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Diritti

Italia vietata ai minori: i 10 luoghi simbolo

24 Maggio Mag 2018 0740 24 maggio 2018
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Riparte la campagna contro la povertà educativa "Illuminiamo il futuro" di Save the children: nel nostro Paese un bambino su 10 vive in povertà assoluta. Ecco il rapporto e le foto dei luoghi di cui l'ong chiede l'apertura tramite una petizione

Un Paese vietato ai minori, dove quasi 1 milione e trecentomila bambini e ragazzi – il 12,5% del totale, più di 1 su 10 – vivono in povertà assoluta, oltre la metà non legge un libro, quasi 1 su 3 non usa internet e più del 40% non fa sport. Ma, soprattutto, un Paese dove i minori non riescono a emanciparsi dalle condizioni di disagio delle loro famiglie e non hanno opportunità educative e spazi per svolgere attività sportive, artistiche e culturali, sebbene siano moltissimi i luoghi abbandonati e inutilizzati che potrebbero invece essere restituiti ai bambini per favorire l’attivazione di percorsi di resilienza, grazie ai quali potrebbero di fatto raddoppiare la possibilità di migliorare le proprie competenze.

Dal nuovo rapporto di Save the Children “Nuotare contro corrente. Povertà educativa e resilienza in Italia” – scaricabile in coda all'articolo e diffuso in occasione del lancio della campagna Illuminiamo il Futuro per il contrasto alla povertà educativa – emerge che i quindicenni che vivono in famiglie disagiate hanno quasi 5 volte in più la probabilità di non superare il livello minimo di competenze sia in matematica che in lettura rispetto ai loro coetanei che vivono in famiglie più benestanti (24% contro 5%). Tuttavia, tra questi minori, spicca una quota di “resilienti”, ragazzi e ragazze che raggiungono ottimi livelli di apprendimento anche provenendo da famiglie in gravi condizioni di disagio.

Come favorire la loro resilienza? Uno studio inedito contenuto nel nuovo rapporto di Save the Children dimostra che i fattori che aiutano i ragazzi ad emanciparsi dalle situazioni di disagio sociale ed economico sono l’aver frequentato un asilo nido (+39% di probabilità), una scuola ricca di attività extracurriculari (+127%), dotata di infrastrutture adeguate (+167%) o caratterizzata da relazioni positive tra insegnanti e studenti (+100%). Di contro, per i minori le probabilità di sviluppare percorsi di resilienza si riducono tra il 30% e il 70% se vivono in contesti segnati da alti tassi di criminalità minorile e dispersione scolastica e di quasi due volte se risiedono in aree dove la disoccupazione giovanile è più alta della media nazionale.

Campania, Sicilia, Calabria, Puglia e Molise occupano i primi cinque posti della triste classifica della povertà educativa in Italia, secondo il nuovo indice di povertà educativa (Ipe) elaborato dall’Organizzazione. Regioni in cui bambini e i ragazzi sono maggiormente privati delle opportunità necessarie per apprendere, sperimentare e coltivare le proprie capacità, nonché della possibilità di sviluppare percorsi di resilienza necessari per superare ostacoli e condizioni di svantaggio iniziali. A fare da contraltare, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Emilia Romagna che si segnalano invece come le aree che offrono maggiori opportunità educative per i minori. "Dobbiamo fare di tutto per restituire ai minori questi luoghi e per incentivare la loro capacità di resilienza, la loro volontà e determinazione a nuotare contro corrente, a superare le onde degli ostacoli che sono costretti ad affrontare ogni giorno e a spezzare così finalmente il circolo vizioso della povertà”, ha affermato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children, nel lanciare la petizione online #ItaliavietatAiminori, per chiedere che tutti gli spazi abbandonati, spesso lasciati nel completo degrado, vengano restituiti ai bambini e siano dedicati ad attività sportive, educative e culturali gratuite.

A sostegno della petizione, l'ong ha realizzato un reportage fotografico dei 10 luoghi simbolici di questa Italia "vietata ai minori". Eccoli nella galleria qui sotto, con le relative informazioni.

IL PARLAMENTO – UN’ISTITUZIONE VIETATA AI MINORI
Il Parlamento, il luogo per eccellenza dove troppo spesso i diritti dei minori vengono ignorati e la loro voce resta inascoltata. Basti pensare che la Commissione parlamentare per l’infanzia e l'adolescenza prevista dalla legge 451/1997, costituita per la prima volta il 17 dicembre 1998, nell’ambito della sua funzione non fa audizioni dirette ai minorenni o a loro rappresentanze.

L’AQUILA – UNA CITTA’ VIETATA AI MINORI
L’Aquila, la città simbolo vietata ai minori – ma anche agli adulti – che a nove anni dal terremoto vede ancora i bambini e i ragazzi privati della possibilità di tornare a studiare nelle loro scuole e degli spazi educativi e ricreativi di cui hanno bisogno.

