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Abbruzzi: «Didattica a distanza, oltre agli strumenti tecnologici serve l'affiancamento di un adulto»

26 Marzo Mar 2020 1712 26 marzo 2020
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«Come Ente che si occupa di povertà minorile da più anni», dice Ivano Abbruzzi, direttore generale della Fondazione l'Albero della Vita «dobbiamo evidenziare il fatto che, se un bambino è connesso con l’insegnate, non è sempre garanzia che stia usufruendo della didattica a distanza, perché oltre alla connessione e agli strumenti tecnologici serve, soprattutto per la fascia della scuola primaria, quell’affiancamento di un adulto indispensabile più che mai in questo momento per affrontare questa nuova modalità di fare scuola»

La didattica a distanza raggiunge il 94% degli studenti. Lo ha affermato ieri la ministra Azzolini rispondendo al Question Time alla Camera. Ne abbiamo parlato in questo articolo. La ministra Lucia Azzolina ha anche spiegato i criteri di riparto dei 70 milioni di euro (sugli 85 messi da subito a disposizione delle scuole) per acquistare dispositivi digitali da dare in comodato d’uso agli studenti privi di mezzi.

Pubblichiamo il commento di Ivano Abbruzzi, direttore generale della Fondazione l'Albero della Vita.

«Come Ente che si occupa di povertà minorile da più anni», si legge nella nota, «siamo molto felici che le istituzioni abbiano attenzionato il problema delle famiglie in condizioni di povertà, più a rischio di esclusione sociale in questo momento. E’ però altresì importante evidenziare il fatto che, se un bambino è connesso con l’insegnate, non è sempre garanzia che stia usufruendo della didattica a distanza, perché oltre alla connessione e agli strumenti tecnologici serve, soprattutto per la fascia della scuola primaria, quell’affiancamento di un adulto indispensabile più che mai in questo momento per affrontare questa nuova modalità di fare scuola. Il rischio, se non si prende in considerazione questo aspetto, è che si finisce per tagliare fuori una buona fetta studenti, quelli che già in situazioni di normalità erano i soggetti più vulnerabili e a rischio dropout scolastico. E laddove la figura genitoriale non è in grado di svolgere questo ruolo, l’educatore può subentrare, fornendo tutto quell’appoggio indispensabile al bambino/ragazzo. Che il finanziamento non sia – come ha detto la ministra Azzolina, a pioggia, ma tenga conto delle concrete condizioni degli studenti, presuppone un forte lavoro sinergico tra scuola, istituzioni ed enti del terzo settore. Questa potrà dimostrarsi una bella occasione per mettere in rete chi davvero ha il contatto con le famiglie a livello territoriale. L’auspicio è che si possa concretizzare in tempi veloci per non sprecare un’opportunità che ci viene data dall’emergenza, ovvero attivare delle misure dedicate a famiglie in fragilità. La dotazione di supporti digitali per le famiglie indigenti andrà quindi fornita con la massima urgenza affinché l’adozione degli strumenti e i necessari supporti educativi possano trovare efficacia nel più breve tempo possibile. Le famiglie in povertà, che vivono da sempre in ambienti dove degrado e marginalità sociale fanno da padroni, in questo momento stanno vivendo un forte stress emotivo e in questo clima di fragilità e vulnerabilità i bambini in povertà hanno necessità che la scuola e gli enti del terzo settore continuino a fare squadra assicurando assistenza educativa a chi a scuola faceva fatica ad andare già prima».

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