Armi

Torino capitale delle nuove armi italiane?

9 Dicembre Dic 2019 1105 09 dicembre 2019

Il Polo dell’industria 4.0 da collocare negli ex stabilimenti Fiat di Mirafiori, poi l’Aerospace & Defense Meetings, infine la concessione della città di Torino a Leonardo dell’uso gratuito di un’area complessiva di 230 mila mq (in parte di proprietà della stessa Leonardo). Il tutto con la collaborazione di Università e Politecnico. Tutto questo per fare cosa? Da Caselle uscirà il primo dei 28 Eurofighter Typhoon ordinati dal Kuwait

  • ...
Maxresdefault
  • ...

Il Polo dell’industria 4.0 da collocare negli ex stabilimenti Fiat di Mirafiori, poi l’Aerospace & Defense Meetings, infine la concessione della città di Torino a Leonardo dell’uso gratuito di un’area complessiva di 230 mila mq (in parte di proprietà della stessa Leonardo). Il tutto con la collaborazione di Università e Politecnico. Tutto questo per fare cosa? Da Caselle uscirà il primo dei 28 Eurofighter Typhoon ordinati dal Kuwait

Torino è la città dell’Arsenale della Pace, dei Santi Sociali, di Sereno Regis dell’accoglienza diffusa e trasversale che coinvolge fattivamente volontariato, enti pubblici, Fondazioni. eppure sta diventando la capitale delle nuove armi italiane.

Si è partiti lo scorso 30 settembre con l’annuncio durante l’assemblea degli industriali con il Polo dell’industria 4.0 da collocare negli ex stabilimenti Fiat di Mirafiori, poi è arrivato l’Aerospace & Defense Meetings il 26 e 27 novembre con oltre 900 partecipanti provenienti da 26 Paesi e infine notizia di questa settimana la concessione della città di Torino a Leonardo dell’uso gratuito di un’area complessiva di 230 mila mq (in parte di proprietà della stessa Leonardo). Il tutto con la collaborazione di Università e Politecnico. E come ha dichiarato il rettore del Politecnico Guido Saracco «dovremo abdicare a un po’ della nostra autonomia per accettare e sviluppare le linee guida suggerite dalle aziende».

Quali sono le linee quindi? Quattro: la propulsione ibrido- elettrica, la manutenzione di nuova generazione, supportata dall’intelligenza artificiale e dai big data, il volo autonomo e i sistemi di monitoraggio e di ausilio per i piloti in situazioni ambientali critiche. Un incrocio tra armi, spazio e ricerca. Il tutto supportato da un monocolore politico plaudente che contribuisce con 50 milioni (la Regione) e punta ad incrementare facendo pressing sul governo perché venga riconosciuta l’area di crisi in questo modo potrebbero arrivare altri 100 milioni (ma da dividere tra corso Marche e l’Mtcc a Mirafiori) grazie all’accordo di programmazione interministeriale promesso al premier Conte. La Sindaca Appendino ha spiegato che «con questo progetto vogliamo mostrare al Paese che si può lavorare insieme non solo pubblico e privato, ma tutta la comunità». Che cosa produce questo tipo di “comunità” lo spiega Alessandro Profumo Ad di Leonardo “l’anno prossimo dal nostro sito produttivo di Caselle uscirà il primo dei 28 Eurofighter Typhoon ordinati dal Kuwait, il più avanzato che sia mai stato sviluppato e prodotto nella storia del programma europeo”.

E così mentre il Papa, durante il volo di ritorno dal viaggio in Tailandia e Giappone ha elogiato i camalli di Genova (senza citarli espressamente) dichiarando “in un porto, adesso non ricordo bene - ha detto papa Francesco - è arrivata una nave piena di armi che doveva passare le armi a una nave più grande che doveva andare nello Yemen, e noi sappiamo cosa succede nello Yemen. I lavoratori del porto hanno detto no. Sono stati bravi! E la nave è tornata a casa sua. Un caso, ma ci insegna come si deve andare avanti perché la pace oggi è molto debole, molto debole! Ma non dobbiamo scoraggiarci. E con le armi favoriamo questa debolezza”. Si trattava della Bhari Yanbu nave-cargo saudita che avrebbe dovuto caricare otto cannoni semoventi Caesar da 155 mm prodotti da Nexter ed altro materiale bellico di produzione italiana destinati all’Arabia Saudita. Prosegue il Papa denunciando “l’ipocrisia armamentista: Paesi cristiani, o almeno di cultura cristiana, Paesi europei che parlano di pace e vivono delle armi. Ipocrisia si chiama questa”. Occorre “finirla con quella ipocrisia che una Nazione abbia il coraggio di dire: Io non posso parlare di pace perché la mia economia guadagna tanto con la fabbricazione delle armi.... Occorre parlare come fratelli. La fratellanza umana! Fermiamoci ragazzi, fermiamoci perché la cosa è brutta!”. Anche a Torino

Contenuti correlati