Tattoo Pixabay
Concorsi

Un tatuaggio per raccontare l'adozione

27 Luglio Lug 2018 1107 27 luglio 2018
  • ...

Un cuore spezzato, in una metà le iniziali della mamma adottiva, nell'altra quelle della mamma biologica. Oppure le date di nascita dei genitori adottivi sugli avambracci, perché "loro mi sostengono sempre". I tatuaggi di chi è stato adottato raccontano di una identità che passa da una ferita: un concorso fotografico ora vuole raccoglierli

Tatuaggio sinonimo di trasgressione? Non per gli adolescenti adottati. Che sulla pelle, con un tatuaggio, scrivono ancora un passo della loro complessa ricerca di identità. È questa inattesa premessa che sta alla base del concorso fotografico “La mia storia sulla pelle” lanciato da poco dal CTA-Centro di Terapia dell’Adolescenza di Milano. Chi è stato adottato o ha avuto una storia di affido e possiede un tatuaggio può partecipare al concorso inviando una fotografia del proprio tatuaggio entro il 30 ottobre 2018 e raccontando in quale momento della vita il tatuaggio è stato fatto, a cosa è legato, cosa dice di sé. Su Instagram si possono vedere le foto in concorso: ci sono già diamanti, tigri e lupi, fiori.

Ma perché indagare e raccontare l’adozione con un tatuaggio? Come è nata l’idea? «Il CTA è nato come servizio specialistico di psicoterapia a sostegno degli adolescenti e delle loro famiglie, da una decina d’anni abbiamo in servizio a sostegno delle adozioni difficili e per l’intervento nelle crisi adottive», spiega Francesco Vadilonga, psicologo e psicoterapeuta, direttore del CTA. In questi dieci anni «ci è capitato spesso di vedere ragazzi adottati con tatuaggi, notando però una controtendenza: gli adolescenti non adottivi in genere si fanno tatuaggi trasgressivi, i ragazzi adottati invece si tatuano le iniziali della mamma biologico o adottiva. È un tassello nella costruzione di una identità che sentono fragile».

Vadilonga racconta di un ragazzo che si è tatuato sul petto «un cuore spezzato in due, in una metà c’era l’iniziale del nome della mamma adottiva e nell’altra della madre di nascita, mentre una ragazza che ho incontrato di recente si è tatuata sugli avambracci, sino al gomito, le date di nascita dei suoi genitori adottivi, in numeri romani. “È come se mi sostenessero”, mi ha detto, raccontando di come fosse stata incerta sul fare il tatuaggio lì o sulle caviglie, a sottolineare come i suoi genitori la accompagnassero in ogni suo passo». Da qui l’idea di fare una esplorazione, con la formula intrigante con concorso: «un tatuaggio è scrivere sulla pelle, ha a che fare con l’identità».

Gli adolescenti non adottivi in genere si fanno tatuaggi trasgressivi, i ragazzi adottati invece si tatuano le iniziali della mamma biologico o adottiva. È un tassello nella costruzione di una identità che sentono fragile

Francesco Vadilonga, direttore CTA

Per questi ragazzi tatuarsi significa disegnare indelebilmente oggi, sulla propria pelle, riferimenti al proprio passato che saranno presenti anche domani, manifestando il bisogno di connettersi con la propria storia per creare una continuità nella propria identità. Passato e presente si radicano nel corpo. Il tatuaggio può rendere visibile il passato e aumentare la capacità di riflettere su di esso. Così come il corpo porta scritte su di sé le tracce corporee del passato, attraverso il tatuaggio, le storie dei ragazzi diventano tracce visibili.

Quanto al momento in cui il tatuaggio viene fatto, una delle domande a cui il concorso chiede di rispondere, «non sappiamo prevedere. Certamente l’adozione è un work in progress, ci sono momenti di equilibrio e momenti in cui il tema dell’identità torna critico: in genere sono momenti legati al ciclo vitale, quando ci si sposa, la nascita di un figlio, la morte di un genitore…». Questa ricerca, aggiunge Vadilonga, si inserisce nel solco di una novità: un nuovo servizio di sostegno alla ricerca origini, con taglio psicosociale ma che offrirà anche consulenza giuridica, che aprirà in autunno. «Molti si rivolgono ai Tribunali per i Minorenni ma poi incontrano difficoltà, ci sono ancora orientamenti diversi, l’accesso alle origini non è un diritto ma un diritto sottoposto a valutazione giuridica. Il fatto è che ormai le informazioni non sono solo negli archivi ma in rete, corriamo il rischio di tenere chiuse delle gabbie che in realtà sono piene di buchi». E proprio come il tatuaggio, la ricerca delle proprie origini e della propria identità implica il dolore di una ferita: entrare in contatto con vissuti dolorosi, di perdita e di abbandono. È riscrivere la propria storia, attraversandola con dolore, a partire da quei segni indelebili che corrispondono alle proprie ferite.

Il fatto è che ormai le informazioni sulle origini non sono solo negli archivi dei tribunali ma in rete: corriamo il rischio di tenere chiuse delle gabbie che in realtà sono piene di buchi

Francesco Vadilonga

Quanto alla criticità dell’adolescenza per i ragazzi adottivi e al campanello d’allarme sulla alta percentuale di ragazzi adottati che si ritrovano ad avere problemi psichiatrici, anche Vadilonga conferma: nelle adozioni e in particolare nell’adozione internazionale ci sono percentuali più alte che nella popolazione di riferimento. «Tutte le ricerche danno come raccomandazione il sostegno continuativo e prolungato ai ragazzi e alle famiglie, c’è da dire anche che la ricerca mette in discussione il pregiudizio genetico, un buon ambiente funge da fattore protettivo. Occorre una maggiore formazione deli operatori: dieci anni fa le adozioni internazionali avevano numeri eccezionali, i tanti bambini entrati allora oggi stanno crescendo e diventando adulti, è importante che i servizi per adulti abbiano operatori formati per prendere in carico le persone non solo per il sintomo specifico ma anche in funzione della loro storia».

Il concorso fotografico “La mia storia sulla pelle” è realizzato in collaborazione con il CARE-Coordinamento delle Associazioni familiari Adottive e Affidatarie in Rete. L’idea, la bellezza estetica, la tecnica fotografica, l’originalità e ciò che il tatuaggio esprime riguardo al tema delle origini saranno i criteri fondamentali della selezione. In palio anche un weekend in barca a vela nel Mediterraneo.

Contenuti correlati