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Migrazioni e lavoro

Il collega di lavoro è una persona rifugiata? Il valore aggiunto è per tutti

23 Gennaio Gen 2019 1439 23 gennaio 2019
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Cronaca di una giornata nel vivo di Safe In, progetto per l'inclusione lavorativa di Fondazione Adecco per le Pari opportunità e JPMorgan Chase Foundation che ha già avviato al lavoro 47 persone in pochi mesi. Siamo stati in un supermercato Carrefour Gourmet per assistere alla valutazione di metà tirocinio di un beneficiario del progetto

Il tirocinio di Abero, impiegato nel reparto gastronomia sta andando talmente bene che ora vorrei insegnargli anche come si gestiscono gli ordini di un supermercato, così se un giorno dovesse aprire una propria attività ha già le basi. Perché è un ragazzo estremamente in gamba”. Parola di direttore. Quartiere commerciale di Roma, molto popolato e sviluppato: siamo in un punto vendita della catena Carrefour Italia. Non uno qualunque: “è un Carrefour Gourmet, ovvero un formato che si propone una shopping experience che unisce gusto e convenienza, in un ambiente curato (belle le scaffalature nere, che valorizzano il prodotto) e dall’atmosfera meno massificata, in modo da soddisfare anche il target dei cosiddetti food lovers” spiega Aniello Bove, Responsabile Risorse umane regionale di Carrefour Italia, che ci accoglie all’entrata in una soleggiata mattina di novembre assieme a Massimiliano Della Bella, Store Manager del supermercato e Michaela Imperatori, Responsabile Sviluppo Progetti di Fondazione Adecco per le Pari opportunità, ente promotore del progetto biennale Safe In - assieme a JPMorgan Chase Foundation - grazie al quale Abero e altre cento persone titolari di protezione internazionale possono essere avviate al lavoro tra Roma e Milano.

Massimiliano Della Bella, Michaela Imperatori e Aniello Bove all'entrata del Carrefour Gourmet di Roma

Siamo di fronte a una giornata importante, perché è quella della valutazione di metà tirocinio sia per il 25enne nigeriano Abero Sangare che per altri tirocinanti. E assistervi è un’esperienza fondamentale per capire nel concreto come Safe In - uno dei fiori all’occhiello di Fondazione Adecco nell’accompagnamento di soggetti in difficoltà occupazionale, che da inizio 2018 ha già permesso a 47 persone di ottenere un contratto di lavoro duraturo - stia incidendo nella promozione dell’inclusione lavorativa. L’approccio è tenacemente personalizzato “perché spesso i rifugiati beneficiari del progetto hanno capacità individuali, come per esempio la laurea nei paesi di origine, che vanno valorizzate: si cerca quindi il meglio che c’è, per ribaltare la percezione che lo straniero anche se qualificato debba partire da zero”, spiega Imperatori, che lavora in Fondazione Adecco dal 2001. E in effetti il dialogo fitto e senza fronzoli tra lei, il direttore del supermercato e il responsabile risorse umane di Carrefour Italia, mostra l’assoluta serietà del percorso formativo in atto, giunto al giro di boa dei tre mesi su sei previsti. Vengono analizzati i punti di forza e di debolezza del tirocinante - nello specifico di Abero i secondi sono assenti, ma nel caso di una seconda persona ci sono e vengono valutati con l’obiettivo di un miglioramento immediato - prima senza la sua presenza poi con il confronto diretto.

Viene poi stabilità una road map per il periodo restante, ed è qui che per Abero, presente al monitoraggio per una breve parte durante l’orario di tirocinio, arriva la proposta dello Store Manager: “Ti propongo un percorso formativo verticale: mi piacerebbe spiegarti quello che avviene dietro questo lavoro, ovvero darti nozioni su come si fanno gli ordini e sulle logiche economiche del reparto”. Abero ascolta, recepisce positivamente ma non si nasconde: “non vorrei però perdere il contatto con la clientela, è quello che mi motiva di più”, risponde. L’entusiasmo che mette nel lavoro è contagioso: “dopo il suo arrivo ho notato anche nei colleghi uno scatto motivazionale, non lo dico per bontà d’animo”, spiega Della Bella, “e noto una forte propensione all’aiuto reciproco, anche nelle situazioni più delicate”. L’esempio rende bene l’idea: “può capitare che alcuni clienti, in particolare anziani, facciano fatica a farsi servire da Abero, per imbarazzo all’idea di non riuscire a farsi capire nella propria richiesta: ebbene sono i colleghi a superare l’impasse, servendo essi stessi, insieme ad Abero, queste persone e mettendole nelle condizioni di superare il loro blocco”. D’altronde, sia Fondazione Adecco che Carrefour Italia basano sulla valorizzazione della diversity il loro operato: “ci adoperiamo per valorizzare i casi più virtuosi di manifestazione delle diversità”, spiega Bove.

Abero Sangare, 25 anni, al lavoro nel reparto gastronomia del supermercato

Dopo due ore fitte di confronto, il monitoraggio del tirocinio si conclude con un’ultima considerazione sull’impatto del progetto Safe In: “Siamo soddisfatti che in Carrefour Italia, come in altre aziende partner, l’approccio verso la persona rifugiata sia corretto e consideri come priorità la formazione. Comprendere che i beneficiari che inseriamo debbano imparare un mestiere e dunque interpretare correttamente l’obiettivo del tirocinio non è cosa scontata. Capita a volte di avere difficoltà a far passare l’importanza di questo concetto ma, coinvolgere le aziende in tutte le fasi del percorso di inclusione e non solo in quella finale, ci aiuta nel nostro intento””, spiega Imperatori. Un’attenzione alla persona che permea ogni fase di Safe In, dalla formazione iniziale ai laboratori specifici (a Roma, in particolare, panetteria e panificazione in collaborazione con la Fondazione Il Faro, a Milano anche manifattura e carrellista con Fondazione Verga e Casa Iannacci) fino all’inserimento in azienda, “che prevede per tutti i beneficiari una giornata orientativa ‘in situazione’, dove il direttore spiega loro ogni dettaglio del lavoro di tutto l’organico e gli obiettivi aziendali”, aggiunge la Responsabile Sviluppo progetti di Fondazione Adecco. Nel frattempo è arrivato il momento dei saluti, e coincide con la fine del turno di Abero, che in men che non si dica è già cambiato e sulla porta del supermercato. “Devo andare alla Fondazione Il Faro, mi aspettano per fare una testimonianza ai nuovi ragazzi che sono ora in formazione”, spiega. “Cosa dirai loro?”, chiediamo. “Di mettersi alla prova senza remore, di chiedere aiuto in caso di dubbio su come agire e di non sentirsi offesi o abbattuti se qualcuno segnala eventuali errori: ogni spunto è ottimo per migliorarsi”. Anche noi, nel frattempo, raggiungiamo la sede de Il Faro in tempo per ascoltare il discorso di Abero e soprattutto vedere gli aspiranti panificatori all’opera. Ma questa è un’altra storia, che racconteremo presto.

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