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Il vuoto di senso su cui l’Is pianta la sua bandiera

3 Agosto Ago 2016 1459 03 agosto 2016
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L’editoriale di Riccardo Bonacina sul nuovo numero di VITA Bookazine da venerdì in edicola e nei Mondadori store

In soli 12 giorni, dal 14 al 26 luglio, abbiamo vissuto una sequenza impressionante: gli 84 morti di Nizza, l’accoltellatore sul treno tedesco, i 12 feriti di Ansbach, in Baviera, i dieci morti a Monaco di Baviera al centro commerciale Olympia, l’assassinio di padre Jacques Hamel in una chiesa, vicino a Rouen. Una sequenza, forse solo provvisoria, eppure letteralmente da paura. Protagonisti dei giovani immigrati o di seconda generazione. L’autista folle di Nizza, Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, più simile a un tronista che ad un estremista islamico, nato in Tunisia e già noto alla polizia per piccoli casi di criminalità minore; Muhammad Riayad, un diciassettenne afgano, arrivato in Germania come minore non accompagnato; Ali David Sonboly, 18 anni figlio di due immigrati iraniani, in cura farmacologica in quanto sofferente di una forma di depressione;

Talil Deleel 27enne siriano di Aleppo che viveva in un centro d’accoglienza temporanea, soffriva di gravi problemi psichici e aveva tentato due volte il suicidio; Adel Kermiche, 19 anni, nato a Rouen, noto ai servizi antiterrorismo per aver tentato di raggiungere la Siria nel 2015, scarcerato nel marzo scorso e in libertà vigilata con braccialetto elettronico, e Abdel Malik, 20 anni, nato a Saint-Dié-des-Vosges.

Biografie che portano i conflitti, le guerre e le relative sofferenze e atrocità, cui assistevamo alla tv, dentro le nostre città, biografie di giovani senza passato e senza futuro, biografie dense di disagio psichico e di deprivazione di senso, come canterebbe Giorgio Gaber “È un gran vuoto che vi circonda e che vi blocca come se fosse un grido in cerca di una bocca” (Il Grido).

Lo Stato islamico, da parte sua, prova a mettere il suo marchio su ogni possibile gesto che scuote le certezze e le sicurezze dell’Occidente, sfrutta il clima di paura, usa i media e il loro racconto pornografico che amplifica l’atrocità e la follia. Sa cosa fare delle vite dei figli del nostro tempo: le manipola, le strumentalizza, anche quando non ne sa nulla e le ignora fino al giorno prima del gesto fatale. Pianta la sua bandiera nera anche sul disagio individuale, e rischia di diventare “la bocca” in cui si canalizza ogni forma di ribellione e di disagio.

Mi ha davvero impressionato il bel libro di Domenico Quirico, Esodo, libro che racconta i suoi viaggi al seguito dei migranti, in Africa, in Siria, a Melilla, sui barconi. Quirico racconta come parti intere del mondo si sono svuotate, ingoiate dalla natura, dai deserti, frantumate nel paesaggio a causa delle guerre. Milioni di persone in viaggio, un viaggio, lungo anni, che induce un processo ineluttabile di trasformazione. Chi è arrivato non somiglia più a colui che, anni prima, era partito. Il Viaggio lo trasforma nel profondo, nella sua identità. “La conseguenza di questa emigrazione nuova del nostro tempo è la creazione di tipi completamente nuovi di esseri umani, individui che si radicano in idee piuttosto che in luoghi, gente obbligata a definirsi sulla base della pro- pria alterità”.

La copertina di VITA Bookazine di agosto

Non siamo più di fronte solo ad un islamismo che si è radicalizzato, ma sempre più a un radicalismo che si sta islamizzando. Nelle azioni di questa spaventosa sequenza il problema del fondamentalismo religioso, quando esiste, è un’etichetta sovrapposta quasi a giustificare, a nobili- tare e a dare una dimensione apparentemente universale, a dei problemi ben più profondamente personali anche se non meno universali: dal disadattamento alla salute mentale, dallo spaesamento alla marginalizzazione, quello che viene alla luce è un panorama umano desolato, deprivato, che urla un desiderio di senso e di felicità al quale chi compie certi atti non ha trovato risposta. Non ha torto chi parla della presenza di un nuovo fantasma globale: il fantasma di un nichilismo non più ingenuo ma distruttivo. Tutti gli attacchi sono compiuti da suicidi, tutti vogliono annichilire e annichilirsi, affermarsi con la massima negazione, causando a sé e agli altri un male definitivo, irreparabile. Scott Atran, direttore di ricerca al Centre national de la recherche scientifique di Parigi ha notato su Vita.it: “A ispirare i più letali terroristi del mondo oggi non sono tanto il Corano o gli insegnamenti religiosi quanto una causa eccitante e un invito all’azione che promette gloria e considerazione agli occhi degli amici e, attraverso gli amici, rispetto e memoria nel mondo”. Per questi fondamentalisti 2.0 “Il jihad è un datore di lavoro egualitario e ricco di opportunità... eccitante, glorioso e cool”. La religione non c’entra, la gran parte di quei giovani erano pessimi musulmani, riappare in una forma perversa, un “veicolo emozionale” capace di dar forma a un mondo che molti giovani percepiscono oramai senza forma alcuna. Qui interviene quel mix tra nichilismo e post nichilismo che è la vera scommessa dell’IS.

Che fare , che possiamo fare noi? Padre Jacques Hamel, il sacerdote ucciso a Rouen, nel suo ultimo scritto indicava l’unica strada per togliere acqua al nichilismo distruttivo e folle: “Possiamo ascoltare in questo tempo l’invito di Dio a prendere cura di questo mondo, per renderlo, là dove viviamo, più caloroso, più umano, più fraterno”. Invito che non è molto diverso da quello laico di Italo Calvino “Cercare e saper riconoscere chi e che cosa in mezzo all’inferno, inferno non è, e farlo durare, e dargli spazio”. Dare spazio e far durare esperienze di bene, proporre a tutti esperienze di vita buona. Ecco il compito urgente per tutti noi.


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