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Caffo (Telefono Azzurro): "Superare il trauma attraverso la fiducia, la relazione, la comunità"

27 Agosto Ago 2016 1012 27 agosto 2016
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La sofferenza va elaborata, non sovraesposta. Per questo serve un grande e collettivo lavoro sul lutto ci spiega il presidente di Telefono Azzurro, che ha istituito un campo di aiuto per i bambini e i loro genitori visitato, poco fa, anche da Sergio Mattarella. Un lavoro comune, che mette in moto relazioni virtuose tra generazioni

Ernesto Caffo, fondatore e Presidente di Telefono Azzurro Onlus è arrivato da poco nel campo allestito dai volontari di Telefono Azzurro. Il Presidente delal Repubblica Mattarella li ha esortati a continuare, dando il proprio appoggio a un lavoro delicato e complesso: l'elaborazione del lutto, la ricostruzione di un'etica dell'aiuto e di un investimento comune su ciò che dobbiamo sempre e comunque tenere come punto fisso nel percorso di ogni ricostruzione: il futuro. Abbiamo raggiunto il professor Caffo, che t insegna neuropsichiatria Infantile presso l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, per capire come mai queste ore, le ore del "dopo", sono così importanti.

Riconnettere le relazioni

Professor Caffo, quali sono le prime iniziative messe in campo da Telefono Azzurro?
In queste ore, abbiamo attivato il numero 114, ricevendo parecchie telefonate legate al trauma. L'elemento chiave di questo evento è il lutto e, trovandoci davanti alla morte di adulti e bambini, abbiamo cominciato a dare aiuto ai bambini, ma anche agli adulti sopravvissuti. Il tema della morte è cruciale, comunicarlo in modo corretto è ancora più cruciale. Sul campo, stiamo vedendo che questa sofferenza è molto presente. Soprattutto ad Amatrice, c'è una perdita di vite enorme rispetto alla popolazione complessiva.

Tutte le famiglie sono state quindi toccate da perdite dirette di familiari...

Sì e questo è un elemento di enorme sofferenza. Il lutto lo si percepisce moltissimo, soprattutto ad Amatrice. In queste ore, come sempre, il nostro lavoro si concentra, soprattutto, sul dare sostegno ai bambini. Il grande problema è quello di elaborare un lutto. Un lutto che è perdita delle loro persone care, perdita di punti di riferimento - casa, scuola, amici. Questi bambini, ricordiamolo, sono ancora a contatto con un panorama di macerie e disperazione. Bisogna aiutarli e aiutare le generazioni a lavorare tra loro per riconnettersi oltre le ferite. Poi ci sono bambini che erano qui in vacanza e sono tornati al luogo di residenza, con i propri genitori. Ciò nonostante, non dobbiamo pensare non abbiano bisogno di aiuto.

Ora siete sul territorio, come li aiuterete?
Noi siamo un punto di supporto e cercheremo di farlo, cercando di dare ai bambini la possibilità di mentalizzare questo lutto. Lo faremo usando il gioco, l'empatia che va sviluppata con loro, cercando di elaborare questa sofferenza. Ma anche elaborando dei progetti, proprio per investire sul futuro, dando ai più grandi il ruolo di essere loro stessi volontari per i più piccoli, attivi e presenti.

Lavorare sulle generazioni

Un lavoro sulle generazioni che reimparano il mutuo aiuto, quindi?
Molti adolescenti ci chiedono di aiutare i più piccoli. Questo è un fatto molto importante. Anche perché stiamo per avviarci all'inizio della scuola e dobbiamo fare in modo che si prepari, in qualche modo, questo percorso di ingresso in una fase importante della vita. La scuola è crollata, la situazione è complessa, ma troveremo altre soluzioni. Ma la normalità, nella vita di una comunità, nasce anche quando le scuole sono aperte. Questo è il grande impegno che il Miur svilupperà e noi daremo il nostro aiuto, come è successo in Emilia.

Amatrice è il più colpito da perdite di vite, ma ci sono perdite simboliche, immateriali e materiali ovunque...
Seguiremo anche gli altri paesi coordinandoci con le protezioni civili e con i comuni, che sono i titolari della protezione civile quando è finita l'emergenza dei tempi brevi. Questo vuol dire un percorso di aiuto ai bisogno che la comunità esprime.

Che cosa avete trovato sul territorio?
Una grande rete di solidarietà assieme al mondo dell'educazione e della sanità. Una rete che va potenziata e supportata: Telefono Azzurro ha cercato professionisti esperti che potessero potenziare questa rete di sostegno. Anche perché nei giorni successi in cui si celebrerà, in qualche modo, il lutto bisogna essere accanto agli adulti affinché possano essere di aiuto ai bambini.

Che cosa succede dopo le prime ore e i primi giorni?
Solitamente avviene un crollo emotivo: nelle prime ore tutti sono impegnati a fare, a cercare, a muoversi. La perdita si sente dopo tempi medio-lunghi. Dobbiamo quindi essere in grado di sostenere gli adulti affinché possano a loro volta sostenere i bambini. Questo è un aspetto importante.

L'altro aspetto è quello che i bambini stessi possano parlare di queste cose...
La scuola e la classe sono per tale ragione fondamentali. Ognuno deve elaborare la propria storia e, assieme ai coetanei, affrontarla cercando anche di distanziarsi progressivamente dalle grandi emozioni, facendole diventare elemento simbolico e di supporto a una riflessione che li faccia maturare e li faccia crescere pur nella sofferenza in un contesto di impegno per il futuro.

Fare memoria, fare futuro

Il futuro è anche ricordo, memoria. Ce lo ricordava nei giorni scorsi il professor Kandel...
Devono poter investire sulle persone che hanno perso come ricordo, come condivisione di una storia ma guardando avanti. Il problema è guardare al futuro. L'elemento che va dato loro è l'elemento della speranza, della fiducia in se stessi, del potercela fare. Ed è questo aspetto che deve evitare l'ingresso dei disturbi depressivi che sono spesso presenti in questi casi (non farcela, non aver fiducia in nulla, non averla in se stessi)...

Questa cosa vale per tutti
Vale per i bambini, vale per gli adulti e vale per gli anziani. C'è bisogno di una grande opera di sostegno. C'è bisogno di formazione per i medici di famiglia, per i pediatri, c'è bisogno di condividere le conoscenze e le compentenze sul trauma affinché tutti possano dare una mano alle persone che gli stanno accanto.

I professionisti di fiducia possono essere dunque una risorsa?
Certamente. Io vorrei sempre evitare di avere troppi esperti esterni. Già c'è troppa gente attorno a queste famiglie. Noi dobbiamo portare aiuto e competenza e poi, con discrezione, farci da parte e lasciare che la rete di fiducia che ognuno ha attorno a sé lavori con continuità e competenza.

Anche i media devono aiutare...
Devono evitare di dare evidenza a una cronaca che, spesso, vede immagini di morte troppo emotivamente coinvolgenti e non soltanto per chi vive quella situazione emotivamente, ma anche per chi vi assiste da lontano. Il bambino che guarda in queste ore la televisione viene colpito da un elemento di morte che può sconvolgere le sue emozioni. Questo senso di angoscia lo vediamo in persone lontane dalle zone del terremoto, che si sentono prese da una paura complessiva. L'elemento della morte sovraesposto diventa pervasivo della vita quotidiana, L'esposizione della sofferenza può diventare tossica e negativ, se non la si racconta con responsabilità.

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