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Politica

La Colombia si conferma il paese più a destra dell’America Latina

13 Marzo Mar 2018 1027 13 marzo 2018
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Alla tornata elettorale parlamentare dell’11 marzo i partiti conservatori hanno ottenuto la maggioranza relativa che però non è sufficiente per formare una maggioranza. L’astensione ha superato il 50% riflettendo la delegittimazione della fragile democrazia andina attanagliata dalla corruzione

Colombia, primo produttore mondiale di cocaina, si conferma come principale paese conservatore dell’America Latina dove le destre ottengono la maggioranza relativa nelle elezioni parlamentari dell’11 marzo.

Molteplici sono le incognite dopo 50 anni di conflitto interno con le guerriglie della FARC. Agli ex ribelli, ora noti come “Forza alternativa rivoluzionaria comune”, sono stati assegnati 10 seggi su entrambe le Camere come parte di uno storico accordo di pace firmato nel 2016 ma hanno ottenuto 85.000 voti complessivi, un totale fallimento che dimostra l’odio dei colombiani per una guerriglia marxista responsabile di massacri, reclutamento massiccio di baby soldato, violazioni sessuali, ecc.

In Colombia i cittadini con diritto di voto sono circa 36 milioni e il sistema elettorale è un proporzionale puro; l’astensione ha superato il 50% riflettendo la delegittimazione della fragile democrazia andina attanagliata dalla corruzione, dal mancato risarcimento di 8 milioni di vittime della guerra e 250.000 persone assassinate (argomenti spesso approfonditi da VITA).

Anche se i partiti conservatori hanno ottenuto più seggi, non hanno comunque raccolto voti a sufficienza per formare una maggioranza che invece era stata anticipate come certa.

Centro Democratico – presieduto dall’ex presidente Alvaro Uribe – può contare su 20 seggi al Senato e 32 alla Camera. Sommando i suoi seggi a quelli degli altri grandi partiti di centro-destra e destra si arriva a 50 seggi in Senato, sui 102 disponibili.

Per amministrare il paese il Centro democratica potrà contare sull'appoggio del Cambio radicale, movimento di centrodestra che è arrivato secondo come numero di rappresentanti, 15, rappresentato dal candidato presidenziale Vargas Llera che – attraverso il suo delfino Lara – Presidente uscente della Camera nel gennaio scorso ha bloccato le ultime decisioni parlamentari legate agli accordi di pace con Farc.

Dall’altro lato dello scacchiere politico, il centrosinistra istituzionale, formato dall’Alleanza Verde e Polo Democratico Alternativo, aumenta i propri consensi, soprattutto grazie agli ecologisti che navigano attorno al 9% grazie alla presenza di Antanas Mockus in lista che ottiene 538.000 voti, che ha portato i verdi al 24% a Bogotà e a eleggere 10 senatori; c’è anche la new entry della Lista Decentes di Petro, che per la prima volta ottiene 4 senatori e due deputati tra cui Maria Josè Pizarro, defensora dei diritti umani, Aida Avella, sopravissuta al massacro di oltre 3.000 dirigenti politici della sinistra, Union Patriotica dove la Corte Interamericana Diritti Umani CIDH ha condannato lo stato colombiano come responsabile di “genocidio”.

La sfida per la Camera, 166 seggi, invece vede il Partito Liberale (nonostante la caduta dai 39 ai 35 seggi attuali), stretto alleato del Presidente Santos che conta nel candidato presidenziale Humberto de la Calle (politico governativo che ha tessuto con esito gli accordi di pace con la Farc), rifarsi sul Centro Democratica, con 35 seggi contro i 32 degli uribisti, grazie al suo forte radicamento visto che alla Camera il voto è su base regionale e non nazionale come avviene per il Senato, terzo Cambio Radicale con 30 seggi, segno del fatto che comunque vada a finire, neanche una solida vittoria della colazione di sinistra, al netto dei 10 seggi aspettanti alle Farc, alle presidenziali di maggio garantirebbe vita facile agli accordi di pace nella prossima legislatura.

Nonostante le polemiche emerse nelle ultime settimane su presunta manipolazione di testimoni (legato a denunce per il dibattito di 8 ore nel Senato promosso dal Senatore Ivan Cepeda contro Alvaro Uribe per le sue complicitá con i paramilitari, dibattito avvenuto nel settembre 2016), il più votato si conferma Alvaro Uribe, con oltre 857 mila voti, il 5,72 per cento delle schede. Una vittoria "a metà", scrive però il quotidiano "El Espectador": nella sua battaglia per non far diventare la Colombia "come il Venezuela", non potrà però contare su uno dei suoi alfieri, José Obdulio Gaviria, considerato lo "stratega" dell'ex capo di stato e anche cugino del famoso Pablo Escobar, il capo dei capi che nel 1986 incontró a Medellin uno dei capi di Cosa Nostra, come scoperse Giovanni Falcone.

