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Forum Terzo settore

5 per mille, il ritorno del tetto è solo uno dei nodi da sciogliere

3 Giugno Giu 2019 1730 03 giugno 2019
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La mobilitazione di Vita contro la “reintroduzione” della limitazione ai fondi del 5 per mille arriva in Senato. Alla conferenza stampa di mercoledì 5 giugno parteciperà anche Maurizio Mumolo, direttore del Forum Terzo Settore: «Da risolvere, oltre al tetto, ci sono le questioni relative al Registro Unico, alle attività secondarie e all'attività di vigilanza»

Il 5 per mille, edizione 2017, destinato dai contribuenti ha sforato il tetto dei 500 milioni previsti dalla copertura. Le cifre erogate al non profit così tornano ad essere limate dall'Agenzia delle Entrate. «Quella del tetto è una questione da risolvere una volta per tutte. Me è solo uno dei tanti temi sul tavolo», spiega Maurizio Mumolo, direttore del Forum Terzo Settore, che parteciperà il 5 giugno alla conferenza stampa organizzata da Vita a Palazzo Madama che affronterà il tema a partire dalla interrogazione presentata da Edoardo Patriarca.


Maurizio Mumolo

Stando all’Agenzia delle Entrate il tetto di 500 milioni, anche se non si sa di quanto, è stato sforato e quindi ci sono risorse che non verranno ripartite…
È una questione che purtroppo si è posta più volte nella storia del 5 per mille. Anni fa la disponibilità che veniva messa in Finanziaria era inferiore rispetto alle scelte dei contribuenti. Allora il Forum si era espresso contro questa situazione e aveva protestato richiedendo che il 5 per mille diventasse una misura ordinaria smettendo di essere sperimentale e che vi fossero tutte le risorse necessarie per rispettare la volontà dei cittadini. La posizione del Forum è ancora quella di allora.

Il 5 per mille oggi però è stabilizzato…
Sì, grazie anche alla movimentazione del Forum e di tutte le associazioni. È una misura stabile che vive però questo problema: il tetto stabilito, i famosi 500 milioni, non basta. La cosa positiva è che c’è stata una presa di posizione del Governo che ha espresso, attraverso il sottosegretario Durigon, la volontà è di andare verso la direzione di alzare quel limite.

Quali i passi necessari per risolvere la situazione?
Innanzitutto c’è un grande passo che il Governo deve fare. La norma attuativa del 5 per mille infatti non è stata ancora adottata. È vero che c’è un problema rispetto alla dotazione finanziaria adeguata. Ma ci sono molti altri problemi.

Quali?
In primo luogo il nodo dei fondi residui. C’è una parte cospicua del 5 per mille che non è oggetto delle attribuzioni dei cittadini. È circa il 10 per cento della somma totale. Se il cittadino non sceglie a chi destinare il proprio 5 per mille quelle risorse vanno in un calderone generale quelle risorse vanno in un calderone generale. Finora il meccanismo per destinare questi gonfi era la ripartizione matematica. Noi sappiamo che c’è un grande divario tra le risorse che vanno ai soggetti più grandi e strutturati rispetto alla gran massa dei soggetti. Ci sono diverse proposte che vanno nella direzione di un meccanismo perequativo che andasse a vantaggio delle realtà più piccole. Anche se noi come Forum proponiamo un’idea diversa.

La spieghi…
La nostra idea è di non distribuirle a pioggia tra i soggetti più piccoli, dando pochi euro a ciascuno. Ma piuttosto di investirli in attività e progetti che mettessero in condizione questi piccoli soggetti di svolgere attività di fundraising ed essere più in grado di comunicare sul territorio la qualità della propria proposta.

C’è anche il problema dei residui tecnici. Su questo qual è l’idea del Forum?
Si esistono tutta una serie di risorse, percentualmente piccole, ma che hanno un peso apprezzabile, che non vanno a finire in attività attinenti al 5 per mille. Nel caso in cui, ad esempio, dei soggetti cessano l’attività, le risorse che erano destinate a quelle realtà vanno a finire nel residuo passivo e tornano nel bilancio generale dello Stato. Bisogna immaginare come orientare questi fondi rispetto al desiderio e all’intenzione del contribuenti quando li ha destinati. Ma non è tutto. C’è anche il tema del sostegno alla rappresentanza

A cosa si riferisce?
Al sostegno degli enti di rappresentanza degli enti del Terzo settore. Si era già immaginato di destinare una quota del 5 per mille a questo scopo. Cosa che poi non si fece perché mancava la certificazione di questa rappresentanza. Oggi la legge ha dato una risposta certificando gli enti che svolgono questa attività. Quindi è auspicabile ripensare a quel tipo di soluzione. Tutte queste sono problemaitche che vanno insieme alla vicenda del tetto. Servono certamente più risorse. Ma vanno risolti tutti questi temi.

Con la Riforma del Terzo settore per altro il quadro cambierà…
È presumibile che con l’entrata in funzione, anche se non è purtroppo imminente, del Registro Unico del Terzo settore, che definisce la platea degli Enti di Terzo settore, questa possa essere più numerosa degli aventi diritto di oggi.

Quali sono gli atti normativi più importanti per rendere completa la normativa del Terzo settore?
Tra Codice e Impresa sociale ci sono oltre 40 atti che devono essere prodotti, e di questi siamo ancora a meno della metà. Tra i più importanti, oltre al Registro Unico, possiamo ricordare certamente quello relativo alla definizione delle cosiddette attività secondarie che è stato già vagliato e approvato dalla Cabina di Regia. È importantissimo perché riguarda il modo in cui si autofinanziano la gran parte degli enti di Terzo settore. È ora al vaglio del Consiglio di Stato. Poi c’è il decreto attuativo che riguarda l’esercizio dell’attività di vigilanza degli Enti di Terzo settore. Queste sono le tre cose più importanti e più urgenti.

A proposito di Cabina di Regia, voi siete a quel tavolo?
Si siamo stati aggiunti da questo Governo con un dcpm. Abbiamo fatto un’unica riunione circa un mese e mezzo fa.

Tutti questi temi saranno al centro della conferenza stampa in Senato, organizzata da Vita, per sensibilizzare il Governo su questo tema…
Sì, è molto importante che il Parlamento tutto, Camera e Senato, porti avanti un’attività di sollecitazione e vigilanza nei confronti del Governo perché tutte queste istanze trovino una risposta.

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