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Idee

La privacy è una chimera che esiste solo nel momento in cui viene violata

22 Marzo Mar 2018 1526 22 marzo 2018
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La profilazione digitale è essenziale per trasformare la persona umana in un oggetto misurabile. È inoltre il modello di base del web gratuito, da cui discende il celebre slogan: "se la merce è gratis, la merce sei tu". Basta invocare la privacy per tutelarci dalla mercificazione?

La profilazione o profiling è un insieme di tecniche che permette di tracciare un profilo dell'utente in base al suo comportamento in rete. .

Oggi all'onore (e al disonore) delle cronache per il caso di Cambridge Analytica, la questione del profiling si lega in maniera sempre più inestricabile alll'informatica del controllo e del dominio. Basta sventolare la richiesta di più privacy per contrastare quella che è più una tendenza generale del sistema, che una sua particolare deriva? Probabilmente no. E altrettanto probabilmente è tardi. Tutti veniamo profilati e il problema non sta nel singolo caso, ma nella struttura stessa del web commerciale e della sua idea di trasformare il soggetto umano in un oggetto quantificabile.

«Una delle caratteristiche dell'informatica del dominio, egemone nelle reti attuali», spiega il collettivo Ippolita in Tecnologie del dominio. Lessico minimo di autodifesa digitale (Meltemi, Milano 2017), «è che non è possibile essere lasciati soli, nemmeno soli con le persone di nostra scelta, affini a noi. Ci sono sempre molle persone, agenti, macchine, altri attori che ci consentono la connessione in rete. Ogni volta che accediamo da remolo ai nostri profili online per controllare di esistere, da qualche parie c'è un computer acceso oltre al nostro, e molti altri computer che mediano il nostro percorso in rete, migliaia e migliaia di chilometri di cavi sottomarini, per collegarci al nostro alter ego digitale».

Ippolita è un gruppo di ricerca e formazione indisciplinare attivo dal 2004, e conduce una riflessione ad ampio raggio sulle “tecnologie del dominio” e i loro effetti sociali. E questi effetti sociali si fanno sentire su due soglie particolarmente critiche: profilazione e privacy, appunto. A questo gruppo di ricerca dobbiamo alcuni dei (pochI) libri che, negli anni della sbornia digitale, hanno non solo tenuto alta l'attenzione critica, ma ci hanno consentito di sviluppare un pensiero alternativo: da "La rete è libera e democratica". Falso! (Laterza, 2014) a Nell'acquario di Facebook fino a Anime elettriche (Jaca book, 2016).

Ippolita

Tecnologie del dominio (Meltemi, 2017)

I nostri profili, oggi, sono stoccati in data center. I dati di quei profili vengono processati da algoritmi per conto, al servizio o in funzione di una cessione a corporation che li useranno per i fini più vari. Che ne è dunque della privacy in un sistema di questo genere? Materia buona per articoli e dibattiti. Ma poi? Ogni utente del web ha oggi un'impronta digitale, unica e personale. Un'impronta che è perennemente in costruzione: ogni volta che accediamo a una app o navighiamo aggiungiamo un pezzo a questa identità digitale.

«In un sistema di reti sempre più privatizzate da entità commerciali e governative la privacy è quindi una chimera che esiste solo nel momento in cui viene violata, o meglio, in cui l'utente si accorge della violazione. Nessuno può garantire la privacy, soprattutto nessuna autorità o istituzione al di sopra delle parti: solo la costruzione di reti autonome e autogestite può consentire la negoziazione di sfere di libertà condivise». Per ripartitre e rinegoziare questi spazi di libertà, bisogna ricominciare dalle parole. E da un'autodifesa digitale oggi più che mai necessaria in forma condivisa e attiva.