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Adozioni internazionali

Adozioni, nel 2019 per la prima volta sotto quota mille

20 Gennaio Gen 2020 0917 20 gennaio 2020
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Un ulteriore calo nelle adozioni, la preoccupazione delle famiglie sulla Bielorussia, la scoperta che buona parte delle risorse stanziate per le adozioni internazionali negli anni 2012-2018 non sono stati ancora spesi... Un'intervista con la vice-presidente della CAI Laura Laera, che annuncia imminenti DPCM per i rimborsi per gli anni 2018 e 2019 e la riapertura dei termini del precedente

I numeri del 2018 erano questi: 1.130 coppie e 1.394 minori stranieri adottati in Italia. Per il 2019 i numeri ufficiali della Commissione Adozioni Internazionali «stanno per essere pubblicati», ma tra gli addetti ai lavori è consapevolezza diffusa che nel 2019 si è scesi per la prima volta sotto le mille adozioni, al contrario di quanto si sperava.

Laura Laera, lei è la vice-presidente della CAI: è davvero così?
Sì, c’è stata un'ulteriore diminuzione. Le procedure sono appena sotto quota mille, con decremento in quasi tutti i Paesi tranne Colombia e Perù, che crescono ma comunque con numeri modesti. Sta avvenendo quel che già sapevamo, cioè che i Paesi si attrezzano internamente per rispondere ai bisogni dell’infanzia abbandonata e nei fatti, per motivi diversi tra cui anche le spinte nazionaliste, non favoriscono più l’adozione internazionale. Eppure, l'adozione rimane a mio giudizio uno strumento valido e utile a tutela dell’infanzia. Noi abbiamo cercato di avere contatti con più paesi possibili, nel 2019 abbiamo incontrato diverse autorità centrali - penso ad esempio al Senegal o al Benin, alla Repubblica Democratica del Congo e alla Cambogia - anche con la speranza che alcuni dei Paesi che hanno sospeso o chiuso le adozioni possano riaprirle.

Laura Laera, vice-presidente della CAI

Alcune famiglie ci hanno segnalato il fatto che almeno 30 minori bielorussi si sono visti negare l’accesso alla pratica adottiva. Ora queste famiglie, con molta preoccupazione, chiedono al Governo italiano «di adoperarsi attivamente per sbloccare questa situazione di incertezza, inviando una delegazione politica a Minsk per dialogare con il governo Bielorusso in modo autorevole ed efficace». Si tratta – come da intesa bilaterale fra Italia e Bielorussia – di minori che già le famiglie accolgono da tempo nei soggiorni solidaristici di risanamento e inseriti nelle famose “liste”.
Numericamente il “taglio” della lista è stato man mano maggiore e di converso le adozioni autorizzate sono state sempre meno. La CAI ha fatto tutto quanto in suo potere per mantenere buoni rapporti e tenere aperto il canale delle adozioni. Questa riduzione progressiva delle adozioni può essere ridiscussa solo ad alti livelli. So che la Ministra Bonetti ha a cuore e sta seguendo personalmente questa situazione.

L’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza ha realizzato un monitoraggio delle risorse nazionali dedicate all’infanzia e all’adolescenza nel bilancio dello Stato 2012-2018 e scorrendo quelle pagine si nota che una larga fetta delle risorse stanziate in quegli anni per le adozioni internazionali, in realtà non sono state spese. Un paradosso. Che ne sarà ora di quei soldi?
Non sono persi, sono solo accantonati. Dobbiamo predisporre e in parte abbiamo già predisposto il bando per i progetti di cooperazione internazionale che uscirà nei primi mesi del 2020, i DPCM per i rimborsi delle spese sostenute per le adozioni negli anni 2018 e 2019 e anche un DPCM per la riapertura dei termini per la richiesta di rimborso per il precedente. Stiamo inoltre valutando altre ipotesi di sostegno alle famiglie.

Quando arriveranno i DPCM?
Le bozze tecniche sono già pronte, si sta facendo una valutazione sulle cifre.

La ministra Bonetti, presidente della CAI, nei mesi scorsi ha annunciato un aumento del tetto di spesa
Sì, le coppie sono meno di un tempo e siamo in pari con i rimborsi degli anni passati. C’è quindi spazio per un aumento delle cifre e c'è la chiara indicazione della Ministra in tal senso.

Che i soldi stanziati in passato e non spesi restino alle adozioni è una buona notizia. Ma la domanda vera è perché quei soldi non sono stati spesi?
Il fatto che i soldi ci siano richiede anche che siano spesi bene, e questo necessita di tempo e di oculatezza. La CAI è stata impegnata anche in un lavoro complementare: il controllo degli enti, la ricomposizione della Commissione e, non ultimo, il pagamento di circa seimila rimborsi. Missioni ne abbiamo fatte e abbiamo anche ospitato diverse delegazioni. Sa anche qual è il paradosso? Che i soldi ci sono ma a volte è difficile spenderli. Ad esempio, non possiamo invitare le delegazioni a nostre spese se non da Paesi in cui è impossibile andare. Ci auguriamo che questo problema possa essere presto risolto.

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