Bambini Kazuend Unsplash
Sos Villaggi dei Bambini

Ascolto e partecipazione, il metodo vincente con i minori

17 Novembre Nov 2016 1133 17 novembre 2016
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In occasione della Giornata Internazionale per i Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza, Sos Villaggi dei Bambini ricorda come ancora troppi bambini nel mondo non godano dei diritti che meriterebbero. Gli ingredienti del “metodo di lavoro Sos” che con i suoi sette Villaggi Sos in tutta Italia accoglie centinaia di bambini privi di cure familiari.

«I diritti dei bambini e delle bambine sono diritti recenti e segnano un avanzamento nella storia della civiltà», dichiara Roberta Capella, Direttore generale di Sos Villaggi dei Bambini Onlus. «Ma sono costantemente a rischio, proprio per la loro costitutiva fragilità: l’infanzia è, per definizione, senza voce. O ha una voce così flebile che per essere ascoltata richiede la disponibilità degli adulti. Nel nostro lavoro, abbiamo deciso di mettere al centro i diritti dei minorenni. Proteggerli e promuoverli è il faro del nostro cammino». Ma come realizzare i diritti dei bambini che vivono fuori famiglia? Per Sos Villaggi dei Bambini la risposta è quella di “partire dai bambini stessi”. Sembra una frase fatta, ma non lo è.

In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza che si celebra in tutto il mondo il 20 novembre, Sos Villaggi dei Bambini, fra tutti i diritti sanciti dalla Convenzione Onu, mette l’accento sul diritto dei minorenni ad esprimere la propria opinione e ad essere ascoltati. Tradotto nella vita di tutti i giorni, vuol dire che i minorenni fuori famiglia devono essere protagonisti del loro percorso educativo, senza sostituirsi al ruolo degli altri operatori dell’infanzia, dall’assistente sociale fino al giudice del Tribunale minorile.

Una delle immagini dell'ultima campagna di Sos Villaggi dei Bambini Italia

Per dare voce ai ragazzi, Sos Villaggi dei Bambini ha promosso il progetto “InFo – Insieme Formando”, finanziato dalla Commissione Europea, con il quale ha coinvolto 100 ragazzi tra gli 11 e i 17 anni, accolti in comunità di cinque differenti città italiane (Trento, Verona, Roma, Napoli e Cagliari) in diverse attività volte a favorire la loro partecipazione nei luoghi di accoglienza (qui la news dedicata al convegno conclusivo).
Il risultato è stato straordinario: i ragazzi hanno scritto nero su bianco delle “Raccomandazioni” alle istituzioni italiane ed europee per un’accoglienza basata sul diritto dei bambini alla partecipazione del loro progetto di vita. In particolare i minorenni chiedono una formazione sui diritti obbligatoria per chi opera nell’accoglienza, di ricevere informazioni e aggiornamenti sulla propria situazione familiare, venendo a conoscenza dei motivi per cui gli adulti hanno preso certe decisioni per loro (e non con loro), manifestano una “forte volontà di partecipare al proprio progetto educativo” e auspicano la creazione di maggiori “contesti di ascolto, anche a carattere collettivo”.

In apertura foto di Kazuend/Unsplash

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