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Il rapporto Ocse Pisa mostra il fallimento dell’inclusione educativa

5 Dicembre Dic 2019 1123 05 dicembre 2019
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L’indagine certifica un pesante declino culturale e il fallimento dei processi di inclusione scolastica degli ultimi 20 anni. «Per contrastare la dispersione scolastica crediamo che i fondi siano indispensabili, ma serva anche continuità e visione», commenta Marco Chiesara presidente di WeWorld, onlus che ha lanciato il programma React (Reti per educare gli adolescenti attraverso la comunità e il territorio)

L’indagine Pisa certifica un pesante declino culturale e il fallimento dei processi di inclusione scolastica che hanno portato alla situazione attuale. A dirlo è WeWorld onlus, Fondazione italiana impegnata in Italia e nel mondo per difendere i diritti di donne e bambini, in particolare quello all’istruzione di fronte ai risultati dell’indagine internazionale Ocse Pisa 2018, promossa dall’Ocse per rilevare le competenze in lettura, matematica e scienze di ragazzi di 79 Paesi e che ha visto gli studenti italiani posizionarsi ben al di sotto della media Ocse per quanto riguarda le capacità di lettura e analisi di testi.

Secondo WeWorld Onlus la povertà educativa ed economica impediscono lo sviluppo delle piene potenzialità di bambini e bambine, soprattutto in aree del Paese come Sicilia, Campania e Sardegna. La dispersione scolastica in Italia nel suo complesso, con un tasso del 14% (Istat) ha ancora numeri impressionanti: 23mila alunni “a rischio dispersione” nella secondaria di I grado e ben 112mila alunni nella scuola secondaria di II grado (MIUR, 2018).

«Per contrastare la dispersione scolastica crediamo che i fondi siano indispensabili ma serva anche continuità e visione», commenta Marco Chiesara, presidente di WeWorld Onlus. «Quello che l'indagine Pisa certifica è il declino culturale del Paese, che fa il paio con quello economico e forse lo ha addirittura innescato. Oggi misuriamo il fallimento dei processi di inclusione educativa nel nostro Paese degli ultimi 20 anni: scuole inadeguate e insegnanti non al passo con i tempi. Le risorse servono, ma soprattutto vanno indirizzate verso le aree più critiche del Paese, rafforzando l'alleanza tra scuole, terzo settore e comunità educanti allargate, perché tutti gli attori sociali hanno un ruolo educativo. Il Fondo Nazionale per il contrasto alla povertà educativa ha indicato la strada giusta ma serviranno anni per vedere i risultati. Ecco perché serve visione: guardare oltre il presente con un orizzonte ai prossimi 20 anni».

Contro la dispersione scolastica e la povertà educativa, WeWorld Onlus ha lanciato il progetto R.E.A.C.T. - Reti per educare gli adolescenti attraverso la comunità e il territorio (ne avevamo parlato qui) selezionato da Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che coinvolge 3200 adolescenti tra gli 11 e i 17 anni, 1700 famiglie vulnerabili e 690 insegnanti in 6 comuni italiani, dal Nord al Sud Italia, all'interno delle scuole e nei centri ad accesso spontaneo, dove i ragazzi vengono aiutati nel loro percorso educativo e accompagnati nella loro crescita e formazione coinvolgendo le famiglie e tutta la comunità educante.

In apertura foto di Kevin Phillips da Pixabay

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