Culibaly Balde
Migranti

Il rap contro la violenza dei trafficanti: la storia di Balde e Culibaly

14 Giugno Giu 2016 1807 14 giugno 2016
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Gli abusi e le privazioni in Libia, i cadaveri dei compagni di viaggio in mare, ma anche il sollievo per essere riusciti a iniziare una nuova vita di speranza: un 20enne maliano e un 21enne senegalese, ospiti di un Centro di accoglienza straordinaria della cooperativa sociale Il Cenacolo di Firenze, raccontano il loro calvario usando il mezzo che più li rappresenza, la musica. Ecco il video

Un rap in un video: semplice, diretto, ma anche tremendo. Perché Balde Bassi, 21 anni, dal Senegal e Culibaly Makamba, 20 anni, dal Mali, con parole in musica - in un italiano che stanno perfezionando nel tempo, ospiti di un Centro di accoglienza straordinaria gestito dalla Cooperativa sociale Il Cenacolo a Firenze - hanno raccontato con forti immagini il loro viaggio della speranza verso le coste italiane: la difficoltà di lasciare la propria famiglia, gli affetti, per intraprendere un cammino segnato dalle privazioni e dalla violenza dei trafficanti di uomini. Ecco il loro prodotto.

“Si affronta il viaggio solo grazie al coraggio dato dal ricordo e dalle promesse fatte a chi si è lasciato a casa”, sottolinea Bassi, che scriveva poesie e testi per canzoni rap in Senegal e all'arrivo in Italia ha iniziato anche a cantare. “Attraverso le canzoni riusciamo a dire cose che altrimenti non riusciremmo ad esprimere. Possiamo condividere la storia di un viaggio difficile che resterà per sempre scolpito nella nostra memoria", prosegue il ragazzo senegalese. "Siamo stati picchiati come asini nel deserto, arrestati in Libia, costretti ad osservare i corpi di nostri amici meno fortunati galleggiare nel mare".

Si affronta il viaggio solo grazie al coraggio dato dal ricordo e dalle promesse fatte a chi si è lasciato a casa

"Nonostante tutto questo, attraverso le canzoni anche la rabbia può diventare 'gentile' e accogliente, e la gente è più disposta ad ascoltarci e forse a capire", aggiunge Makamba, ospite con Bassi nel Cas via Slataper, nel quale all'insegnamento della lingua italiana si è affiancato nel tempo - i due giovani sono in Italia da almeno sei mesi - un corso di formazione professionale. “Cerchiamo di far esprimere a questi nostri ragazzi e ragazze tutta la loro creatività, è un modo terapeutico per superare le paure”, spiega Matteo Conti, presidente della coop Il Cenacolo, legata al Consorzio Coeso e al Gruppo Cgm. "Facciamo accoglienza di richiedenti asilo da almeno sette anni, negli ultimi tre il numero di destinatari è aumentato dato l'aumento dei flussi: oggi gestiamo 450 persone in 16 strutture Cas a Firenze e vari Comuni della Provincia, ulteriori 200 persone con progetti Sprar, Servizio protezione richiedenti asilo e rifugiati, tra cui 30 Msna, Minori stranieri non accompagnati". Tra questi, 130 migranti già titolari di protezione umanitaria, sono stati inseriti in un centro polifunzionale con l'obiettivo di uscire dalla struttura autonomi e con un lavoro in tasca. "Almeno il 35% di loro ha trovato la propria strada", sottolinea Conti.

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