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L'armatore di Mediterranea: «Di nuovo in mare, per testimoniare e denunciare quello che nessuno vede»

3 Luglio Lug 2019 1247 03 luglio 2019
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Dialogo con Alessandro Metz: «Nella serata di ieri, mentre veniva liberata Carola Rackete, è stata votata l’esclusione di Sea Watch dall'audizione in Parlamento sul decreto sicurezza. Per questo anche noi disertiamo l’appuntamento». Un favore a Salvini il nostro attivismo? «Il cuore della nostra azione è tenere alta l’attenzione e la visibilità di quella che oggi è la frontiera più pericolosa e letale al mondo»

«Carola Rackete è libera e non è una fuorilegge. Nella notte uno spaventoso bombardamento ha ucciso 40 persone rinchiuse in un centro di detenzione in Libia, dimostrando che non può essere considerato un porto sicuro». Così si legge in un comunicato congiunto di SeaWatch, Mediterranea, MSF, Open Arms e Tavolo Asilo con cui spiegano perché abbiano deciso di disertare la prevista audizione alla Camera sul Decreto Sicurezza Bis.

Alessandro Metz

«Nella serata di ieri alcuni deputati di Lega e Fratelli d’Italia hanno chiesto e ottenuto l’esclusione di Sea Watch dagli auditi alle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia in cui è in discussione il Decreto Sicurezza Bis», spiega Alessandro Metz, armatore di Mediterranea. Una scelta «isterica e motivata con il comportamento del capitano della nave considerato criminale, al netto delle decisioni della magistratura arrivate nelle stesse ore».

Per questo le ong, «tra cui anche noi, hanno deciso di disertare la convocazione», continua l’armatore, «abbiamo scritto una lettera al presidente della Camera Roberto Fico e ai presidenti delle due Commissioni, annunciando la nostra decisione e abbiamo convocato una un’audizione pubblica-conferenza stampa per spiegare l’impatto delle nuove norme sulla vita di migranti e rifugiati».

All’appuntamernto saranno presenti oltra Metz anche Filippo Miraglia del Tavolo Nazionale Asilo, Riccardo Noury del Tavolo Nazionale Asilo, Claudio Paterniti Martello di Antigone, Arturo Salerni di Open Arms, Marco Bertotto di Medici Senza Frontiere e Giorgia Linardi di SeaWatch.

Una cosa è certa per Metz: «continueremo a prendere il mare per testimoniare, monitorare e denunciare ciò che accade e, se necessario, soccorrere chiunque rischi di morire nel Mediterraneo Centrale». Una scelta frutto di un ragionamento preciso: «spesso ci viene detto che il nostro lavoro porta acqua alla retorica di Matteo Salvini. Io non ho certezze assolute. Il problema me lo sono posto. Ma mi sono anche chiesto se sia vero il contrario, se cioè lasciare morire delle persone tolga voti a Salvini. A me non sembra. Il cuore della nostra azione è tenere alta l’attenzione e la visibilità di quella che oggi è la frontiera più pericolosa e letale al mondo. Il nostro lavoro è far assumere a dei freddi numeri concretezza. La concretezza di ogni singola storia fatta di corpo, sofferenza, sogni, fatiche».

E Metz ci tiene a concretizzare anche questa idea. «Facendo questa attività io ho avuto la fortuna di conoscere Alima, salvata sulla Mare Jonio con sua mamma. Una bambina che dà il senso della bellezza e della vita. Alima salverà il mondo con il suo sorriso e i suoi occhi felici. Il resto conta poco. Qualcuno dirà che era giusto che morisse in mare? Amen, non mi interessa».

Neanche i problemi legali frenano la convinzione che stare in mare sia necessario e doveroso. «A noi non è mai capitato quello che è successo in questi gironi a Sea Watch 3. I due ultimi nostri sbarchi si sono risolti in 12 e 6 ore. Abbiamo semmai il problema di avere due inchieste aperte e comandanti e capi missione delle operazioni indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e disobbedienza all’ordine di una nave militare. Ma ogni situazione fa storia a sé perché si sta modificando tutto, c’è una pressione politica diversa e continuano ad arrivare nuovi decreti». Ma la sentenza di ieri «ci fa sperare. È la conseguenza del fatto che la nostra Costituzione dice, all’articolo 10, che le leggi interne devono essere sempre rispettose delle convenzioni e accordi internazionali che abbiamo sottoscritto. C’è quindi un sistema di norme che nessun decreto potrà mai scardinare, crederlo è giuridicamente fantasioso e impossibile», conclude Metz, che aggiunge, «Noi di Mediterranea, come tutte le altre ong impegnati in mare, mettiamo in campo un’azione di disobbedienza morale ma di obbedienza civile. Disobbediamo al discorso pubblico nazionalista e xenofobo e al divieto, di fatto, di testimoniare quello che succede nel Mediterraneo e obbediamo, invece, alle norme costituzionali e internazionali, comprese l’obbligatorietà del salvataggio di chi si trova in condizioni di pericolo e la sua conduzione in un porto sicuro se si dovessero verificare le condizioni».

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