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Bari, lo Young market Lab che fa rinascere il quartiere

9 Settembre Set 2016 0957 09 settembre 2016
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Un mercato coperto sottoutilizzato a Carbonara, che si affaccia su una zona di 30mila abitanti da cui i giovani scappano e la criminalità fa il suo gioco: è qui che l'intraprendenza di un gruppo di persone e associazioni, riunite in un progetto di dialogo con il quartiere e promozione dell'impresa sociale che ha ricevuto un finanzamento di 147mila euro, sta cambiando le carte in tavola. Ecco il racconto della coordinatrice, Lucia Abbinante. Da oggi in edicola il numero di settembre di Vita magazine dedicato alle periferie

Anno 2007: a Bari, quartiere Carbonara, viene inaugurato quello che sarebbe dovuto diventare il mercato coperto più dinamico della città. 50 postazioni box per altrettante attività, un parcheggio enorme, inseriti in un luogo pensato come importante crocevia tra il centro città e la periferia sud della città. Peccato si sia praticamente rivelato un fallimento: solo 18 postazioni su 50 aperte - il martedì, giorno di mercato - mercatali che non sono riusciti nemmeno a formare un Consorzio per ampliare la loro voce commerciale.

Un’opportunità mancata che però ora, grazie all’intraprendenza di un gruppo di giovani e associazioni locali, sta trovando nuova e inaspettata linfa: “abitiamo qui e vediamo come Carbonara, che fino agli anni ‘70 era un Comune a sé, faccia fatica a sentirsi parte di Bari. Ma lo è, c’è solo bisogno che i 30mila abitanti siamo messi in grado di far sentire la propria voce”, spiega Lucia Abbinante, 28 anni, operatrice dell’associazione Kreattiva e coordinatrice di Young Market lab, progetto in partenariato fra sei realtà non profit che, grazie a un bando Anci sulla rigenerazione degli spazi periferici urbani, sta finalmente dando dignità all’area mercatale trasformandolo in un salotto urbano multiservizi. “Dall’estate 2014, per un anno, siamo andati per il quartiere a chiedere ai cittadini i loro bisogni attraverso incontri e laboratori, con la collaborazione dell’ong ActionAid”, racconta Abbinante.

“Da questo percorso di consultazione è nato il bando pubblico, che da giugno 2015 a oggi ha portato a una serie di interventi al mercato coperto basati sulla sharing economy: nel corridoio lungo cui si sviluppano i box è stata approntata un’officina con banchi di lavoro a disposizione della collettività, un’area studio per universitari – a Carbonara c’è solo una biblioteca – e a ottobre 2016 prenderanno il via cinque imprese sociali che hanno vinto un concorso di idee per l’assegnazione di un box ciascuno”, illustra Abbinante. Il finanziamento assegnato a Young market lab è di “147mila euro, di cui 36mila euro in beni immobili ovvero l’utilizzo graduale di 14 dei 50 box, che misurano 4x4 metri. Sono invece 40mila, finora, utilizzati per le 15 figure lavorative coinvolte, mentre i cinque team di impresa sociale, che coinvolgeranno giovani Neet (ossia non impegnati in studio, formazione o lavoro), sono stati assegnati 12mila euro ciascuno più un servizio di accompagnamento durante la fase dell’incubazione”.

Una ciclofficina, un laboratorio di artigianato locale, uno spazio di design improntato al riuso, un bistrot con prodotti tipici tra cui il celebrato pane di Carbonara, un punto di consulenza ingegneristico dove vengono realizzati anche corsi di informatica e calcolo elettronico: questi i primi passi di microimprenditoria giovanile che stanno per partire a fianco dei mercatali presenti, comunque coinvolti in ogni fase del progetto. “E’ una bella sfida ma necessaria, assieme al Municipio che affronta le difficoltà di povertà educativa e criminalità. Nei quartieri su cui si affaccia il mercato i giovani purtroppo sono andati via e i genitori, fino a poco tempo fa, erano abituati a iscrivere i figli presso altre scuole della città”, sottolinea la coordinatrice di Young market lab. Zona di frontiera sì, ma strategica, perché vicina all’ospedale di Venere, il più importante della città, e cerniera con altri quartieri periferici come Ceglie e Santa Rita e Ioseto. “Proprio per questo bisogna dare un segno contrario di appartenenza e voglia di sviluppo territoriale, perché la posta in gioco è la rinascita di una vasta parte di Bari”.

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