Anffas Capacity
Anffas

Addio all'interdizione, per le persone con disabilità solo amministratori di sostegno

20 Febbraio Feb 2019 1155 20 febbraio 2019
  • ...

È la prima delle 5 raccomandazioni di Anffas alla politica, per dare attuazione concreta all'articolo 12 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, che parla di uguaglianza davanti alla legge e del diritto a decidere della propria vita. Le raccomandazioni sono uno degli esiti del progetto "Capacity"

Le persone con disabilità intellettive possono prendere decisioni per la propria vita. Lo hanno dimostrato le testimonianze portate a Roma a conclusione del progetto "Capacity", presentando il lavoro svolto e i risultati ottenuti e affermando con convinzione il loro forte desiderio di essere cittadini pienamente coinvolti. Come Matteo, che in questo video esprime il suo desiderio di cambiare la sua carrozzina.

Il progetto “Capacity: la legge è eguale per tutti”, promosso da Anffas Nazionale e realizzato con il contributo finanziario concesso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è stato avviato nel novembre 2017 proprio per sperimentare modelli innovativi di sostegno al processo decisionale per le persone con disabilità intellettive e disturbi del neuro-sviluppo, in attuazione dell’articolo 12 della Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità. Oltre ai toolkit dedicati e a un rapporto dell’Istituto di Studi Giuridici Internazionali sulla conformità delle leggi italiane all’articolo 12 della Convenzione Onu, il progetto ha consentito di mettere a fuoco cinque raccomandazioni ai decisori politici.

Eccole:

  1. Occorre abrogare gli istituti giuridici dell’interdizione e dell’inabilitazione, prevedendo come unica misura di protezione giuridica l’amministrazione di sostegno, modificata però in maniera tale che garantisca i diritti, la volontà e le preferenze di ciascuna persona con disabilità, senza in nessun modo sovrapporsi o sostituirsi alla persona.
  2. Occorre riconoscere nel nostro ordinamento giuridico e nella prassi amministrativa, il “processo decisionale supportato” delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo e/o non in grado di intendere o di volere.
  3. Occorre inserire in tutte le norme, direttive, linee guida, etc. che è un diritto delle persone con disabilità l’acquisizione di processi di autodeterminazione e la possibilità di avere sostegni formali ed informali per la manifestazione dei propri desideri bisogni ed aspettative nella sua presa di decisioni.
  4. Occorre inserire in tutte le norme, direttive, linee guida, etc. che è un diritto delle persone con disabilità vedersi predisposti gli strumenti e le condizioni atte a garantire un effettivo e possibile “processo decisionale supportato” e un sistema di sostegno basato sulla migliore interpretazione dei desideri predisponendo un’idonea attività formativa per gli operatori del diritto, i familiari delle persone con disabilità, gli operatori sociali e sanitari.
  5. Occorre definire una disciplina chiara e puntuale che garantisca l’esercizio di voto supportato da parte delle persone con disabilità intellettive e/o relazionale.

«Anffas recapiterà queste raccomandazioni a chi in Italia ha il potere di attuarle a tutti i livelli e non mollerà finché non saranno effettivamente recepite… gli staremo addosso!», commenta Roberto Speziale, Presidente Nazionale Anffas Onlus. «Chi dice che le persone con disabilità non possano partecipare attivamente e dare un contributo di valore alla vita della propria comunità e alla società tutta, non ha mai chiesto alle persone con disabilità la loro opinione e il loro contributo. Più che mai oggi, grazie al progetto Capacity, le persone con disabilità intellettive sono consapevoli che anche loro possono prendere delle decisioni nella loro vita, possono far sentire la loro voce e pretendere che sia rispettato il loro diritto di scegliere con i giusti e adeguati supporti. Anffas e le famiglie che rappresenta sono orgogliose di affermare che in Italia è stato fatto finalmente un passo fondamentale per fare in modo che l’articolo 12 della Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità non rimanga solo una bella teoria».

Contenuti correlati