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Focus

Francesco Pugliese: conoscere i territori per fare meglio il nostro mestiere

25 Febbraio Feb 2019 1018 25 febbraio 2019
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«La sorpresa più grande? La vitalità delle comunità dell’Italia nascosta. Il prossimo Viaggio? Alla scoperta delle nuove filiere alimentari». Dialogo con l’amministratore delegato di Conad su il Grande Viaggio Insieme, l’iniziativa che dal 2015 porta lo storico consorzio cooperativo della grande distribuzione in giro per lo Stivale

Il Grande Viaggio Insieme per Conad in un certo modo è un viaggio alle radici del mutualismo, come ha rilevato anche Aldo Bonomi. A volerlo è stato Francesco Pugliese che del consorzio nazionale dettaglianti è amministratore delegato dal 2014.


Francesco Pugliese

Da dove nasce questa esigenza? Un’operazione di marketing o c’è qualcosa di più?
Per Conad il Grande Viaggio è stata sin da subito una “scommessa” sulla comunità. Il marketing c’entra poco: il nostro è un progetto che va ben al di là del pur legittimo obiettivo di posizionare il brand Conad, è soprattutto una risposta a un’esigenza nata dentro di noi. Abbiamo sentito che era il momento di fare ciò che fanno ogni mattina i nostri soci imprenditori quando alzano le serrande dei loro negozi: metterci la faccia e toccare con mano il Paese reale, che è più vario e complesso del ritratto che emerge da statistiche e indagini di mercato. Il Grande Viaggio è nato perché volevamo andare a conoscere le persone nelle loro città, organizzando una manifestazione che avesse luogo nelle piazze, che coinvolgesse le società sportive cittadine e le famiglie, gli anziani e le associazioni di volontariato. Inizialmente abbiamo dato all’iniziativa la dimensione di una festa, di un momento di condivisione. Poi abbiamo aggiunto lungo il percorso altri tasselli: man mano che l’esperienza proseguiva si faceva sentire più forte il bisogno di conoscere le comunità locali, comprendere cosa accade al loro interno. Quindi abbiamo arricchito il tour di momenti di confronto con i protagonisti dei territori che andavamo a visitare, e ci siamo messi in “ascolto” ̀.

Il viaggio è incominciato nel 2015. Quali sono gli aspetti che più l’hanno sorpresa?
Più di tutto mi ha sorpreso scoprire che esiste un pezzo d’Italia “nascosta”, che resta lontano dalla narrazione comune. In questi lunghi anni di crisi abbiamo sentito parlare di giovani sconfitti, imprenditori arresi alla crisi, fabbriche chiuse, famiglie in difficoltà, disoccupazione e paure, e la fotografia che viene fuori dalle più recenti indagini degli istituti di ricerca mostra un Paese ripiegato su sé stesso, impaurito e per certi versi incattivito. Tutto questo purtroppo corrisponde a realtà, ma è stata una meravigliosa scoperta realizzare che parallelamente, in questi anni, cresceva anche un’Italia diversa, che crede nel domani. È l’Italia delle città di piccole-medie dimensioni, spesso lontane dai grandi poli di attrazione, dove ancora ci si conosce e dove è forte e radicato quel senso di appartenenza e di comunità che è il collante della società. I volontari che operano nelle Caritas, le cooperative di lavoratori onesti, i giovani che tornano nella loro terra per fondare startup innovative, gli imprenditori ostinati e appassionati, gli amministratori locali impegnati nella valorizzazione dei propri territori sono tutti pezzi di quel bellissimo puzzle, ricco di esempi di operosità a cui tutti dobbiamo ispirarci per uscire dalla spirale di paure e rancori in cui ci hanno precipitato crisi e populismi.

Quali gli sviluppi futuri ?
Continueremo a dare spazio all’ascolto delle comunità, all’approfondimento, allo scambio. L’edizione 2019 del Grande Viaggio sarà dedicata in particolare alle filiere alimentari. Il nostro obiettivo è valorizzare i produttori italiani e le piccole e grandi eccellenze che oggi sono il vanto del Made in Italy. Siamo consapevoli che una grande impresa cresce bene solo se crea sviluppo, lavoro. In quest’ottica desideriamo rafforzare le partnership con i nostri fornitori e creare nuovi e più forti legami, offrendo opportunità di business a chi condivide i nostri valori.

Questa esperienza avrà ricadute anche in termini di governance e orientamento del business?
Comprendere ci aiuta a orientare il business nelle giuste direzioni, e il Grande Viaggio è uno strumento in più che abbiamo per capire cosa le persone ci chiedono e si aspettano da noi. In questi anni abbiamo visto che esiste un bisogno diffuso di fidarsi, e di partecipare alla creazione di un modello di sviluppo più sostenibile: non per caso le nostre scelte hanno seguito questa rotta, con l’attenzione alla qualità e all’etica, la creazione di linee di prodotti dedicate a chi è sensibile a determinati temi, o l’adozione di misure per contenere l’impatto ambientale di alcune attività. L’esperienza del Grande Viaggio è però parte di un progetto più ampio e ambizioso. Come ha ricordato di recente a Davos il cofondatore del colosso finanziario BlackRock, Larry Fink, nel suo appello ai Ceo di tutto il mondo, alle imprese oggi viene chiesto di assumere un ruolo di guida della società. Un gruppo che vuole definirsi “responsabile” non può limitarsi a iniziative spot. Questioni come il welfare o la sostenibilità ambientale, il benessere delle comunità locali, e anche temi etici come l’uguaglianza di genere devono entrare nelle strategie aziendali. È ciò che Conad sta iniziando a fare per essere sempre di più “impresa di comunità”.

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