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Il caso

Salvini, i pregiudicati e i 50 anni della curva del Milan

17 Dicembre Dic 2018 1046 17 dicembre 2018
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Il Ministro degli Interni Matteo Salvini è stato all’Arena Civica di Milano a festeggiare i 50 anni della Fossa dei Leoni. Lo storico gruppo della curva del Milan. Il problema è che quel gruppo non esiste più dal 2005 e le persone cui il ministro ha stretto la mano, consapevole del loro passato, sono noti pregiudicati. Ma a quanto pare alla stampa non interessa

Il primo flash di questa vicenda arriva il 15 novembre del 2005. Quel giorno è uno shock per il mondo del tifo organizzato italiano. Sul sito del primo gruppo ultras del Paese, fondato nel 1968, campeggia un comunicato stampa che sancisce: «Oggi finisce la storia della Fossa dei Leoni». Dopo 37 anni una gloriosa storia si conclude.

Il secondo flash invece è di poche settimane fa, di ottobre 2018, quando Report va in onda con una puntata dedicata al tifo organizzato della Juventus. Il cuore del discorso sono i legami tra tifo organizzato e ‘ndrangheta. Il conduttore Sigfrido Ranucci, a più riprese, ci tiene a sottolineare un aspetto: «oggi si parla di Juventus ma il tema è più ampio e coinvolge anche altre tifoserie, grandi e piccole». Al riguardo su Vita.it facemmo il punto su questo fenomeno.

L’ultimo flash è di queste ore ed è cronaca. Matteo Salvini si è recato all’Arena Civica di Milano alla festa per i 50 anni della Fossa dei Leoni. Si proprio quel gruppo scioltosi nel 2005. Il ministro sorridente stringe mani, in particolare quella di Luca Lucci. Per poi dire: «Io stesso sono indagato. Sono un indagato in mezzo ad altri indagati».

Salvini con Lucci

Perché questa frase? Perché Lucci nel giugno 2018 è stato arrestato, insieme ad altre 22 persone, per traffico di droga. Lo sorpresero con 600 chili di cocaina. Lucci è un uomo vicino a Giancarlo Lombardi, detto Sandokan, capitano dei Guerrieri ultras, oggi Curva Sud, indagato a sua volta per riciclaggio con manager vicini al clan palermitano Fidanzati. Lombardi che tra le altre cose è in rapporti con Loris Grancini, capo dei Viking della Juventus, a sua volta in contatto con un importante fiduciario delle cosche Sergi e Papalia. Insomma è un uomo integrante a quel sistema di cui Report aveva parlato. Insomma qualcosa di più di semplici pregiudicati con la passione del calcio.

E se già è di una gravità assoluta che il Ministro degli Interni si rechi a rendere omaggio a un pregiudicato in odore di mafia ad essere ancora più grave è il silenzio dei media. Non tanto quelli sportivi che ci hanno ormai abituato ad ogni genere di cecità, ma anche quelli generalisti.

Un mondo dell’informazione senza memoria e senza voce. Nessuno che ricordi il perché di quello scioglimento nel 2005, nessuno che ricordi gli agguati con annessi gambizzamenti, in perfetto stile mafioso, del gruppo dirigente della allora Fossa dei Leoni. Nessuno che ricordi che lo scioglimento di quello storico gruppo avvenne per motivi che nulla avevano a che fare con il tifo. Questione di soldi era allora. E questione di soldi è ancora oggi, nel rispolverare un brand forte, il leone ruggente, che tanto aveva significato per molti.

Matteo Salvini dice di andare in Curva da tanti anni, da quando era bambino. E dunque non può non sapere. Prima come tifoso poi come ministro. I media decideranno di parlare di curve e tifosi al prossimo scontro e al prossimo morto. A morire intanto sono il giornalismo e il calcio italiano.

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