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ActionAid, per la prima volta l’intervento arriva durante l’emergenza

12 Settembre Set 2016 1749 12 settembre 2016
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L’associazione ha raccolto 100 mila euro. L’intervista alla responsabile Beatrice Costa: «Siamo già attivi con un Camper che sul territorio raccoglie i bisogni. Nel frattempo stiamo implementando la piattaforma Terremoto Centro Italia e ai sei mesi dal sisma cominceremo a monitorare ricostruzione e gestione dei fondi»

L’ondata di solidarietà che si è levata fin dai giorni successivi al terremoto che il 24 giugno ha devastato le aree appenniniche del reatino e del Piceno ha generato anche un prevedibile moltiplicarsi di raccolte fondi promosse da realtà più o meno piccole, più o meno radicate sul territorio e più o meno “addestrate” a una puntuale rendicontazione. Sollecitato sul tema lo stesso professor Stefano Zamagni ai nostri microfoni ha fatto notare come sul fronte donazione «bisogna accelerare una crescita culturale nella coscienza media degli italiani, molto attenti output e molto meno all'outcome. Ovvero, capaci di mobilitarsi con un'intenzionalità buona ma assai meno attenti ai risultati dell'azione». Per questo e su input dei nostri lettori, Vita.it ha aperto un focus sulle raccolte fondi per il terremoto promosse dalle maggiori organizzazioni sociali presenti sul sito del sisma. Dopo Anpas l’impegno di ActionAid.

Non è la prima volta che intervenite su una emergenza…
No, eravamo già intervenuti a L’Aquila e in Emilia. In Abruzzo avevamo messo in campo un opera di monitoraggio della ricostruzione, in particolare per quello che riguardava la scuola e il passaggio dai Musp alle strutture definitive. In Emilia invece abbiamo lavorato sulla trasparenza, implementando una piattaforma online sulla ricostruzione. Ma è la prima volta che interveniamo subito, sin dai primi gironi dopo il sisma.

Come si spiega questo vostro cambio di strategia?
Ci siamo resi conto che è molto importante essere presenti dal primo momento. Soprattutto per capire l’architettura istituzionale della risposta all’emergenza e per instaurare un rapporto con le comunità locali. Sono due fattori fondamentali per rendere più facile ed efficiente il lavoro di monitoraggio.

Perché il rapporto con le comunità è importante?
Bisogna tenere presente che spesso le attività di monitoraggio che abbiamo fatto negli anni scorsi vengono tipicamente prese in carico dall’attivismo civico, non dalle istituzioni che gestiscono la prima emergenza. Penso a comitati e associazioni territoriali. Il problema è che queste piccole realtà, una volta finita la visibilità mediatica, faticano a raccogliere fondi e a portare avanti il proprio impegno. Per questo avere sin da subito un rapporto stretto con loro permette di aiutarli più efficacemente sul lungo periodo.

Come procede la vostra raccolta fondi?
Ad oggi, tra donazioni individuali e alcune aziende o enti partner che stanno contribuendo, siamo arrivati intorno ai 100 mila euro. Non sappiamo ancora quando chiuderemo la raccolta. Il nostro progetto ha un budget di 140 mila euro

In cosa consiste il vostro progetto?
Abbiamo allestito un camper con a bordo un nostro staff per mappare tutti bisogni dei territori. Servirà anche a seguire l’evoluzione di quello che stanno vivendo le comunità in queste settimane immediatamente post sisma. Sul camper poi verrà gestita e divulgata la piattaforma Terremoto Centro Italia, un luogo dove si incontrino bisogni e aiuti. Infine in queste settimane, su richiesta del Ministero dell’Istruzione, stiamo lavorando alla ripartenza delle attività scolastiche. Siamo in fase di definizione delle aree di intervento. Ci siamo resi disponibili per quanto riguarda le attività ricreative e, su spunto dei docenti, stiamo organizzando la possibilità per il corpo insegnante di confrontarsi con i professori italiani che hanno già vissuto questo tipo di esperienze. Queste sono le attività sul breve periodo.

Ci sono anche attività sul lungo periodo?
Si, dopo i sei mesi dal sisma, ci piacerebbe impostare, come abbiamo sempre fatto, un lavoro di monitoraggio della ricostruzione partecipata insieme alle comunità locali.

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