Il secondo gruppo è quello di Cambio radicale, altra forza di centrodestra, questi due gruppi segnala il quotidiano "El Tiempo", "non sono tanto lontani né politicamente né ideologicamente" e potrebbero orientare, buona parte dei lavori dell'Aula.

Consultazioni-primarie definiscono i candidati presidenziali strategici
Sfida a distanza per le primarie tra il candidato di destra radicale Ivan Duque, scelto personalmente dall’ex-presidente Alvaro Uribe, e l’ex-sindaco di Bogotà, Gustavo Petro, candidato per la sinistra alternativa e posizionatosi come opzione anti-establishment, con il primo che conduce con 4 milioni di voti contro i 2,8 milioni del suo avversario “rosso”.

Sommando gli altri candidati per schieramento si ottiene che l’alleanza di destra “Colombia si sveglia“, tra il Partito Conservatore Colombia e il Centro Democratico di Alvaro Uribe, raggiunge circa 6 milioni di voti e “Colombia Decente“, coalizione formata da organizzazioni politiche di sinistra minori, porta a votare ben 3,3 milioni.

La Gran Consulta por Colombia (ovvero la destra) che ha visto in campo Iván Duque, Marta Lucía Ramírez ed Alejandro Ordóñez, sotto la supervisione dell’ex Presidente Álvaro Uribe, ha ottenuto 6.117.705 voti contro l’altro schieramento (Inclusión Social para la Paz, ovvero la sinistra) che aveva un Gustavo Petro il suo leader. E che avuto 3.520.583 voti.

Di fronte due modi molto differenti di concepire la politica in un Paese che vede negli Stati Uniti un prezioso alleato sia per quanto riguarda gli aspetti economici che della difesa e della sicurezza al punto che Trump ha garantito visita a Bogotá a metá aprile, dopo il summit di Lima.

Impressionante l’esito di Gustavo Petro, che per queste primarie non ha ricevuto nessun finanziamento pubblico dal Governo del Presidente e Premio Nobel Juan Santos.

Petro si interessò alla politica fin da giovane arruolandosi nel movimento armato M-19. Dopo la smobilitazione del gruppo, avvenuta nel 1990, partecipò alla fondazione del Partido Alianza Democratica M 19, con il quale arrivò alla camera dei rappresentanti per il dipartimento di Cundinamarca. Dal 1994 al 1996, a seguito di minacce politiche, lascia il paese rifugiandosi in Belgio come addetto diplomatico per i diritti umani. Nel 1998 aspira nuovamente ad una elezione alla camera con il Movimiento Via Alterna.

Petro si è distinto per aver ottenuto una delle votazioni più alte al congresso per due volte consecutive, nel 2002 e nel 2006. Come senatore, Petro ha guidato l'opposizione ad Alvaro Uribe, denunciando azioni illegittime del governo. Nel 2005, rivestendo il ruolo di Presidente della Camera, denunciò l'imprenditrice Enlise Lopez, indagata per presunti legami con le Autdefensas Unidas de Colombia, per aver finanziato la campagna elettorale del presidente Uribe e dei suoi candidati. Inoltre, come congressista si è contraddistinto per aver denunciato la corruzione della classe politica e i vincoli con i paramilitari.

Certo è che oggi sembrano profetiche le parole pronunciate prima delle elezioni del 2006 da Gustavo Petro (successivamente Sindaco di Bogotá ) «il Congresso può essere conquistato dal narcotraffico. L’obiettivo del “narcoparamilitarismo” è quello di eleggere un numero di congressisti che consenta loro di determinare le maggioranze legislative e, con questo, ricattare il prossimo presidente che uscirà dalle prossime elezioni».

Poi arrivó il capo paramilitare Salvatore Mancuso – leader AUC, con passaporto italiano e trait d’union con la ndrangheta calabrese per il narco-business, a confermare che i paramilitari detenevano il controllo del 30% del parlamento nazionale.

