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Migrazioni

Ecco il Piano nazionale d'integrazione

27 Settembre Set 2017 1727 27 settembre 2017
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Il ministero dell'Interno pubblica le linee guida attese da tempo sui passi da fare per l'inserimento proficuo nella società delle persoen titolari di protezione internazionale. Una parte specifica è dedicata al ruolo del terzo settore

È arrivato. Dopo molta attesa - non ha giovato il cambio di governo, in tal senso - ecco sul piatto dell'esecutivo, in particolare del ministero dell'Interno, il Piano nazionale d'Integrazione per titolari di protezione internazionale, ovvero le linee guida operative per integrare nel tessuto sociale decine di migliaia di persone in possesso del titolo ma di fatto non inserite nella società, con disagio sia di esse che dei cittadini già residenti sul territorio italiano.

"L’integrazione è un processo complesso che parte dalla prima accoglienza e ha come obiettivo il raggiungimento dell’autonomia personale. L’integrazione richiede la sensibilizzazione e l’informazione della popolazione che accoglie e deve essere basata sui territori, nelle realtà locali e integrata nel welfare esistente. Specifica attenzione va dedicata alle persone con maggiore vulnerabilità, come le donne rifugiate e vittime di tratta ed i minori stranieri non accompagnati". Queste testuali parole sono i principi ispiratori del documento, inedito per la politica italiana ma oggi più che mai necessario per gestire con chiarezza e concretezza un tema delicato che purtroppo spesso è strumentalizzato da chi usa le difficoltà dell'immigrazione come strumento di consenso.

Ecco un passaggio dell'introduzione al testo, che si compone di 33 pagine suddivise in otto capitoli. "Ai titolari di protezione vanno quindi riconosciuti quei diritti essenziali che discendono dal loro status, cui devono corrispondere, così come per ogni cittadino italiano, altrettanti doveri e responsabilità per garantire una ordinata convivenza civile. La seconda questione, altrettanto importante, riguarda la capacità delle istituzioni di governare in maniera equilibrata il delicato rapporto dei territori con i migranti, operando un bilanciamento tra i diritti di chi è accolto con quelli di chi accoglie. Ciò significa che accogliere chi proviene da una cultura e una tradizione differenti comporta non solo provvedere alla prima accoglienza sul territorio, ma sviluppare interventi diretti a facilitare l’inclusione nella società e l’adesione ai suoi valori. Il tentativo di imporre l’integrazione per via legislativa non sembra funzionale ad operare questo bilanciamento. Obbligare all’assimilazione, infatti, rischia di causare processi di deculturazione degli stranieri, suscitando, soprattutto nelle seconde e nelle terze generazioni, la percezione di essere esclusi dal discorso pubblico. Il modello di integrazione qui proposto è ispirato a quanto previsto dalla Costituzione del 1948, che lascia ad intese paritetiche la regolamentazione dei rapporti tra lo Stato e le confessioni religiose".

Il terzo paragrafo del primo capitolo è dedicato al ruolo del Terzo settore, con riferimento all'attività del Tavolo asilo e comprendendo quindi anche le ong, organizzazioni non governative. In particolare, "svolgono anche azioni rivolte ai gruppi politici e ai parlamenti, per modificare la legislazione in favore di una maggiore tutela dei diritti delle persone in cerca di protezione o già titolari di un titolo di soggiorno. In conclusione, è utile sottolineare come, in Italia, il ruolo delle organizzazioni del Terzo Settore sia centrale nei processi di integrazione sociale delle persone di origine.

Il terzo capitolo è quello centrale per quarto riguarda i percorsi da compiere in riferimento ad alcuni temi principali di cui si elencano poi gli obiettivi. I temi sono il dialogo interreligioso, la formazione linguistica, l’accesso all’istruzione e il riconoscimento di titoli e qualifiche, la formazione e la valorizzazione delle capacità, accesso all’assistenza sanitaria, all’alloggio e alla residenza, il ricongiungimento familiare, l'informazione su diritti e doveri individuali e l’orientamento ai servizi.

La versione integrale e quella schematica entrambe in allegato

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