Guerre

Corpi civili di pace, ecco i prossimi passi

7 Aprile Apr 2016 1515 07 aprile 2016

Dopo il primo bando di 200 posti - presentate 106 domande - si insedia in questi giorni il Comitato di Monitoraggio che analizzerà passi avanti e difficoltà di questa prima chiamata a cui ne seguirà una successiva entro l'estate. "L'importante è partire in modo efficace. E' la prima volta che in Italia abbiamo dei Corpi civili di pace a livello istituzionale, è un traguardo importante"; sottolinea il capo del Dipartimento gioventù e servizio civile, promotore del bando in accordo con ministero degli Interni e degli Esteri

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Ccp
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Dopo il primo bando di 200 posti - presentate 106 domande - si insedia in questi giorni il Comitato di Monitoraggio che analizzerà passi avanti e difficoltà di questa prima chiamata a cui ne seguirà una successiva entro l'estate. "L'importante è partire in modo efficace. E' la prima volta che in Italia abbiamo dei Corpi civili di pace a livello istituzionale, è un traguardo importante"; sottolinea il capo del Dipartimento gioventù e servizio civile, promotore del bando in accordo con ministero degli Interni e degli Esteri

Corpi civili di pace, rodaggio in corso. Sono 106 su 200 i posti richiesti dagli enti per il primo bando di giovani da impiegare come Corpi civili nei luoghi di conflitto. Il bando è una novità assoluta per l’Italia, arrivato al termine di un lungo ragionamento non avulso da difficoltà, in particolare in termini di sicurezza, sfociato nell’emendamento promosso dal deputato Giulio Marcon e approvato a fine 2013, che prevedeva una sperimentazione triennale arrivando così ai primi invii di persone in servizio.

Poco più della metà dei posti coperti è segno di un flop? Buona parte degli operatori e, sollecitati da Vita, funzionari del Dipartimento gioventù e servizio civile, non la pensano così. Difficoltà iniziali, comunque, ce ne sono, probabilmente legate alla riorganizzazione da effettuare per aderire a un bando che presenta notevoli novità, come la formazione iniziale di 80 ore verso i formatori degli enti: a questo proposito, a breve il Dipartimento aprirà un bando pubblico per gli Istituti Universitari e centri di Ricerca che poi andranno a formare gli operatori degli enti di invio. “E’ l’esperienza concreta che dirà come muoversi in modo sempre più efficace”, indica Calogero Mauceri, capo del Dipartimento. “L’importante è partire, con un’analisi seria delle prime fasi: in questo senso risulterà fondamentale l’apporto del Comitato di monitoraggio e valutazione della sperimentazione del contingente dei Ccp, Corpi civili di pace che si sta insediando in questi giorni. Ogni passo avanti sarà discusso in quella sede”. Al termine della sperimentazione, prevista a fine 2016, i posti saranno in tutto 500 e un secondo bando per gli enti è previsto entro la fine dell’anno, mentre prima dell’estate saranno selezionati i giovani per il primo bando, presumibilmente assieme al bando nazionale da 40mila posti che ora è in fase progetti.

L’avvio dei primi Corpi civili di pace istituzionali (già da anni sono presenti esperienze della società civile, come l’Operazione Colomba, volontari dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, e nel 2014 si è realizzata un progetto pioniere di Corpo civile pubblico con quattro giovani inviati in Albania a contrastare il fenomeno delle vendette di sangue) è un traguardo importante per il mondo della nonviolenza e del pacifismo italiano. “Si è lavorato a fondo nell’analisi dei rischi e delle competenze, arrivando a una conclusione condivisa”, conferma il Capo dipartimento, che è sotto la Presidenza del Consiglio e, nel caso del bando Ccp si è avvalso della collaborazione di ministero degli Interni e degli Esteri.

Attualmente i territori d’azione previsti per i Corpi civili di pace sono una quarantina di Paesi nel mondo e, per quanto riguarda l’Italia, i luoghi di emergenza ambientale. “Si potrebbe pensare l’apertura ad altre azioni”, aveva sottolineato a Vita Giovanni Bastianini, Presidente della Consulta nazionale per il servizio civile, che riunisce enti, istituzioni e rappresentanti dei giovani in servizio. Uno degli ambiti suggeriti da alcuni enti è la facilitazione delle relazioni tra richiedenti asilo e popolazione locale. “Ogni proposta è ben accetta è sarà valutata con attenzione nell’ambito del Comitato di monitoraggio” è la linea del Dipartimento.

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