Cosa succederá nel nuovo parlamento colombiano?
Il re-eletto Senatore per il Polo Democrático Alternativo e portavoce delle vittime del movimento MOVICE, Iván Cepeda, insieme all’attivista per i diritti umani Alirio Uribe (avvocato di spicco del Collettivo Restrepo e giá Vice Presidente Mondiale della Federazione Internazionale Diritti Umani FIDH, non é riuscito a riconfermare il suo seggio alla Camera dei Deputati dove il Polo ha ottenuto solo un eletto, Navas Talero), ha pubblicato due libri che evidenziano gli stretti legami dell’ex presidente Álvaro Uribe con i paras del Bloque Metro delle Autodefensas Unidas de Colombia (Auc). A las puertas del Ubérrimo e Por la sendas de El Ubérrimo(Edizioni B) raccontano l’utilizzo dell’hacienda El Ubérrimo, di proprietà di Álvaro Uribe, come base logistica dei paramilitari; il fratello di Uribe, Santiago é attualmente sotto processo per aver fatto parte del gruppo paramilitare 12 apostoli...

Proprio questi temi sono stati oggetto dell’analisi di mass-media internazionali sulla campagna elettorale colombiana, con dibattiti per esempio come quello del 9 marzo scorso di Doich Welle-televisione statale tedesca.

Oppure il lancio come quello del libro pubblicato negli Stati Uniti a fine febbraio dalla ricercatrice di Human Rights Watch, María McFarland"Aquí no hay muertos: una historia de asesinato y negación en Colombia", che denuncia il patto tra i capi paramilitari Don Berna e Castaño e l’allora Governatore della Regione di Antioquia Alvaro Uribe, implicato nel massacro de El Aro, come documentato da El Espectador.

Il nuovo governo italiano richiederá estradizione di Salvatore Mancuso?
In Colombia, la coca resta il fattore di destabilizzazione per eccellenza.

Il programma di sradicamento e di sostituzione delle piantagioni, certificato dall’United nations office on drugs and crime (Unodc), procede con difficoltà. Dal 2015 al 2016 l’area delle coltivazioni è aumentata del 52 per cento da 96 mila a 146 mila ettari, una superficie di poco inferiore a quella della provincia di Milano. Produzione (866 tonnellate) e sequestri (378 tonnellate) sono andati all’incirca di pari passo. La Dea, l’agenzia antinarcotici del governo di Washington, stima che il 92 per cento della cocaina sequestrata negli Stati Uniti arrivi dalla Colombia.

Sia l’Italia che Colombia stanno affrontando un passaggio epocale con le elezioni parlamentari, entrambi gli stati accomunati dal dominio delle mafie, Colombia ancora ostaggio del narcotraffico, primo produttore di cocaina a livello mondiale, e l’ Italia che non riesce a controllare il potere criminale della ndrangheta che assassina anche il reporter investigativo slovacco Jan Kuciak, 27 anni, che stava lavorando su un’inchiesta incentrata sulla mafia italiana e i fondi Ue per l'agricoltura slovacca.

«È verosimile che dietro l’omicidio ci siano le famiglie calabresi. È ovvio che la ‘ndrangheta è capace di fare queste cose». Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica della Repubblica di Catanzaro interviene ai microfoni di “6 su Radio 1” sull’uccisione del reporter slovacco Jan Kuciak spiegando: «La ‘ndrangheta è radicata, non infiltrata, non solo in tutta Italia ma anche nei Paesi europei come Germania, Svizzera ma anche nell’est europeo, oltre che in Slovacchia anche in Bulgaria e in Romania. La ‘ndrangheta si sta estendendo verso l’Est. Va dove c’è da gestire potere e denaro e dove ci sono da gestire opportunità. Le mafie stanno acquistando latifondi per piantare vigneti, per piantare colture, il cui fine è quello di arrivare ai contributi europei. Un fenomeno che accade in Italia ma anche fuori. Il dramma è che l’Europa non è attrezzata sul piano normativo a contrastare le mafie, in particolare la ‘ndrangheta”, conclude Gratteri.

Magari il nuovo governo italiano riprenderá in considerazione la richiesta del Procuratore Nicola Gratteri di estraditare in Italia, Salvatore Mancuso per le sue gravi responsabilitá nel narco-business con la ndrangheta, come anche nel 2006 la societá civile aveva chiesto attraverso la Rete nazionale Antimafia LIBERA, l’Osservatore sulle mafie nelle ande LIBERANDE e il movimento colombiano di vittime MOVICE.

Solo fra un’anno la magistratura statunitense libererá Salvatore Mancuso (oggi in carcere negli States) e l’intervento dell’Italia potrebbe contribuire a fare luce anche su tanti crimini e violazioni sistematiche dei diritti umani oggi totalmente impuniti.


*Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina

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