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Adozioni internazionali

Un'interrogazione chiede di creare un fondo di garanzia per le adozioni

22 Dicembre Dic 2017 1202 22 dicembre 2017
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L'ha presentata Lia Quartapelle, a seguito delle vicende processuali legate alle adozioni in Kirghistan. Il fondo dovrebbe tutelare le aspiranti famiglie adottive da danni morali e materiali legati a truffe da parte degli enti o a blocchi delle adozioni legati alle situazioni più complesse nei Paesi d'origine

Lia Quartapelle ha presentato un’interrogazione parlamentare (la 5-12951) per sapere se e quali iniziative il Governo intenda adottare «perché la Commissione per le adozioni internazionali possa esercitare una vigilanza compiuta ed efficace» in modo da prevenire il ripetersi di situazioni analoghe a quelle verificatesi in Kirghistan e «se non ritenga opportuno promuovere la costituzione presso la CAI di un fondo di garanzia che possa tutelare le aspiranti famiglie adottive da danni morali e materiali, nonché l'istituzione di un'assicurazione obbligatoria per gli enti autorizzati».

L’interrogazione prende le mosse dalla vicenda accaduta in Kirghizistan fra il 2011 e il 2012: l’Italia avvia le prime adozioni nel paese, le prime famiglie italiane vanno incontrano i bambini che l’ente aveva abbinato a loro, si presentano davanti a un giudice, rientrano in Italia. Passa il tempo, le famiglie restano in attesa della sentenza, che non arriva mai. Maturano i primi sospetti. Alcune famiglie denunciano. La CAI nel marzo 2013 revocò tutte le autorizzazioni ad operare in Kirghizistan e a luglio 2013 cancellò Airone dall’elenco degli enti autorizzati. A Savona è in corso un processo contro alcuni esponenti di Airone, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata a truffa. Avrebbero truffato gli aspiranti genitori adottivi, abbinando loro bambini che in realtà non erano nemmeno adottabili, mettendo in scena processi fasulli, sottoscrivendo procure false, affermando falsamente di aver depositato documenti: della pratica adottiva di queste famiglie non ci sarebbe nulla, se non i soldi versati ad Airone. Sono circa venti le coppie coinvolte, di cui sei si sono costituite parte civile.

Nel frattempo – ricorda l’interrogazione di Lia Quartapelle – in un diverso processo, il tribunale civile di Roma ha emesso in primo grado una sentenza che condanna l'ente autorizzato Airone per aver violato le obbligazioni alla base del mandato, ovvero aver assicurato l’esistenza di una sentenza di adottabilità e di altra documentazione poi rivelatisi inesistenti ma che riconosce anche la responsabilità di omessa vigilanza per la Commissione adozioni internazionali per aver ignorato, tra il settembre 2011 e il maggio 2012, le diverse segnalazioni inviate sulle procedure di adozione in Kirghizistan. Una sentenza – afferma Quartapelle - che «è del tutto plausibile ritenere» possa costituire «un precedente e, quindi un incentivo ad intentare un processo non solo per le altre 19 coppie che hanno affidato ad Airone i loro progetti familiari in Kirghizistan, ma anche per tutte le altre famiglie che hanno visto interrompere i propri progetti di genitorialità adottiva in Paesi come il Congo e l'Etiopia». Fondo di emergenza e assicurazione obbligatoria per gli enti sono peraltro da tempo richiesti dalle famiglie.

Photo by Christine Roy on Unsplash

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