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Sostegno: accantonamento assicurato, il problema è la continuità...

2 Luglio Lug 2018 1112 02 luglio 2018
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I posti di sostegno per i docenti che chiedono l'assegnazione provvisoria sono solo quelli che comunque non andrebbero a insegnanti specializzati. Salvatore Nocera (Fish) sposta l'attenzione su un altro punto: «le famiglie non possono chiedere la continuità dell'insegnante di sostegno supplente, perché manca il regolamento». E ricorda una norma che c'è ma che forse non tutti conoscono

Lo conferma il Miur, l’accantonamento c’è. Come prevede la legge 104, i docenti non specializzati avranno l’assegnazione provvisoria su posti di sostegno solo sui posti che non sarebbero comunque coperti da insegnanti specializzati. E non lo sarebbero per la ragione che in Italia, rispetto al bisogno, mancano storicamente un buon 30% di docenti specializzati.

Detto altrimenti, «i posti assegnati ai docenti non specializzati tramite assegnazione provvisoria, non possono essere ricoperti da docenti specializzati perché mancano docenti specializzati. Ho ascoltato con attenzione, sono tranquillo. Sotto questo profilo non c’è danno per gli alunni con disabilità», afferma Salvatore Nocera, storico esperto della Fish sui temi dell’inclusione scolastica. Fa un esempio concreto, per essere più chiaro: «Per quello che ho capito durante i lavori dell'Osservatorio, la situazione dovrebbe essere questa: se in un ambito territoriale ci sono 100 posti di sostegno ed esistono solo 70 docenti precari specializzati, comunque 30 posti di sostegno verranno coperti da docenti non specializzati. La novità è che i sindacati hanno ottenuto che quei 30 posti, invece che essere coperti da supplenti non specializzati, vengano coperti da docenti di ruolo non specializzati in assegnazione provvisoria, ovvero docenti con cattedra al Nord che chiedono di rientrare al Sud. L'accantonamento a favore dei 70 docenti precari specializzati è necessario per evitare che i docenti di ruolo non specializzati, la cui assegnazione provvisoria precede le nomine dei supplenti, occupino un numero di posti superiore ai 30 che comunque rimarrebbero scoperti».

Fatta chiarezza sull’accantonamento, a questo punto può essere visto come un passo in avanti il fatto che i 30 posti destinati a docenti non specializzati andranno a docenti di ruolo e che fra loro abbia la precedenza chi sta per concludere il percorso di specializzazione sul sostegno o, in subordine, chi ha già prestato servizio per almeno un anno sul sostegno? «Francamente se l’insegnante non è specializzato, per alunni e famiglie avere un supplente o un docente di ruolo non è cambi molto…» commenta Nocera: «noi abbiamo chiesto che per i 30 docenti non specializzati che occuperanno i posti di sostegno all'inizio dell'anno scolastico vengano organizzati corsi di aggiornamento obbligatori in servizio sulle didattiche inclusive, concernenti le tipologie dei bisogni educativi degli alunni che hanno in classe».

Il danno per gli alunni, Nocera lo vede in un altro punto: «Occorre emanare con urgenza il regolamento applicativo dell’articolo 14 comma 3 del decreto legislativo 66/2017 sulla continuità didattica». Quel decreto dava attuazione a una delle deleghe previste dalla buona scuola, quella sull’inclusione scolastica degli alunni con disabilità e introduceva la possibilità per le famiglie di chiedere la conferma dell’insegnante di sostegno supplente, con cui si fossero trovati bene. «Ancora oggi le famiglie non possono fare questa richiesta di continuità, perché manca il regolamento. Sul punto però ha dato parere negativo il Consiglio Nazionale della Pubblica istruzione e i sindacati sono contrari». C’è una sola cosa che le famiglie possono fare al momento per avere un minimo di continuità e la ricorda proprio Nocera: «è una vecchia norma, che abbiamo fatto richiamare anche nell’articolo 14 del decreto: quando il preside nomina una persona in attesa dell’avente diretto, se entro il 20 settembre l’avente diritto non arriva e la famiglia si trova bene con l’insegnante che ha iniziato l’anno, può pretendere che la persona non si sposti. È una norma che può evitare almeno la discontinuità durante l’anno scolastico», conclude Nocera.

Secondo un recente report dell’Istat (marzo 2018), il 16,8% degli alunni con disabilità della scuola primaria ha cambiato insegnante di sostegno nel corso dell’anno scolastico, alle medie lo ha fatto il 17,4% per gli alunni. Le percentuali aumentano drasticamente se si analizzano i cambiamenti di insegnante di sostegno rispetto all’anno scolastico precedente: il 41,1% degli alunni nella scuola primaria e il 37,2% in quella secondaria di primo grado. La continuità quindi è ancora da venire.

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