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Catania, il riscatto di San Berillo tra il teatro sociale e la co-progettazione

10 Settembre Set 2016 0900 10 settembre 2016
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Abbandonato, depresso, ghettizzato: gli aggettivi su uno dei quartieri più centrali del capoluogo etneo abbondano. Ma tra le strade e i vicoli a sorpresa emerge un tessuto che prova a costruire una nuova narrazione, fatta di spettacoli itineranti in cui gli abitanti diventato registi e attori e un palazzo dato in comodato ai promotori del progetto Trame di quartiere sta per ridare linfa turistica e culturale. Ecco quello che accade a San Berillo. Ecco una della storie che raccontiamo sul numero di settembre del magazine già in edicola e nei Mondadori Store sotto il titolo "Periferie al centro"

“Buongiorno, il palazzo di fine ‘800 a tre piani che vedete qui di fronte è mio ma non lo sto usando, ve lo posso dare in comodato per le vostre attività nel quartiere. Vorrei anche far parte dell’associazione”. Quando Luca Lo Re, 34 anni, antropologo, ricercatore sulla marginalità urbana, si sente dire queste parole da un cittadino catanese per le strade del quartiere San Berillo, capisce che il progetto Trame di quartiere è sulla strada giusta: partito nel settembre 2015, con un innesto di 120mila euro in tre anni provenienti dal bando Boom - Polmoni urbani promosso da parlamentari regionali del Movimento 5 stelle – fondi provenienti dal decurtamento del loro stipendio – sta rigenerando una delle zone più depresse del capoluogo etneo, fatta di viuzze esposte al degrado, schiacciate tra Corso Sicilia, via Ventimiglia e via Sangiuliano e tagliate fuori dai salotti buoni della città.

“Seppure centrale, stiamo parlando di un quartiere completamente distrutto durante la Seconda guerra mondiale, poi rifatto ma via via abbandonato, in particolare dall’inizio del XXI secolo in poi. Oggi ci sono spazi dediti alla prostituzione e pochi esercizi produttivi di rilievo, con molte case in condizioni pessime”, spiega Lo Re. Trame di quartiere, promosso dall’associazione omonima – di cui Lo Re è presidente - in collaborazione con altre realtà locali, sta portando nuova linfa a San Berillo in primis attraverso la conduzione di azioni di teatro sociale comunitario tra le vie e i cortili: “gli abitanti escono dalle case e partecipano agli spettacoli itineranti, anche preparando i testi che vengono rappresentati assieme agli organizzatori”, racconta Lo Re. “Si parla del rischio di gentrificazione e speculazione, di abusivismo, dell’impatto dell’immigrazione, sempre partendo dagli spunti del territorio. Niente è calato dall’alto, non avrebbe senso”.

A fine luglio l’ultimo spettacolo, Ri-genere, è stato dedicato alle diversità di genere: una quindicina di attori, almeno un centinaio di spettatori. E dopo la pausa di agosto, le performance continueranno ogni volta in un luogo diverso – da qui il nome, TheaTour – anche per stimolare turisti e visitatori esterni a conoscere e vivere San Berillo. L’obiettivo principale, comunque, rimane quello di dare agli abitanti nel quartiere un ruolo attivo, contribuendo in prima persona al cambiamento. Il palazzo ricevuto in comodato, ora in fase di ristrutturazione, diventerà nel 2017 la sede delle attività: “al primo piano del palazzo con un centro di documentazione e progettazione territoriale aperto a tutti, al secondo con laboratori culturali, al terzo puntiamo alla residenzialità, ovvero a un cohousing dove inserire persone in età avanzata bisognose di sostegno”, spiega l’antropologo.

Fino ad allora, libero spazio alla creatività di piazza: “in queste settimane ci sono 22 ragazzi che si alternano tra le strade di San Berillo a raccogliere testimonianze per realizzare un video documentario che andrà in onda in autunno sul web”. Il processo di rigenerazione urbana è avviato, ma Lo Re sa bene che la strada non è in discesa: “ogni cambiamento mina gli equilibri preesistenti, bisogna stare molto attenti a non stravolgerli”. Tradotto: dialogo continuo con i residenti, coinvolgimento di chi ha attività commerciali nelle decisioni e nei gruppi di lavoro – l’associazione è anche parte integrante del Tavolo di decoro urbano in cui sono presenti anche Comune e Università degli studi – e tanto ascolto.

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