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Migranti

«L'accordo Ue-Turchia è al fallimento, dopo meno di 11 settimane»

6 Giugno Giu 2016 1805 06 giugno 2016
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L'affondo dell'agenzia umanitaria Irin, che spiega come parecchi siriani stanno facendo ricorso dalla Grecia - vincendolo - contro la deportazione in Turchia. Nel frattempo la tensione sull'isola di Lesbo è alle stelle, ieri un incendio nel campo di Moria ha provocato 70 feriti tra i profughi

L’accordo tra Unione europea e Turchia, a meno di 11 settimane dalla sua partenza, sta morendo. Qual è il piano B?”. E’ un duro ma ponderato atto d’accusa quello mosso dall’agenzia umanitaria Irin, fino al 2015 house organ delle Nazioni unite, da allora indipendente ma sempre in prima linea sui temi legati a cooperazione e sviluppo in tutto il mondo, con il proprio portale Irin news.

“Stiamo parlando di un accordo risultato controverso fin dalle prime battute, che voleva bloccare il flusso di richiedenti asilo verso l’Europa ma di fatto si è rivelato ineffficace ancora prima di raggiungere numeri significativi di respingimenti”, sottolinea Irin news. Se da una parte si sono scoperchiate le velleità del presidente turco Erdogan, che antepone alla propria parte di azione nell’accordo - ovvero il mantenimento dei profughi nei campi e, man mano, la registrazione per i ricollocamenti in altri Stati europei - la richiesta dell’abolizione del visto che i cittadini turchi in entrata nella Ue, quello che di fatto sta bloccando l’iter dell’iniziativa è il ricorso a iniziative legali dei siriani attualmente in Grecia e a rischio deportazione in Turchia: “due settimane fa una corte dell’isola di Lesbo ha accolto l’appello di un richiedenti asilo siriano la cui richiesta iniziale di asilo era stata negata. Nella sola ultima settimana, si sono verificati altri nove casi simili”, e l’impressione è che ora ne arriveranno altri a pioggia. La motivazione? “La Turchia non è un safe third country, un paese terzo sicuro, secondo le leggi internazionali sull’asilo politico”. A monitorare a livello legale su quanto accade è presente, tra gli altri, l’ong tedesca Pro Asyl.

Dall’avvio dell’accordo, sono 400 i siriani rimandati in Turchia dalla Grecia, a fronte di 5mila arrivi, passati sotto silenzio. Ora, dati del Servizio Nazionale Asilo alla mano, sulla sola isola di Lesbo vi sono 8500 persone, 7mila delle quali ancora in attesa della prima chiamata per verificare la richiesta d’asilo. Dopo 28 giorni di “custodia” senza intervista, però, secondo le leggi in vigore i migranti devono essere liberati, ma non possono lasciare l’isola. Questo come altri aspetti legati all’attesa sta creando forti tensioni: è di poche ore fa la notizia di un incendio divampato nel campo profughi di Moria, sembra per un forte dissidio tra persone pachistane e afgane ospitate nella struttura, con il risultato di almeno 70 feriti e molte persone rimaste senza rifugio.

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