si dimentichi di dire che nei Paesi Scandinavi non ci sono Concessionari, ma tutto è in mano allo Stato. Qui, invece, sembra vero il contrario e lo Stato sembra sempre più in balìa di privatissimi interessi.

UK: esempio di scandali

Peccato che non menzionino gli scandali che stanno scuotendo il mondo inglese, ad esempio la denuncia di Fintan Drury, ex boss della società di scommesse Paddy Power, che sulle pagine di The Times, riprese dall'International Business Times, senza mezzi termini accusa il Governo inglese di avere voltato lo sguardo rispetto all'addiction di massa (leggi qui).

Testualmente Fintan Drury, già a capo (chairman) di uno dei principali gruppi di scommesse al mondo, ha affermato che: il governo del Regno Unito intrattiene un rapporto 'preoccupante' con l'industria del gioco d'azzardo e non sta facendo nulla per frenare la dipendenza perché incamera milioni in tasse".

Questo dovrebbe spingere tutti quanti a riflettere, soprattutto là dove Drury specifica che il Governo inglese "delle buone cause" ha permesso l'indiscriminata diffusione dei terminali di gioco scommesse chiamati FOBTs, che non esita a definire "crack cocaine of gambling".

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Queste macchine, che molto assomigliano a "terminali evoluti" di scommessa o a vlt evolute consentono a chiunque di perdere anche 18mila sterline, equivalenti a più di 23mila euro in un'ora. L'Erario inglese ha incassato 523milioni di sterline dal machine gambling nel suo complesso. Questo, spiega Drury, che è fino al 2010 è stato presidente della società di scommesse, ha creato una vera e propria addiction fiscale. Una dipendenza dell'Erario da questa dinamica di azzardo. Altro che buone cause.

la "civiltà" delle buone cause pagate con l'azzardo

Affari&Finanza di Repubblica, 14 marzo 2016, p. 42

La tassa di scopo di Pier Paolo Baretta

Affari&Finanza di Repubblica, 14 marzo 2016, p. 43.

"Tutelare gli investitori"

Lasciamo l'Inghilterra, evocata al solo fine di ricordare che non tutto l'oro luccica e non tutto ciò che luccica è oro, e torniamo a noi.

Sul finale della sua intervista a pagina 43 di Affari&Finanza, parlando della scadenza del 30 aprile, data entro la quale come previsto dalla Legge di Stabilità 2016 dovrà essere convocata la Conferenza unificata Stato-Regioni sul tema,

Baretta si lascia andare e afferma: “bisogna andare avanti senza dimenticare che gli investitori hanno bisogno di certezze, di chiarezza industriale per investire in questo Paese”.

Due appunti: 1) chi sono gli investitori a cui si riferisce il sottosegretario Baretta? I Concessionari di gioco pubblico? Altri concorrenti per i bandi in scadenza? Generici imprenditori di settore?; 2) la Conferenza Stato-Regioni ha avuto un mandato preciso dalla Legge di Stabilità 2016, nonostante la resistenza di parte del Mef che oltre a Stato e Regioni voleva convocare al tavolo anche – così si esprimeva l’articolo, emendato a furor di popolo– non meglio identificati “soggetti economici”.

Il mandato ricevuto con la Legge di Stabilità è chiaro e noi di Vita ne abbiamo seguito l’evoluzione, un’evoluzione che a molti è stata parecchio indigesta: in Conferenza si discuterà di tutela della salute pubblia e di sicurezza, oltre che di prevenzione del rischio. Non di tasse di scopo o altro. Almeno questo il mandato avuto dal Governo. Forse nel frattempo sono intervenute altre indicazioni delle quali non ci siamo accorti?

Nella legge di stabilità 2016, legge 28 dicembre 2015, n. 208 pubblicata in GU il 30/12/2015, al comma 936 dell'articolo l, il Governo si è assunto un preciso impegno: “Entro il 30 aprile 2016, in sede di Conferenza unificata (…) sono definite le caratteristiche dei punti di vendita dove si raccoglie gioco pubblico, nonché i criteri per la loro distribuzione e concentrazione territoriale, al fine di garantire i migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute, dell'ordine pubblico e della pubblica fede dei giocatori e di prevenire il rischio di accesso dei minori di età. Le intese raggiunte in sede di Conferenza unificata sono recepite con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, sentite le Commissioni parlamentari competenti”.

Di "buone cause" finanziate con l'azzardo legale, nella Legge di Stabilità 2016, non troviamo traccia. Nemmeno di tassazioni di scopo. Forse l'abbiamo letta male?

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