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Adozioni internazionali

Otto coppie: così ripartono le adozioni in Cambogia

17 Luglio Lug 2019 0646 17 luglio 2019
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Dopo gli accordi bilaterali di maggio, ecco che la CAI ha stabilito la procedura operativa per la ripresa delle adozioni, chiuse dal 2011. Gli otto enti autorizzati potranno instradare una coppia ciascuno. Questi iter saranno monitorati dalla CAI e solo dopo la valutazione dei risultati si potranno fare ulteriori instradamenti. «La CAI ha posto l'obbligo di far sottoscrivere ai coniugi una dichiarazione esplicita nella quale vengono accettate le incertezze della fase pilota».

Riprendono le adozioni dalla Cambogia. Riprendono dopo anni di blocco (erano state sospese per tutti i Paesi nel 2011) e riprendono «cautamente», come precisa la Commissione Adozioni Internazionali. Ma riprendono.

A maggio la CAI aveva dato notizia del riavvio della cooperazione bilaterale in materia di adozioni internazionali a seguito di una missione a Phnom Penh che si era svolta il 6 e 7 maggio. Recependo quanto emerso dagli incontri con le autorità omologhe cambogiane, la nuova procedura è stata definita dalla CAI a fine maggio delibera 64/2019/SG del 29 maggio 2019): in questa prima fase gli otto enti autorizzati che avranno ricevuto il riaccredito da parte dell’Autorità cambogiana potranno instradare una sola coppia ciascuna. La procedura sarà accuratamente monitorata e in base ai risultati, la Commissione potrà valutare positivamente la richiesta da parte dell'ente per l'autorizzazione ad ulteriori instradamenti. «L’Italia è il primo Paese ad adottare in Cambogia, si tratta di un Paese che riparte dopo una chiusura dovuta a problemi seri, con un nuovo sistema e nuove procedure… dovrà essere considerato come se fosse un Paese nuovo, la cautela è d’obbligo. Inizialmente ci saranno dei limiti in modo da poter seguire da vicino ogni pratica adottiva. Non possiamo pensare di partire con grandi numeri, l’inizio inevitabilmente sarà controllato», aveva d’altronde anticipato a Vita la vicepresidente della CAI, Laura Laera.

Essendo una “prima volta”, stante l’impossibilità di definire tempi di attesa e esito della procedura, «la Commissione ha chiesto agli enti di informare adeguatamente le coppie adottive ponendo l'obbligo di far sottoscrivere ai coniugi una dichiarazione esplicita nella quale vengono accettati i termini e le incertezze della fase pilota».

Secondo l’albo degli enti autorizzati sul sito della CAI, gli otto enti autorizzati operativi in Cambogia sono AiBi, Ariete, Aipa, Ciai, Cifa, Comunità di Sant’Egidio, Lo Scoiattolo, Naaa.

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