PALERMO – ASILO NIDO GALANTE, QUARTIERE DANISINNI
Nel quartiere di Danisinni, una borgata fortemente degradata alla periferia di Palermo, ormai dal 2007 è stato chiuso l’Asilo Nido comunale “Galante”, dopo essere stato avviato ad una ristrutturazione pe adeguamenti che non ha mai visto la luce. Con la chiusura dell’asilo, la comunità del quartiere è stata private di un servizio fondamentale per bambini e genitori, che arrivavano anche dagli attigui quartieri Zisa e Cuba Calatafimi. Dopo una serie di proclami da parte delle amministrazioni locali, che ne hanno promesso il finanziamento per la ristrutturazione e la conseguente riapertura, lo spazio risulta attualmente chiuso e in stato di forte degrado sia della struttura interna che dell’area verde limitrofa.

MILANO – SCUOLA ELEMENTARE ENRICO FERMI, BAGGIO

La scuola elementare di Via Cabella, nel quartiere Baggio, dopo un breve periodo come scuola superiore, è stata chiusa per problemi legati alla struttura. Ormai da 20 anni versa in stato di completo abbandono. Scuola, palestra e giardino sono incustoditi. Nell’ottobre del 2009 la Giunta Comunale ha ceduto il bene immobile al fondo comune di investimento immobiliare gestito da BNP Paribas Real Estate Investment Management Italy denominato “Comune di Milano II”, che ha avviato la procedura di vendita all’asta dell’edificio, prevedendo una destinazione d’uso residenziale del prefabbricato, togliendo dunque alla comunità la possibilità che lo spazio venga riqualificato e rimesso ad uso pubblico, come servizio per i minori, in un quartiere dove restano pochissimi i luoghi di rifermento per l’infanzia e l’adolescenza.

NAPOLI – PARCO SAN GENNARO, RIONE SANITA’
Il parco è stato realizzato nel 2008 nel Rione Sanità, un rione popolare ad alta densità abitativa (dove c’è completa assenza di spazi verdi). Nel maggio del 2011 l’amministrazione comunale ha deciso per la sua chiusura a causa di atti di vandalismo che lo hanno reso inagibile. All’epoca i residenti, con l’appoggio di diverse associazioni, si rimboccarono le maniche e lo riaprirono al pubblico nell’aprile 2014. A partire da quel momento il parco è stato più volte chiuso e riaperto. Due le motivazioni principali: il perpetrarsi degli atti vandalici e la mancanza di un sistema di guardiania strutturato. Quest’ area verde cittadina è stata ricavata da un vecchio vigneto, si estende per oltre 6.500 mq e si compone di vialetti in tufo, aiuole di varie dimensioni e zone a prato con alberi. Al centro del parco c’è un piccolo edificio con servizi igienici, un campo di calcetto ed un’area centrale pavimentata adibita a pista di pattinaggio. Il parco rappresenta un’enorme risorsa per i giovani del quartiere; la sua riqualificazione, messa in sicurezza e cura produrrebbe valore evidente nella quotidianità dei cittadini del Municipio III.

ROMA, OSTIA – SKATE PARK, VIA DOMENICO BAFFIGO
Il 14 agosto 2013 i Carabinieri ponevano sotto sequestro la struttura che da circa 10 anni era gestita dall’associazione “The Spot” presieduta da William Zanchelli come “Skate Park” nella quale erano stati realizzati anche eventi internazionali come il “World Cup Skateboarding. Il sequestro da parte dei Carabinieri, fu effettuato per “abuso edilizio” e rientrava in una serie di operazioni condotte a Ostia grazie alle quali finì in manette un dirigente locale della pubblica amministrazione. In seguito lo Skate Park è stato più volte vandalizzato e attualmente versa in uno stato di forte degrado dovuto anche all’utilizzo improprio della struttura. La riattivazione dello Skate Park può avere un enorme impatto sulla popolazione, sia perché rappresentava un punto di riferimento per una community molto estesa (circa 13.000 tra soci e aderenti a The Spot) sia perché aveva contatti di rete con altre realtà territoriali.

