Nido Daiga Ellaby Unsplash
Infanzia

Rette alte e nidi vuoti? Adesso ci sono 700 milioni di euro

13 Dicembre Dic 2017 1753 13 dicembre 2017
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«Veri i problemi evidenziati dall'Istat, per questo è nato un piano nazionale per lo 0/6 anni, che ha trasformato i due segmenti educativi in un unico sistema integrato, l'inizio del percorso scolastico di ogni bambino. Dal prossimo Governo nessun passo indietro sul percorso tracciato»

L'articolo di Vita racconta molto bene lo stato dei servizi socio-educativi per la prima infanzia e illustrare le azioni messe in campo per il rilancio di questo segmento fondamentale del sistema di istruzione. I dati, diffusi dall'Istat e relativi al 2014/2015, descrivono in maniera inequivocabile una situazione di sofferenza: calo delle iscrizioni, pochi posti rispetto alla richiesta, costi eccessivi a carico delle famiglie e significative differenze territoriali. Una realtà di cui siamo consapevoli e che ci ha spinto a definire, con la Legge 107/2015, un piano nazionale per lo 0/6 che ha trasformato i due segmenti educativi in un unico sistema integrato che deve essere considerato l'inizio del percorso scolastico di ogni bambina e bambino. Parliamo di un processo unitario che coinvolge, per la prima volta, i servizi educativi per l’infanzia (nido e micronido, servizi integrativi, sezioni primavera) e la scuola dell’infanzia statale e paritaria e che verrà gestito in modo coordinato dallo Stato, dalle Regioni e dagli Enti locali che avranno compiti e funzioni bene definite.

Ma non si tratta soltanto di un radicale cambiamento culturale perché per realizzare il piano si investono risorse che serviranno proprio a rispondere alle criticità evidenziate, contribuendo ad incrementare i servizi, migliorare la qualità e diminuire i costi sostenuti dalle famiglie (non a caso nel testo approvato dal CdM si parla chiaramente di "riduzione delle rette di accesso"). Abbiamo stanziato 209 milioni di euro per il 2017, 224 per il 2018 e 239 per il 2019 (quasi 700 milioni di euro) che le Regioni distribuiranno ai Comuni per potenziare nidi e scuole dell’infanzia da 0 a 6 anni: in particolare, per la costruzione di nuove strutture o della ristrutturazione, restauro, messa in sicurezza e risparmio energetico di stabili di proprietà delle amministrazioni locali ma anche per la riqualificazione delle insegnanti che da oggi dovranno essere laureate e formate ogni anno.

Finalmente, i servizi per l’infanzia escono dalla dimensione assistenziale ed entrano a pieno titolo nella sfera educativa. Questo significa che i nidi non saranno più un servizio a domanda individuale per garantire alle famiglie un luogo dove lasciare i figli nel tempo dedicato al lavoro ma servizi educativi a tutti gli effetti. In un Paese dove, purtroppo, c’è una grande disparità territoriale nella distribuzione dei nidi e delle scuole dell’infanzia, garantiremo maggiori opportunità di educazione, istruzione e cura a chi - fino ad ogg i- ne ha beneficiato in misura minore, offrendo a bambini e famiglie servizi ispirati a standard uniformi su tutto il territorio. Siamo convinte che questa sia la strada giusta e speriamo che chiunque andrà al governo del Paese non faccia nessun passo indietro sul percorso che abbiamo tracciato.

* deputate PD

Foto Unsplash

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