Lodi
Scuola e migrazioni

La libraia di Lodi: "Solidarietà eccezionale, ma non è finita"

15 Ottobre Ott 2018 1742 15 ottobre 2018
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Intervista a Michela Sfondrini, cofondatrice del Coordinamento uguali doveri, che ha raccolto 60mila euro in pochi giorni mettendo fine alla "vergogna di vedere bambini stranieri obbligati a non potersi sedere a mensa con i compagni italiani". Martedì 16 ottobre mobilitazione in piazza dalle 8.30 "perché, nonostante le rassicurazioni dei due vicepresidenti del Consiglio, la sindaca non ritira il provvedimento", mentre entro il 6 novembre il Tribunale si pronuncerà sulla sua costituzionalità

È determinata Michela Sfondrini, 48 anni, libraia di Lodi. Con lei lo sono le persone che hanno creato il Coordinamento uguali doveri, che negli ultimi giorni ha ridato linfa vitale all’Italia della solidarietà: per aiutare i bambini stranieri rimasti esclusi dalla mensa scolastica e dallo scuolabus per nuovi adempimenti burocratici introdotti dalla sindaca Sara Casanova - che ora sono al vaglio del Tribunale per incostituzionalità - migliaia di persone hanno effettuato una donazione tanto da raggiungere 60mila euro in poco tempo. Una grossa mano l’ha dato un intenso servizio giornalistico dell’inviata de La7 Micaela Farrocco, la cui versione web è stata visualizzata da milioni di persone. “Abbiamo sospeso la raccolta temporaneamente perché abbiamo raggiunto il nostro primo scopo. Ma ora la mobilitazione va avanti a livello di presenza fisica, nella piazza del Broletto antistante al Comune, dove ci aspettiamo di essere ricevuti dalla sindaca il prima possibile”, spiega Sfondrini, titolare della libreria Sommaruga di 19 anni, a Vita.it. Per raggiungere questo obiettivo, martedì 16 ottobre dalle 8.30 alle 20.30 il Coordinamento ha annunciato un presidio in piazza al quale si prevede giungeranno moltissime persone, sia coinvolte direttamente sia solidali con chi sta subendo “questo atto discriminatorio che deve essere subito ritirato o modificato radicalmente”. A oggi le famiglie extracomunitarie che non sono in possesso della certificazione richiesta – come il documento, impossibile da recuperare in Patria perché non previsto, che attesti il non avere possedimenti nella terra di origine – devono pagare la mensa in fascia massima altrimenti devono portare a casa i bambini o dare loro un panino che consumano in un’aula apposita lontana dalla mensa.

Michela Sfondrini

Raccolta fondi chiusa per eccesso di donazioni, attenzione della politica e dell’opinione pubblica nazionale: come ci è riuscito un coordinamento territoriale come il vostro?
Con un continuo lavoro spalla a spalla, ognuno per la propria parte: le famiglie toccate dal provvedimento che fatto conoscere in città il loro disagio, in particolare lo scorso 14 settembre quando la comunità egiziana ha promosso un presidio in piazza Broletto spiegato gli effetti nefasti del regolamento sulle loro vite. La novità delle certificazione sulle proprietà in Patria è del 4 ottobre 2017 ed è entrata in vigore il 17 ottobre 2017: essendo già iniziato l’anno scolastico gli effetti non si sono visti allora ma in questo nuovo anno. Nel frattempo a livello locale se ne era parlato molto, con ampi dibattiti in consiglio comunale, ma non si era arrivati a fare cambiare idea alla sindaca. Da qui la necessità di creare un Coordinamento, che si è via via formato con famiglie coinvolte, famiglie dei bambini italiani compagni di classe, cittadini e associazioni solidali, liste civiche consiliari ed enti come Caritas, Acli e Azione cattolica. Un coordinamento che, oltre a fare pressione sul ritiro del documento, iniziasse a raccogliere fondi per sanare la parte che mancava alle famiglie in difficoltà per avere i servizi scolastici necessari. Sia chiaro: non stiamo parlando di “tariffe agevolate per gli extracomunitari”, ma di tariffe proporzionate al modello ISEE per tutti allo stesso modo, italiani e stranieri. Chi usa il termine “agevolate” inganna l’interlocutore.

Nelle ultime ore vari ministri e politici, compresi il titolare degli Interni Salvini e del Lavoro Di Maio, hanno fatto intendere un ripensamento delle norme in vigore. Ma la sindaca ha diramato una nota con la quale è decisa a non cambiare rotta. Cosa avviene ora?
La sindaca è dalla mattina di lunedì 15 asserragliata nel suo ufficio e non riceve nessuna televisione o testata giornalistica presente all’entrata del Comune. Noi, sospesa temporaneamente la raccolta fondi con la quale garantiremo almeno fino alle vacanze di Natale sia la mensa che lo scuolabus per le famiglie coinvolte, ora torniamo alla mobilitazione di piazza. Per questo chiediamo ancora più partecipazione cittadina.

Da molte parti d’Italia sono arrivati messaggi e azioni solidali. Ma i cittadini di Lodi che ne pensano?
Devo dire che l’attenzione mediatica enorme degli ultimi giorni, in particolare il servizio su Piazza Pulita, ha portato molta più gente di prima a rendersi conto della situazione e quindi a chiederci informazioni ascoltando le nostre spiegazioni. Cresce quindi la consapevolezza, anche se Lodi è oggi il simbolo di quanto accade un po’ ovunque: è spaccata come lo è l’Italia. Parecchio solidale da una parte, rancorosa e non accogliente dall’altra. Non c’è solo la parte del Paese che non vuole accogliere, sia chiaro, ma c’è anche quella, ed è d’accordo con la decisione della sindaca perché pensa di trovarsi di fronte a famiglie di “furbetti”. Noi sappiamo che non è così, per questo continuiamo a parlare con i lodigiani.

E' arrivata solidarietà anche dalle famiglie degli alunni compagni di classe e dagli insegnanti delle scuole lodigiane?
Anche in questo caso ci sono tutte le posizioni: da chi fin dai primi giorni ha espresso solidarietà e vicinanza anche in modo concreto per aiutare, a chi non è entrato in azione ma ha espresso le proprie perplessità, a chi invece ha dimostrato contrarietà alla nostra mobilitazione. Quello che noi stiamo cercando di fare capire è che quanto sta accadendo a Lodi è inedito e pericoloso: è l’unico capoluogo d’Italia ad avere un regolamento così. Un regolamento che va ritirato affinché non venga poi applicato altrove, per il bene di tutta la popolazione, non solo quella straniera.

Un pericolo concreto, quello descritto dalla libraia di Lodi, tanto che è notizia delle ultime ore un caso simile: la giunta regionale del Veneto esclude dalla concessione del Buono sconto per i libri scolastici le famiglie straniere che non possono dimostrare di non avere possedimenti nel Paese d’origine. Un nuovo “caso Lodi”, che nasce ancora prima che l’originale giunga a una soluzione rispettosa dei diritti e dei doveri di tutti i cittadini.

(La foto di copertina, di Michele Merola, è ripresa dalla pagina facebook del Coordinamento uguali doveri)

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