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Cinema

Mirafiori un racconto al femminile 

13 Dicembre Dic 2019 1038 13 dicembre 2019
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Mirafiori è un quartiere popolare della periferia sud di Torino, conosciuto tradizionalmente come quartiere operaio, circondato e delimitato dai muri dell’omonimo stabilimento della Fabbrica Italiana Automobili Torino. Il regista Andrea Serafini ora propone un documentario sulle nuove storie che popolano Mirafiori dopo lo svuotamento produttivo

Epicentro industriale del 900, la Fabbrica definì la città stessa trasformandola in company town. Con i suoi 3,5 milioni di mq era l’impronta industriale più grande d’Europa: oggi in buona parte vuota dopo il divorzio produttivo con il quartiere.

Mirafiori esisteva in funzione della Fabbrica e con il suo svuotamento produttivo ha dovuto sopravvivere ad una separazione forzata che oltre al lavoro ne ha fatto perdere l’identità. Tutto questo è stato raccontato nella mostra “Mirafiori dopo il Mito” frutto di un lavoro biennale di ricerca a cura della Fondazione Comunità di Mirafiori e con il coordinamento scientifico del Prof. Giuseppe Berta.

Sono state raccolte storie, materiale fotografico, video con una prevalenza di volti femminili. Rosa, Hanin e Fé (nella foto di cover) hanno segnato il regista Andrea Serafini che ha deciso di fare di queste storie un documentario.

“Pensavo”, racconta Serafini, “di saperla lunga su Mirafiori, conoscevo le vicende della Fiat, l’immigrazione degli anni sessanta, le difficoltà degli anni ottanta… Ho cominciato a incontrare i vari personaggi che avrei poi intervistato e la mia convinzione di conoscere il quartiere è andata in crisi. Molto di quello che sapevo erano luoghi comuni, informazioni di seconda mano, vecchie: uno sguardo distratto che mi dava un’immagine sbiadita e legata al passato. Ho scoperto a poco a poco, grazie alle persone che ho intervistato, una Mirafiori vitale che non ha dimenticato il passato ma vive nel presente e pensa al futuro, una Mirafiori fatta di persone straordinariamente varie, di tante culture diverse, con interessi per niente banali. Come Rosa D’Elia residente a Mirafiori dal 1964 quando ha raggiunto il marito dal piccolo paese di Gerocarne, Fé Avouglan ugandese, cresciuta in California arrivata in Europa per la sua passione per la lirica e poi a Mirafiori per amore, Hanin, la più piccola, nata e cresciuta nel quartiere da genitori di origine tunisina. Con loro ho scoperto un quartiere che accetta chi è arrivato e continua ad arrivare, un microcosmo che nel suo piccolo racconta una storia di trasformazione, accoglienza, voglia di vivere che mi affascina e che vorrei raccontare”.

Una narrazione femminile del quartiere sempre più popolare e meno operaio: una trasformazione che nasce dalle donne la cui storia continua a dispetto della Storia.

Credits foto: Labins

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