Openarms 16Mar
Il caso

Ong, nave di Proactiva bloccata nel Mediterraneo con 216 migranti a bordo

16 Marzo Mar 2018 1610 16 marzo 2018
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L'imbarcazione della ong spagnola non trova un porto perché in modo inedito le autorità italiane in base al decreto Minniti vogliono la richiesta ufficiale dalla Spagna dato che la nave batte bandiera di Madrid. Ieri la stessa nave era stata minacciata dalla Guardia costiera libica. AGGIORNAMENTO delle 18.10: annunciato e poi autorizzato (un'ora dopo) lo sbarco nel porto siciliano di Pozzallo

Drammatiche ore nel Mar Mediterraneo. Quando tutto sembrava risolto a bordo della nave di salvataggio dell’ong spagnola Proactiva open arms, minacciata per ore nella giornata di ieri dalla Guardia costiera libica con un mezzo navale donato dal governo italiano nei termini dell’accordo Italia-Libia, la doccia fredda: “potete sbarcare in un porto italiano solo quando verrà chiesta l’autorizzazione dal governo spagnolo, dato che battete bandiera spagnola”. Questa la richiesta pervenuta al personale di bordo dell’organizzazione umanitaria, che ha ora a bordo 216 persone, tra cui molte donne e bambini, dopo due salvataggi nella giornata di ieri. “Non sappiamo cosa fare, e abbiamo a bordo numerosi casi di persone in condizioni di forte disagio”, ci spiega Riccardo Gatti, coordinatore italiano attualmente sulla nave. La situazione più grave, quella di una bambina in crisi respiratoria, ha portato almeno al trasferimento suo e di sua madre in un ospedale a Malta.

Il secondo salvataggio di ieri in particolare, è risultato molto complicato: avvenuto a 73 miglia dalle coste della Libia, ovvero in piene acque internazionali (che iniziano dopo le 12 miglia), ha visto attimi di forte tensione quando i militari libici sono intervenuti prendendo il controllo della situazione e superando le indicazioni della Guardia costiera italiana che aveva chiesto alla nave di Proactiva di intervenire. “Dateci i migranti che avete recuperato, altrimenti spariamo”, ha riportato Oscar Camps, responsabile dell’ong a bordo. Gli operatori dell’ong hanno invece resistito, dato che le leggi internazionali erano dalla loro parte, e quindi sono riusciti a completare il recupero. In questo video un momento dei recuperi e la presenza dell'imbarcazione libica a fianco del gommone di salvataggio, che conteneva anche un bambino molto piccolo.

Tutto finito con il salvataggio e l'allontanamento dei libici? No, appunto. Nel puntare verso Nord in attesa, come da prassi, di ricevere indicazioni dal Comando centrale della Guardia costiera di Roma per un place of safety, porto sicuro dove sbarcare, è arrivata invece questa mattina 16 marzo la surreale comunicazione che aspettava indicazioni dal governo spagnolo. Una prassi inedita, contenuta come una sorta di cavillo nelle regole d’ingaggio degli ultimi anni - in particolare, anche nel testo della nuova operazione Themis, dell’Agenzia europea per il controllo delle frontiere, Frontex – “ora attendiamo indicazioni ma siamo davvero preoccupati, le condizioni di parecchie persone a bordo potrebbero peggiorare da un momento all’altro”, sottolinea Gatti.

Aggiornamento: Le indicazioni sono arrivate attorno alle 18 di giovedì 16 marzo, con meta un porto della Sicilia, poi comunicato con l'autorizzazione ufficiale alla nave a sbarcare: Pozzallo (in un primo tempo il ministro Minniti aveva indicato al Corriere della Sera il porto di Trapani, che avrebbe significato almeno otto ore in più di navigazione rispetto alle 6 per arrivare nel sud della Sicilia). Lo sbarco sarà notturno.

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