#Covid19

Nel deserto del Senegal aspettando il Coronavirus

21 Marzo Mar 2020 1257 21 marzo 2020

"Cerco di nutrire la speranza che l'epidemia non progredisca con la furiosa rabbia con cui adesso sta devastando la nostra cara Italia, cerco di illudermi che una popolazione giovane e forte e un diverso clima possano fare un’importante differenza. Ma guardandomi intorno in questo deserto non posso non osservare la fragilità e la vulnerabilità della terra e dei popoli con cui stiamo lavorando". La testimonianza di un cooperante

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Lillo06
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"Cerco di nutrire la speranza che l'epidemia non progredisca con la furiosa rabbia con cui adesso sta devastando la nostra cara Italia, cerco di illudermi che una popolazione giovane e forte e un diverso clima possano fare un’importante differenza. Ma guardandomi intorno in questo deserto non posso non osservare la fragilità e la vulnerabilità della terra e dei popoli con cui stiamo lavorando". La testimonianza di un cooperante

Non é stato facile decidere di restare in questo deserto, nel Sahel senegalese, dove la mia Ong, ARCS Arci Culture Solidali, sta realizzando una fattoria comunitaria. Siamo nella provincia di Linguère, nel quadro del progetto SOUFF – SOstegno e cosvilUppo per il raFForzamento della comunità di Linguère, insieme all’associazione locale G.I.E. Le Djolof e il finanziamento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

Non é stato facile addormentarsi nel silenzio del Sahel da solo, pensando ai cari genitori rinchiusi in casa, mentre tutte le frontiere e gli aeroporti mi si chiudevano intorno. Ma non potevo partire senza salutare lo staff locale e così ho scelto di restare.

Cerco di nutrire la speranza che il COVID-19 non progredisca con la furiosa rabbia con cui adesso sta devastando la nostra cara Italia, cerco di illudermi che una popolazione giovane e forte e un diverso clima possano fare un’importante differenza. Ma guardandomi intorno in questo deserto non posso non osservare la fragilità e la vulnerabilità della terra e dei popoli con cui stiamo lavorando per uno sviluppo sostenibile. Come praticare il confinamento in casette da 16 metri cubi dove vivono a volte più di dieci persone? Come cambiare secolari abitudini di mangiare con le mani tutti nello stesso piatto e bere nello stesso bicchiere? Per procurarsi l’acqua bisogna andare col bidone al pozzo, a volte percorrendo chilometri, e chi non trova un lavoro alla giornata difficilmente avrà una cena da portare a casa. In Senegal ci saranno al massimo 10 ventilatori e tutti concentrati a Dakar.

La prima cosa da fare é stata sensibilizzare lo staff sulla distanza e le misure igieniche da adottare per evitare una rapida propagazione del virus. E’ stato buffo vedere lo staff riunito a 2 metri di distanza, il discorso sulle vie di propagazione del virus, su come lavarsi le mani, come usare soluzioni idroalcoliche disinfettanti, il fare attenzione a non scambiarsi oggetti di uso comune. E’ stato buffo ma necessario. Sarà lo staff locale adesso, su base volontaria e con le dovute precauzioni, a sensibilizzare i propri nonni, genitori e amici, adottando un diverso comportamento e trasferendo messaggi semplici, sperando che la consapevolezza si diffonda sempre più col passaparola, con i volantini e con gli appelli.

Abbiamo poi dovuto rivedere l’intero piano di lavoro: al momento abbiamo sospeso tutte le riunioni e gli assembramenti, le attività di animazione e le formazioni al chiuso, le attività con le scuole di Linguere, la trasformazione di prodotti agricoli (burro e olio di arachidi, marmellate, couscous, etc.) e tante altre attività che prevedevano l’arrivo di formatori esperti da Dakar e da Thies.

Siamo invece riusciti a confermare alcune attività agricole all’aperto dove si possono mantenere le dovute distanze e il rispetto delle norme igieniche previste. Su 45 ettari di terreno vi é spazio per raccogliere il fieno, lavorare il terreno, seguire un orto, preparare del compost, piantare alberi, seguire i cantieri di costruzione di stalle, fienili e laboratori di trasformazione agricola, lavorando da soli e senza scambiarsi gli attrezzi. Possono anche continuare i lavori di perforazione di un pozzo profondo a 212m previsti nel quadro della cooperazione col programma PACERSEN e la collaborazione cominciata con l’Agenzia Nazionale dello Sviluppo Sostenibile -ANIDA: lo scavo sarà realizzato da un impresa cinese di nuovo con tutte le precauzioni del caso. Nella campagna l’uomo ha anche la possibilità di restare solo con la terra.

Si devono poi necessariamente nutrire, abbeverare e curare gli agnelli, gli asini, i cavalli e i polli ed anche queste attività non solo possono ma ovviamente devono continuare.

Inoltre, una gradita visita della FAO, una collaborazione intrapresa già un anno fa, ci ha annunciato che la nostra fattoria comunitaria SOUFF sarà beneficiaria di 2 cisterne da 50 metri cubi nel quadro di un progetto titolato “1 Milione di cisterne per il Sahel”. Si tratta di contenitori in cemento armato per uso agricolo sormontate da un tetto adatto a raccogliere le acque piovane durante la stagione della pioggia. Inoltre un piccolo sistema fotovoltaico permetterà di alimentare una motopompa per spingere l’acqua dentro la cisterna. Ne avevamo proprio bisogno e, in tempi normali, tutto lo staff avrebbe accolto la delegazione FAO e una festa di ringraziamento sarebbe stata d’obbligo nella tradizionale Teranga senegalese. Ma, visto il difficile periodo, solo io e il Presidente del Gie Le Djolof, M. Touty Coundoul, siamo potuti andare ad accoglierli mostrandogli i siti dove impiantare le cisterne: senza strette di mano, mantenendo le distanze e camminando in ordine sparso.

Arriverà il tempo in cui la popolazione locale potrà ringraziare a modo suo: per ora li abbiamo accolti con un sorriso a distanza augurandoci buona sorte e buon lavoro. Distanti ma uniti nella solidarietà.

Non è stato facile, ma sono rimasto qui. Insieme allo staff con con cui da quasi 3 anni coltiviamo un sogno insieme: realizzare una fattoria comunitaria per migliorare le condizioni di vita della popolazione residente.

Un caro abbraccio alla mia Italia, ai miei genitori, ai cari amici, ai miei colleghi di ARCS con cui sono in strettissimo contatto. Mai come oggi sono stato cosi lontano, con le frontiere chiuse e un futuro incerto

Ma da questa distanza vi sento più vicini. On est ensemble.


In foto: il cooperante Calogero Messina, con la mascherina

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