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Diritti umani

Diario di un condannato a morte, il libro di tutta una vita

24 Ottobre Ott 2018 1617 24 ottobre 2018
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Uscito nel 2018 per bookabook e scritto dall'esordiente Alessandro Piana, riporta ogni corrispondenza tra William Van Poyck, detenuto-scrittore famoso in tutto il mondo per il suo caso eclatante finito con l'esecuzione nel 2013, e la sorella Lisa. Pagine intense di una quotidianità sui generis

“Sono ancora in grado di vedere la bellezza di questo mondo e valutare la bontà delle tante anime belle che lavorano per rendere questo un posto migliore”. A William Van Poyck rimangono probabilmente poche ore di vita, quando prende carta e penna per scrivere alla sorella Lisa queste parole. All’età di 59 anni, di cui gli ultimi 8 passati in un carcere di alta sicurezza, Van Poyck è condannato a morte dallo Stato della Florida, Stati Uniti d’America, nonostante la Corte abbia messo nero su bianco che lui non era l’esecutore materiale dell’omicidio per cui era finito dietro le sbarre. Van Poyck prende carta e penna come ha fatto per altre decine di volte da qaundo è recluso e con un linguaggio tanto diretto quanto raffinato, racconta. Le sue giornate, le dinamiche della prigione, le notizie che arrivano dal mondo esterno, le emozioni che si alternano dentro di sé.

È Alessandro Piana, milanese laureato in ingegneria gestionale classe 1989, che raccoglie questo materiale prezioso traducendolo dal blog Death row diary (creato dalla stessa Lisa) e lo confeziona in un libro accattivante uscito per bookabook (2018, 18 euro) dal titolo “Diario di un condannato a morte”. È il suo esordio letterario, e che esordio: le pagine – ben 465, più alcune foto di Van Poyck – scorrono intense e soprattutto volutamente lente. Perché lento, anzi lentissimo è il tempo che passa per una persona la cui unica prospettiva è sapere la data in cui partirà dal braccio della morte verso il patibolo, che nel suo caso sarà l’iniezione letale. Dopo, tra l’altro, una vita spesa quasi tutta dietro le sbarre: il protagonista è detenuto dall’età di 17 anni, quindi sono oltre 40 i giri di giostra passati tra una struttura detentiva e l’altra.

Terribilmente reale, dato che il non plus ultra sarà il 12 giugno 2013, giorno dell’esecuzione di Van Poyck, “Diario di un condannato a morte” (qui sopra la copertina e le date delle prossime presentazioni) entra ed esce da temi cruciali legati al sistema giudiziario statunitense, tra date di esecuzione rinviate, processi con colpi di scena ma anche livelli estremi e disumanizzanti di burocrazia che annienterebbero l’animo di chiunque. Ancora, approfondimenti sui diritti umani - tra l’altro il libro ha l’appoggio della storica organizzazione non governativa Amnesty International, da sempre in prima linea per l’abolizione della pena di morte - aneddoti di vita in cella a volte anche con una dose di leggerezza non bonaria né scontata, per esempio quando il protagonisti parla dei propri gusti musicali, delle proteste per il rancio, dei rapporti con i compagni di detenzione - da quelli con forti problemi psicologici a chi ha già lasciato ogni speranza altrove - parecchi dei quali vengono giustiziati prima di lui lasciando così il vuoto dove prima c’era una persona. Non manca l’autocritica nelle lettere di Van Poyck a Lisa (che periodicamente riesce comunque a fargli visita, seppur non in modo assiduo data dal rigidità del sistema), soprattutto quando le racconta il suo passato fuorilegge dal quale oramai non potrà più scappare, seppur fino all’ultimo spera nella grazia presidenziale dato che ne avrebbe le carte in regola.

“Ho ricevuto un grande pacchetto di lettere, tutte da una classe di studenti sedicenni in una scuola in Irlanda”, scrive una volta entusiasta Van Poyck. “L’insegnate aveva letto la mia storia su Internet e ha chiesto ai suoi studenti, come progetto di classe, di scrivermi una lettera”. Era divenuto famoso anche in Europa, dato che del suo caso si è dibattuto molto ma soprattutto perché nei decenni passati in cella il protagonista del libro, oltre a studiare legge e diventare un ottimo supporto legale per altri detenuti, è diventato a sua volta scrittore: pubblica due romanzi e vari racconti brevi vincendo premi letterari, in particolare con la sua autobiografia, A Checkered Past, premiata con il primo premio nella sezione scrittori autopubblicati dell’International Book Awards Digest 2004. “Sono sopraffatto dalle lettere di sostegno provenienti da tutto il mondo”, scrive in un’altra emozionante lettera Van Poyck, poco dopo avere saputo la data definitiva dell’esecuzione. Si tratta di “persone che non conosco che mi ringraziano per avere avuto un impatto positivo sulla loro vita, o la vita di una persona cara, attraverso i miei scritti. Mi sono davvero commosso per questi messaggi. Non penso di sbagliare nel voler credere, alla fine, che la mia vita sia servita a qualcosa di buono […] e che in qualche modo sia stato in grado di riparare, almeno in parte, ai tanti errori che ho fatto in precedenza”. Buona lettura.

Foto di apertura: William Van Poyck e la sorella Lisa