Politica

Dipartimento politiche antidroga, c'è qualcuno in ascolto?

26 Luglio Lug 2016 1903 26 luglio 2016

"Manca da anni una delega politica, di fatto al di là delle azioni tecniche l'organo che dovrebbe dettare le linee guida in materia di dipendenze è del tutto fermo", riporta Squillaci della Fict, il cui malumore è oggi quello di gran parte degli operatori del settore. La Conferenza nazionale che manca dal 2012, una legge Stato-Regioni in materia che risale al 1990: due delle tante questioni aperte che proviamo qui a elencare. In attesa di una risposta diretta dallo stesso Dipartimento

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Getty Images Droga
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"Manca da anni una delega politica, di fatto al di là delle azioni tecniche l'organo che dovrebbe dettare le linee guida in materia di dipendenze è del tutto fermo", riporta Squillaci della Fict, il cui malumore è oggi quello di gran parte degli operatori del settore. La Conferenza nazionale che manca dal 2012, una legge Stato-Regioni in materia che risale al 1990: due delle tante questioni aperte che proviamo qui a elencare. In attesa di una risposta diretta dallo stesso Dipartimento

Il Dipartimento nazionale antidroga è attivo? Se lo chiedono in tanti, negli ultimi mesi. In primo luogo gli addetti ai lavori, ovvero buona parte degli enti e dei consorzi che quotidianamente lottano contro le dipendenze - non solo droghe, anche alcol e gioco d’azzardo, per esempio- e che non riescono a capire a fondo l’indirizzo politico di un organo che sulla carta avrebbe tutti i connotati per essere un fiore all’occhiello del governo, dipendendo direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. “Il problema di fondo è che non c’è un indirizzo, perché di fatto manca una delega politica chiara”, rileva Riccardo De Facci, vicepresidente e responsabile dipendenze del Cnca, Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza. “Mancano del tutto le politiche, quindi le scelte: siamo di fronte a un assoluto silenzio su un argomento prioritario per la società”, gli fa eco Luciano Squillaci, presidente della Fict, Federazione italiana comunità terapeutiche, “il governo non si occupa del Dipartimento, il cui lavoro si risolve in azioni portate avanti da tecnici armati di buona volontà ma senza input precisi da seguire”.

Dal 2014 e ancora più in conseguenza dell’esonero dell’ex capo Giovanni Serpelloni (arrestato poi nel maggio 2016 con le accuse di concussione e turbativa d’asta), il consigliere che coordina il dipartimento è Raffaella De Rose, 57 anni, arrivata al Dpa dopo l’esperienza sempre come capo dipartimento alle Pari opportunità e altri ruoli in precedenza nel Tesoro e nell’Ufficio dei rapporti con il Parlamento. Ma dopo la figura – discussa ma presente – di Carlo Giovanardi, alle politiche antidroga non si è affacciato nessun politico, per un ruolo che allo stato attuale sarebbe da attribuire, se non al presidente del Consiglio Matteo Renzi, al ministro Beatrice Lorenzin, dato che l’ultima Legge di Stabilità prevedeva il trasferimento del Dpa al ministero della Salute. “Sono ben tre i governi che, dal 2012 a oggi, non hanno più convocato la sesta Conferenza nazionale antidroga, prevista per quell’anno. In più c’è l’atto d’intesa Stato-Regioni che è fermo al Dpr 109 del 1990, ovvero a 26 anni, e continua a rimanere in vigore nonostante l’evoluzione della società abbia portato a dinamiche completamente diverse da allora”, specifica Squillaci.

Quali e quanti sono, a oggi, i fondi a disposizione? Quante persone lavorano nel Dpa, e con che ruoli? Se dal sito web ufficiale si possono recuperare le ultime azioni del Dipartimento (la pubblicazione di alcuni bandi europei come quello della rete Eranid, la partecipazione del Dpa a convegni internazionali, l’aggiornamento sul bando congiunto Antidroga-Gioventù che è stato chiuso nel novembre 2015 ed è tuttora in fase di valutazione le linee guida sono aggiornate ) e si può osservare come l’ultimo piano d’azione pubblicato online sia quello riferito al triennio 2010-2013, per sapere dati più specifici siamo in attesa della risposta puntuale del Dipartimento, presumibilmente proprio dal consigliere De Rosa, alla quale abbiamo chiesto un’intervista attraverso la Presidenza del Consiglio dei ministri, dopo alcune richieste dirette via email e telefono di riferimento andate a vuoto.

Nel frattempo, a fronte della suddetta “mancanza di linee politiche, quindi di confronto attivo con le associazioni del settore”, a settembre verrà presumibilmente pubblicata l’annuale Relazione al Parlamento sulle droghe, “per la quale, almeno in questo caso, c’è stata una collaborazione attiva tra Dpa ed enti di riferimento del settore”, indica De Facci. Tante, infine, le questioni aperte sulle quali le associazioni chiedono una risposta concreta governativa che tarda ad arrivare: “non stiamo parlando della polemica sulla cannabis, quello è l’ultimo dei problemi. Piuttosto, siamo ancora in attesa di una nuova legge che regoli il consumo delle droghe leggere, dopo che la sentenza della Cassazione ha fatto decadere la Fini-Giovanardi e, di fatto, ha migliorato le condizioni carcerarie generali”, rileva il vicepresidente Cnca. Poi c’è il forte divario tra stanziamenti regionali per quanto riguarda la lotta alle singole dipendenze: “nel 2016, un tossicodipendente di Reggio Calabria non ha le stesse possibilità di riabilitazione e cura di una persona in cura nell’Emilia Romagna, per intenderci”, aggiunge Squillaci, “in mancanza di fondi, ciascun Sert è affidato alla buona volontà ma questo non va bene. E dipendenze relativamente nuove come quella del gioco d’azzardo sono oggi lasciate a sé stesse”, riporta il presidente Fict. Una situazione di stallo preoccupante, risolvibile solo con un concreto cambio di passo politico. Necessario, ora più che mai.

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