ROMA – PONTE DI NONA, PARCO
Il parco si trova tra via Marcello Candia e via Albert Schweitzer e sorge al centro di altri due parchi che versano nella stessa condizione di abbandono e degrado (via Padre Damiano de Veuster e via Raoul Foillerau). In uno dei parchi adiacenti, inoltre, in via Padre Damiano De Veuster, si può rinvenire un anfiteatro, una pista di pattinaggio e una pista ciclabile. Il parco versa in uno stato di forte degrado: l’erba è alta, le panchine così come i giochi per bambini sono rotti, spesso si rinvengono siringhe, i tubi delle fognature sono rotti, vi è una discarica a cielo aperto dove viene buttato di tutto, nella vasca del parco di via Marcello Candia si possono trovare perfino i carelli della spesa del centro commerciale Unico. Non ci sono cartelli indicanti pericolo. Sopra la vasca, che si trova nel parco, c’è un ponticello di legno, rotto, dal quale una bambina, circa un anno fa, è caduta rompendosi un braccio. Anche questo non è segnalato. Il parco è stato consegnato nell’anno 1997, quando hanno consegnato le case popolari colorate: sembra che all’epoca l’Ater abbia consegnato il parco ma il Comune non abbia mai fatto il collaudo. Il parco è sempre rimasto chiuso; dopodiché è stato distrutto dagli abitanti e adesso versa in queste condizioni di abbandono e di degrado. Attualmente c’è un contenzioso tra l’Ater e il Comune. Il degrado del parco è stato più volte segnalato al Municipio VI dai comitati di quartiere limitrofi quali Colle degli Abeti e Ponte di Nona Nuova e dagli stessi abitanti;

PALERMO– SPIAZZO DI VIA COPPI – ZEN 2
Il quartiere non ha una piazza, uno spazio dove i bambini possono giocare in tranquillità e senza pericoli, l'unico spazio, prevalentemente privata (solo due piccole particelle sono comunali) attualmente è una discarica a cielo aperto, ci sono carcasse di auto, scooter e materiali pericolosi come l’eternit. Attualmente lo spazio è destinato alla costruzione di edifici destinati a servizi, ma nel nuovo Piano regolatore l’amministrazione comunale ha inserito una variante per farlo diventare uno spazio destinato a verde pubblico. Tale piano regolatore non è però ancora in vigore, perché non approvato dalla Regione Sicilia. Sempre lo stesso spazio è stato inserito nella più ampia opera di riqualificazione del progetto RUIS, finanziato dal Piano Periferie del Governo nazionale e non ancora avviato.

REGGIO CALABRIA – PALESTRA QUARTIERE ARGHILLA’
In un quartiere dove otto ragazzi su dieci non giocano, in un contesto di disagio sociale ed economico, i minori del posto non hanno un luogo dove fare sport. La palestra, completata da diversi anni, non è mai stata consegnata e utilizzata. In questi anni, la palestra è stata saccheggiata e derubata. Il ferro e tutte le parte in lamiera sono state sottratte. L’esterno della palestra è diventato una discarica a cielo aperto. La palestra è inserita in un piano di ristrutturazione del Comune, che però non ha ancora preso avvio.

TORINO – TEATRO PRINCIPESSA ISABELLA, QUARTIERE LUCENTO/VALLETTE
A Torino, il teatro Principessa Isabella rappresentava un punto di riferimento per l’intera comunità. Vent’anni fa quando la Principessa Isabella, centro culturale che in principio era un asilo per i figli del borgo ottocentesco, fu occupato dagli squatter, i cittadini di Lucento si inventarono un modo particolare per attirare l’attenzione del sindaco di allora, Valentino Castellani, e chiederne la riqualificazione. Spedirono un migliaio di cartoline - con un’immagine storica, seppiata, di uno degli edifici simbolo del quartiere - per chiedere di creare un teatro, la biblioteca e sale prove musicali e teatrali. Il centro divenne così uno dei luoghi più vivi di questa periferia. Fino all’estate del 2016. quando, dopo alcuni controlli, i tecnici hanno obbligato a chiudere il centro perché non erano rispettate alcune norme sulla sicurezza. Un problema che ha costretto alla serrata l’unico palco del quartiere, dove si poteva assistere a spettacoli e proiezioni cinematografiche, e che ha scatenato una nuova protesta dei residenti. A fare i conti con questa chiusura forzata sono soprattutto i bambini. I piccoli studenti delle scuole di zona sono i più penalizzati da questa situazione. Gli alunni delle scuole elementari Padre Gemelli e Margherita di Savoia e delle scuole medie Vivaldi e Vian non possono beneficiare di un ottimo strumento di apprendimento e divertimento. La Circoscrizione 5 ha da tempo avanzato richieste di intervento a Palazzo Civico, che non si è ancora espresso del tutto sul da farsi. Qualche sporadica risposta l’anno scorso, poi più nulla. Porte chiuse e nessun progetto in programma. Per riaprire il teatro occorre mettere a norma diversi elementi. Tra questi, bisogna sostituire le porte antincendio, restaurare i controsoffitti e rifare gli impianti. Tutti interventi necessari per rendere agibile la struttura. Il costo totale sarebbe di 300mila euro. Una cifra di cui il Comune non dispone, stando a quanto riferito dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Torino.

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