Il caso

Registro unico per il Terzo settore e legge sulle false coop contro le Fake Onlus

2 Luglio Lug 2019 1326 02 luglio 2019

L'inchiesta che ha portato all'arresto di 11 persone questa mattina a Lodi conferma ancora una volta la necessità non più prorogabile di distinguere fra chi si occupa di accoglienza e integrazione in modo corretto e chi utilizza la qualifica di onlus per scopi spesso illegali. Due passi da fare in questa direzione sono chiari, ma il Governo fino a oggi, nei fatti, ha preferito occuparsi d'altro. Speriamo che ora apra gli occhi

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Migranti LOUISA GOULIAMAKI:AFP:Getty Images
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L'inchiesta che ha portato all'arresto di 11 persone questa mattina a Lodi conferma ancora una volta la necessità non più prorogabile di distinguere fra chi si occupa di accoglienza e integrazione in modo corretto e chi utilizza la qualifica di onlus per scopi spesso illegali. Due passi da fare in questa direzione sono chiari, ma il Governo fino a oggi, nei fatti, ha preferito occuparsi d'altro. Speriamo che ora apra gli occhi

Associazione per delinquere, truffa allo Stato e autoriciclaggio. Sono queste le accuse mosse dalla procura di Milano alle 11 persone arrestate questa mattina dalla guardia di finanza di Lodi e coinvolte nell'inchiesta Fake Onlus.

Quattro i soggetti coinvolti: Volontari senza frontiere, Milano Solidale, Amici di Madre Teresa e Area solidale, tutte operanti tra Lodi, Pavia e Parma. Il pubblico ministero Gianluca Prisco ha evidenziato come di eccezioni: «Non bisogna sottovalutare che ci sono altre onlus che invece hanno ben gestito la accoglienza di migranti». Un’accortezza che no ha frenato il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini: «Stamattina è scattata l'operazione con l'impiego di più di cento finanzieri. Meno sbarchi e meno soldi per i professionisti dell'accoglienza: così risparmiamo, difendiamo l'Italia e investiamo per assumere più forze dell'ordine. La pacchia è finita». Da quanto emerge in queste ore più che professionisti dell’accoglienza nel mirino delle indagini ci sono «noti pluripregiudicati appartenenti alla 'ndrangheta».

Naturalmente la notizia sta scuotendo il mondo del Terzo settore lombardo impegnato sul fronte della gestione dei migranti. Oggi dalle 18 a Chiaravalle (Milano) le cinque cooperative (Coop Lotta Contro l’Emarginazione Onlus, Diapason Cooperativa Sociale, FuoriLuoghi Onlus, Il Melograno Onlus, Passapartout Consorzio di Imprese Sociali) che hanno detto No al bando della “accoglienza” della Prefettura di Milano e il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza promuovono l’iniziativa pubblica Porti chiusi, porte aperte. Un appuntamento che alla luce dei nuovi fatti di cronaca assume una rilevanza ancora maggiore.

Dal canto nostro ci permettiamo di sollecitare (ancora una volta) il Governo e il Parlamento a chiudere l’iter per approvare due provvedimenti che sarebbero senz’altro utile a separare le cooperative sociali e gli enti del Terzo settori autentici, da cui si ammanta della qualifica di onlus in modo criminale.

I provvedimenti in questione sono la legge sulle false cooperative e il registro del Terzo settore. Due norme, che il Governo che per bocca di Salvini oggi grida allo scandalo, continua a rinviare sine die.

IL REGISTRO DEL TERZO SETTORE

Recentemente è stato prorogato da agosto 2019 a giugno 2020 il termine per l’adeguamento degli statuti per gli enti che volessero iscriversi al Registro unico del Terzo settore (Runts, previsto dalla riforma del Terzo settore approvata nel 2016). Il Registro consentirebbe di avere un unico elenco nazionale l'iscrizione al quale sia obbligatoria per tutti gli enti di Terzo settore che si avvalgano "prevalentemente o stabilmente" di fondi pubblici, privati raccolti attraverso pubbliche sottoscrizioni, o di fondi europei. Di fatto costituirebbe un filtro preliminare per tutte quelle realtà che si dicono non profit che volessero intrattenere rapporti con la pubblica amministrazione.

LA LEGGE SULLE FALSE COOPERATIVE

Lavoratori sfruttati e con contratti non in regola, sedi legali irrintracciabili, dipendenti fatti passare per soci ma senza alcun diritto e ruolo, e soci o amministratori unici che fanno il bello e il cattivo tempo. È la carta identità delle false cooperative, quelle che spesso si aggiudicano le gare al massimo ribasso e che aprono e chiudono nello spazio di un batter di ciglio.

«Chiediamo al presidente Conte e al governo di fare il possibile per approvare presto, entro l’estate, la legge contro le false cooperative (norma di cui si parla dal 2105, dai tempi di Mafia Capitale, ndr.). I lavoratori sfruttati dalle false cooperative sono circa 100mila con un danno erariale stimato di 750 milioni. Va colpita anche la committenza che in modo illegale trae vantaggio competitivo nell’avvalersi di false coop. Siamo gli unici a chiedere di rafforzare i controlli, ma in totale sono 3,3 milioni i lavoratori irregolari in tutte le imprese italiane con una perdita per le casse dello Stato di oltre 107 miliardi tra evasione fiscale e contributiva». Questa l’ultima accorata richiesta che il primo febbraio scorso Maurizio Gardini, nel discorso di chiusura del suo mandato da portavoce dell’Alleanza delle cooperative rivolgeva al presidente del consiglio Giuseppe Conte. Questa la sua risposta: «Il vostro modello è da preservare contro le false coop e avrete l’appoggio assoluto del governo». Un appoggio che adoggi non ha prodotto alcun risultato.

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