Ambiente

Cambogia, il governo accoglie il piano di Acra per ridurre l'uso della plastica

18 Marzo Mar 2016 0946 18 marzo 2016

Entra nel vivo il progetto dell'ong italiana, promosso con fondi Ue, per ridurre l'abnorme utilizzo di sacchetti nel Paese asiatico. "Ben 10 milioni al giorno nella sola capitale Phnom Penh", spiega Angela Melodia di Acra, "ma sta per partire un gruppo di lavoro interministeriale e una campagna di sensibilizzazione nei mercati che porterà a valide alternative"

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Excessbaggagecambodia
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Entra nel vivo il progetto dell'ong italiana, promosso con fondi Ue, per ridurre l'abnorme utilizzo di sacchetti nel Paese asiatico. "Ben 10 milioni al giorno nella sola capitale Phnom Penh", spiega Angela Melodia di Acra, "ma sta per partire un gruppo di lavoro interministeriale e una campagna di sensibilizzazione nei mercati che porterà a valide alternative"

Ci sono momenti in cui è più che chiaro quanto sia fondamentale l’apporto delle organizzazioni non governative, nel proprio lavoro di cooperazione internazionale, per la popolazione: uno di questi è quando il Governo di un Paese fa propria l’idea della ong su un tema urgente e le riconosce un ruolo centrale verso il cambiamento. Sta succedendo così in Cambogia, dove l’organizzazione non governativa italiana Acra ACRA è attiva dal 2014, in particolare con il progetto Excess Baggage Cambodia – finanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Switch-Asia - per la diffusione di pratiche di consumo e produzione sostenibili ovvero rivolte a ridurre drasticamente l’utilizzo di borse di plastica. “Stiamo parlando di una nazione nella cui capitale Phnom Penh una persona mediamente utilizza 2mila sacchetti all’anno, ovvero 10 volte il consumo medio di un cittadino europeo. Di fronte a numeri così alti, il costo per la società cambogiana arriva a centinaia di milioni di dollari l’anno, includendo i danni ambientali, in primo luogo il fatto che i sacchetti intasano la già debole rete fognaria creando continui allagamenti”, specifica Angela Melodia, esperta di impresa sociale di Acra.

Nel gennaio 2016 l’ong ha promosso un workshop per identificare le possibili misure di per ridurre il consumo di sacchetti: “è stato un incontro tecnico con una partecipazione molto buona, erano presenti membri del governo cambogiano, settori della popolazione interessati e i rappresentanti dell’Unione europea. A seguito di questa iniziativa il ministro dell’Ambiente ha deciso di approvare un gruppo di lavoro interministeriale che si sta formando in questi giorni e che porterà a decisioni legislative in merito”, sottolinea Melodia. Un passo fondamentale e un forte riconoscimento per il lavoro di Acra, “a cui il ministro ha dato il ruolo di ente animatore di tutto il gruppo, che inizierà a operare entro aprile”. L’azione politica è il primo dei tre livelli su cui si sviluppa il progetto dell’ong, che attualmente conta su un cooperante espatriato e tre dell’equipe locale ma che presto vedrà crescere il proprio organico proprio in vista dei passi successivi: “stiamo per mettere a punto una campagna di sensibilizzazione nei mercati, con l’obiettivo di far capire l’importanza di cambiare il comportamento riguardo ai sacchetti di plastica”, spiega Melodia, “realizzeremo anche spot televisivi contro lo spreco dedicati sia ai produttori che ai consumatori, in collaborazione con l’agenzia di comunicazione cambogiana 17 triggers”.

Una terza e fondamentale parte dell’azione di Acra in Cambogia è dedicata alla ricerca di una valida alternativa all’uso attuale dei sacchetti. “ Abbiamo studiato varie possibili soluzioni, a partire dalle classiche modalità diffuse in Europa: è risultata impraticabile sia la strada della carta, dato che in Cambogia non è sviluppata l’industria cartiera, sia il biodegradabile, mancando del tutto la fase successiva, il compostaggio. Anche i sacchetti naturali, come quelli a base di bucce di banana, sono stati scartati per il costo di produzione troppo alto”, illustra la coordinatrice di Acra. La soluzione si è trovata “nel promuovere un sistema di acquisto e diffusione di sacchetti più grandi e resistenti, dove inserire più acquisti. A pagamento, ma riutilizzabili”. L’ong, dopo uno studio promosso con l’azienda indiana Quicksand di consulenza specifica sul tema, ha individuato proprio l’ecosistema del mercato come luogo principale di azione, data la sua centralità nella vita cambogiana: “faremo incontri di formazione per i venditori per dare loro strumenti per diffondere l’importanza del cambio di sacchetti”, spiega Melodia. “Oggi chi offre al cliente meno sacchetti di plastica viene considerato avaro, per questo c’è bisogno di un cambio culturale, da parte sia dei consumatori che dei venditori”. Il cuore dell’azione del progetto è previsto per metà maggio 2016, quando verranno lanciate anche lotterie ad hoc per incentivare le nuove pratiche: “nel governo come nella popolazione vediamo una volontà di cambiamento che ci fa ben sperare per l’efficacia dell’intervento”. L’ambiente, e la qualità della vita, potranno solo migliorare.

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