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Perché un giovane sceglie il Terzo Settore

12 Giugno Giu 2017 1045 12 giugno 2017
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Maria Chiara Roti, vice presidente di Fondazione Francesca Rava Nph Onlus, si è confrontata con il tema di copertina dell’ultimo numero del magazine “Non profit, qui il lavoro cresce”

Perché un giovane sceglie il terzo settore? È questa la domanda che spesso ci facciamo noi che lavoriamo nel mondo del non profit.

Affacciandosi al mondo del lavoro un giovane può, oggi più di ieri, considerare la possibilità di entrare nel terzo settore. Non è spesso una scelta fatta a tavolino, ma anticipata da adesione al volontariato, attenzione agli altri o passione per una causa. Tutte propensioni che si mostrano durante la crescita.

Maria Chiara Roti

Oggi inoltre numerosi corsi di laurea e master permettono di prepararsi alla professione.

Per un giovane si tratta di una opportunità straordinaria: il non profit è un mondo che porta in sé valori universali e che si trova ad affrontare grandi temi e grandi sfide: ambiente, povertà, emergenze, disuguaglianze.

È uno dei pochi settori dove il lavoro del singolo permette di fare la differenza nella vita delle persone. Una chance unica di essere parte di un cambiamento della comunità in cui si vive, del proprio paese, del mondo.

Non solo, il terzo settore è anche un ambiente aperto è permeabile che si intreccia con altri settori, in particolare il profit e le istituzioni.

Il professionista del terzo settore si troverò ad avere a che fare con un dialogo sempre più fitto tra profit e non profit. Corporate e aziende, almeno le più innovative, infatti hanno sviluppato settori CSR e fondazioni proprie. Questo significa poter lavorare a cavallo dei due mondi e portarli ad ibridarsi. Professionisti del profit entrano nel non profit, professionisti del non profit vanno a lavorare in azienda.

È uno dei pochi settori dove il lavoro del singolo permette di fare la differenza nella vita delle persone

Questo perché il professionista del non profit porta in azienda valori, progetti, programmi di volontariato, deve parlare il linguaggio dell'azienda per farsi comprendere e tradurre in opportunità i bisogni dei beneficiari. Chi invece viene da esperienze profit prota competenze e know how.

Nel lavoro del terzo settore è richiesta passione, spirito di sacrificio, flessibilità, e gode di notevoli benefici immateriali: incontrare nuove persone ogni giorno, viaggiare e vedere paesi e comunità da dentro, affrontare sfide professionali, pensare "out of the box" obbligandosi così ad uscire dalla propria "comfort zone". È un tipo di professionalità che necessità della disponibilità ad uscire dalla propria cornice e dal proprio assegnamento professionale per sconfinare in nuove aree, con mente e cuore pronti ad imparare.

È un tipo di professionalità che necessità della disponibilità ad uscire dalla propria cornice e dal proprio assegnamento professionale per sconfinare in nuove aree, con mente e cuore pronti ad imparare

Noi della Fondazione Francesca Rava crediamo che per fare il bene si debba farlo bene. Per questo abbiamo da poco inaugurato l'Academy for Good, un acceleratore di innovazione nel volontariato e per chi sceglie il terzo settore come professione. Le aree di educazione sono healthcare, manual skills, multi media / digitale e soft skills.

I corsi sono erogati da professionisti della materia e da aziende partner che a loro volta sono stati volontari o hanno già contribuito ai progetti.

Questo perché crediamo che il terzo settore sia in realtà il primo. Anche nel lavoro.


In copertina l'inaugurazione di una delle nuove scuole di Norcia costruite con la regia di Fondazione Francesca Rava

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