Famiglia

La parità di genere? Si raggiunge con più asili nido e congedi per i padri

15 Settembre Set 2016 1100 15 settembre 2016

Lo spiega il nuovo rapporto che ActionAid presenta questa mattina - disponibile in allegato - nel lanciare la campagna #Sullespalledelledonne. "Invece delle azioni per il Fertility Day, il Governo dovrebbe affrontare le cause della bassa natalità in Italia: le donne sono discriminate nel lavoro e in politica anche in quanto potenziali madri", afferma il direttore dell'ong, Sofia Maroudia

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Lo spiega il nuovo rapporto che ActionAid presenta questa mattina - disponibile in allegato - nel lanciare la campagna #Sullespalledelledonne. "Invece delle azioni per il Fertility Day, il Governo dovrebbe affrontare le cause della bassa natalità in Italia: le donne sono discriminate nel lavoro e in politica anche in quanto potenziali madri", afferma il direttore dell'ong, Sofia Maroudia

Più asili nido e più congedi per i papà sono cruciali per assicurare una maggiore parità tra uomo e donna in campo economico. La conclusione emerge da uno rapporto diffuso oggi da ActionAid in occasione del lancio della campagna #SulleSpalleDelleDonne (a questo link la petizione collegata alla campagna) per una vera eguaglianza tra uomo e donna, nel lavoro retribuito e nel lavoro familiare.

Il rapporto, intitolato Sulle spalle delle donne (scaricabile in coda all'articolo), analizza le principali misure in vigore per la prima infanzia e simula l’impatto che avrebbe un maggiore investimento in asili nido sull’occupazione femminile: in Italia un incremento dell’1% nel tasso di copertura degli asili nido, pubblici e privati, determinerebbe infatti un aumento medio dello 0,92% nel tasso di occupazione delle donne con almeno un figlio inferiore ai tre anni. Questo tipo di investimento ha inoltre il pregio di ripagarsi in parte da solo, perché i nuovi posti di lavoro producono maggiori entrate tributarie.

Invece di lanciare una campagna per il Fertility Day, il Governo dovrebbe affrontare le cause della bassa natalità in Italia. Le donne vengono discriminate nel lavoro e in politica proprio in quanto donne e potenziali madri. Le neo-madri hanno maggiori probabilità di perdere il lavoro per non ritrovarlo più, proprio per le difficoltà di conciliare lavoro familiare e lavoro retribuito. L’assenza di servizi all’infanzia e l’asimmetria nel tempo che uomini e donne dedicano al lavoro di cura sono i problemi su cui le istituzioni dovrebbero interrogarsi. Secondo la più recente indagine Istat, le donne italiane dedicano ai lavori familiari il 19,2% delle 24 ore giornaliere, gli uomini solo il 6,7%., dichiara Sofia Maroudia, Direttore generale di ActionAid Italia.

Nel Consiglio Europeo di Barcellona del 2002, gli Stati dell’UE si erano impegnati a garantire l’accesso al servizio di asilo nido ad almeno il 33% dei bambini in età compresa tra o e 2 anni entro il 2010, ma il traguardo è ancora lontano. ActionAid ha cercato di capire cosa accadrebbe se questo obiettivo fosse raggiunto in Lombardia. Per arrivare a una copertura del 33%, in questa regione sono necessari circa 254 milioni di euro, un investimento che garantirebbe l’accesso all’asilo nido a 23.500 bambini in più e genererebbe 21.100 nuovi posti di lavoro al femminile. L’incremento di occupazione basterebbe a coprire almeno il 51% della maggiore spesa in asili nido grazie alle maggiori entrate tributarie. Percentuale che arriverebbe al 76% se i nuovi posti di lavoro fossero tutti a tempo pieno. Per l’occupazione femminile, il servizio di asilo nido è un vero e proprio spartiacque: in Lombardia, per esempio, le donne che ne usufruiscono hanno un tasso di occupazione dell’82,2%, contro il 38,1% di quelle che non ne fanno uso.

“Oggi, in Italia, Il lavoro di cura ricade quasi del tutto sulle donne. La nostra analisi dimostra che il servizio di asilo nido migliora l’intensità e la continuità lavorativa delle mamme occupate. Se integrato da altre misure, come la riforma del congedo parentale a favore dei padri, può promuovere un’equa ripartizione dei carichi di lavoro e delle responsabilità all’interno delle famiglie, sostenere l’occupazione femminile e contrastare al tempo stesso la povertà”, conclude Maroudia. Molte risorse pubbliche sono erogate sotto forma di trasferimenti monetari, come la varie tipologie di assegni familiari e il bonus bebè, di cui dovrebbero beneficiare soprattutto le famiglie in condizioni di povertà. Tuttavia, un’attenta analisi mostra come molte famiglie in difficoltà economiche siano di fatto escluse dagli assegni familiari. Secondo ActionAid, è necessario ripensare le politiche attuali prevedendo, da un lato, interventi adeguati per ridurre e ridistribuire il carico di cura che grava sulle donne a prescindere dal loro reddito, dall’altro concepire interventi efficaci di lotta alla povertà che tengano conto della dimensione di genere del problema.

In vista del dibattito parlamentare per l’approvazione della legge di Bilancio e per l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà nel 2017, attraverso la campagna #SulleSpalleDelleDonne ActionAid chiede a Governo e Parlamento di raggiungere l'obiettivo europeo di copertura degli asili nido per il 33% dei bambini tra 0 e 2 anni, riformare il congedo parentale e rivedere gli investimenti per la cura all'infanzia e tenere conto della dimensione di genere in tutte le misure di contrasto alla povertà.

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