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Formazione docenti: una "cassa comune" con i 500 euro?

29 Agosto Ago 2016 1047 29 agosto 2016
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Anche quest'anno ogni docente avrà 500 euro per l'aggiornamento e la formazione professionale. Lo scorso anno la maggior parte degli insegnanti li ha spesi per comprare un tablet. E se invece ogni collegio docenti li mettesse insieme per fare un corso di formazione che serve a tutti i docenti di quella precisa scuola? Una proposta che arriva da Marco Bianchi (Cisl Scuola): «Siamo un collegio docenti o cento individui?»

«Quando mi trovo davanti a un collegio docenti, la domanda che faccio sempre è “siamo davanti a 100 individualità o a un collegio docenti”? Nella scuola la relazione è il punto centrale, anche per far passare le competenze. Il professore deve essere maestro nella relazione, mettere insieme i pezzi: e questo manca. Continuare a intervenire sull’involucro non centra l’obiettivo, cambiamo il contenitore ma il problema è che non si capisce mai cosa ci si metta dentro: a livello pedagogico e didattico, ma anche nella relazione fra i docenti»: così Marco Bianchi, segretario CISL Scuola per l’Asse del Po riflette alla vigilia di un nuovo anno scolastico.

Cosa intende in particolare con il “siamo cento docenti o un collegio docenti”?
Le faccio un esempio concreto, i 500 euro della card del docente. La trovata della legge 107 dei 500 euro è un lavarsi la coscienza. È necessaria una premessa: sindacalmente è stato fatto un errore otto anni fa, quando si è tolta l’obbligatorietà della formazione dal contratto. Una cosa che ha generato equivoci, sul docente ma anche sull’amministrazione che si è sentita sgravata da un obbligo e ha tolto risorse. Ora si dice che con i 500 euro si mettono i docenti nelle condizioni di poterti formare, ma quando tu mi fai un elenco delle risorse per cui posso spendere quei soldi mi hai detto “sei un consumatore”, non “devi formarti”. Si è persa grossa opportunità. E vengo al punto: un collegio docenti sono 100 persone, in media. 500 euro per 100 persone significa 50mila euro per la formazione: quando mai una scuola ha visto 50mila euro tutti insieme per la formazione dei suoi docenti? Mettiamoci insieme e decidiamo qual è l’azione formativa che più serve per noi, collegio docenti di questa scuola specifica, per migliorare questa scuola e questi insegnanti. Qualcuno in realtà l’ha colto.

Davvero?
Ad esempio l’Istituto Comprensivo di Castiglione d’Adda, in provincia di Lodi: il collegio ha deliberato di fare un corso per l’inglese e uno per l’educazione musicale, a cui hanno partecipato anche docenti di istituti comprensivi dei paesi vicini. Molti di più erano interessati ma sono stati frenato dalle complicazioni burocratiche che la rendicontazione di una scelta del genere, imprevista, comporta [anche un animatore digitale in un'altra intervista ha lanciato l'idea di versare il 20% dei 500 euro per organizzare un aggiornamento professionale comune, con esperti di chiara fama, leggi qui, ndr]. Scegliere insieme la formazione che ci serve, perché abbia una ricaduta nel nostro contesto: è qualcosa di radicalmente diverso dal fatto che ciascuno si compri il suo tablet. Anni fa mettersi insieme era scontato, oggi ci sembra un risultato eccezionale. Comunque mi sembra un segnale fortissimo da mandare in alto, che può condizionare positivamente, perché finora si è persa un’occasione. Peraltro si tratta di un approccio che prò è di tutta la legge 107, dove va molto più il singolo che l’insieme.

Ad esempio?
Vale anche per il bonus che premia i docenti [i dirigenti proprio entro il 31 agosto devono assegnarlo ai docenti migliori. Ne abbiamo parlato qui, ndr]. La ricaduta sul contesto qual è? Premiare i singoli che ricaduta ha sulla scuola tutta e sul territorio? La perplessità più forte sullo strumento è proprio legata al fatto le modalità di riconoscimento del merito sono modalità di riconoscimento individuali. Siccome nella scuola non hai la possibilità di leggere la performance della scuola, bypassi individuando quelli che possono essere “i migliori”. Così però rischi di buttare fumo negli occhi nel momento alle famiglie, perché nella scuola non puoi dire che il merito è di questo o quel docenti, perché a scuola non si va avanti da soli. Fai emergere una punta, che però tale rimane. Una cosa del genere non ha diretto impatto sull’intero. Dobbiamo invece valorizzare le realtà in cui i singoli riescono a condizionare il gruppo in cui sono inseriti, in caso contrario hai il bravo docente ma la cosa rimane lì. Inoltre il bonus crea separazione, c’è il rischio che si crei una frattura sempre più ampia con gli altri. Il POF è collettivo, hai bisogno di interazione, non puoi essere solo… invece qui gratifichi una persona. Per non dire del rischio che si premi non la qualità ma quante cose fai nella scuola, per le posizioni organizzative che ricopri.

Che ne pensa dell’alternanza scuola lavoro, una delle innovazioni di punta introdotte con la legge 107?
L’alternanza scuola lavoro è buona, ci sono molte esperienze, il problema è che non è c’è una istituzionalizzazione dello strumento ma una rincorsa al pragmatismo, in cui ogni scuola ha cercato di organizzarsi, facendo leva sulla buona volontà di docenti e dirigenti che creano legami con singoli. Questo però non è mettere a sistema. Ci sono enormi sforzi per creare contatti con il singolo imprenditore o artigiano, ma con le rappresentanze datoriali non c’è un’intesa che crei un tessuto di responsabilità, tanto più che la legge pone obblighi alla scuola ma non all’imprenditore e i finanziamenti, buoni, hanno il limite di non poter essere spesi a favore datore di lavoro. Insomma, non c’è un’organizzazione stabile dell’alternanza, tant’è che tante scuole non avendo aziende su territorio hanno mandato i ragazzi della secondaria superiore con i loro tutor a fare attività lavorativa presso altre scuole della zona, per cablare i laboratori o riordinare il materiale informatico e le attrezzature. È splendido, è sussidiarietà, ma resta un’azione un po’ naif perché trovare una istituzionalizzazione della metodologia non è così semplice, andiamo avanti a pezzetti. Questo mi fa tornare alla formazione, all’inizio. Puoi pensare a un miglioramento delle capacità della scuola di incidere se fai un piano di azione per i docenti, in caso contrario ciascuno lavora per come riesce e per come è portato, sei tanto artista e naif ma non c’è un sistema e non c’è contaminazione. Da vent’anni non c’è la capacità di far sedimentare nessun tipo di concetto o riforma.

Cosa servirebbe?
Rivedere il profilo professionale del docente, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria. Il profilo disegnato trent’anni fa è ancora attuale? No, ci sono troppe novità, basti pensare solo all’alternanza scuola lavoro. Si può ricavare e codificare da ciò che è accaduto, differenziare i profili degli insegnanti, c’è un nocciolo duro di relazione ma ciascuno poi deve avere un profilo differenziato. Dobbiamo rivedere i profili professionali e gli orari di lavoro, ma solo dopo esserci prima chiariti qual è funzione che vogliamo dare alla scuola. Cosa che ad oggi non c’è.

Foto by Peter Macdiarmid/Getty Images

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