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Cinzia Giudici (Siscos): «Volontari continuate a partire, ma scegliete ong ben strutturate»

11 Maggio Mag 2020 1702 11 maggio 2020
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«La notizia della scarcerazione di Silvia Romano è stata una liberazione per il cuore di tutti», dice Cinzia Giudici, presidente Siscos. «I ragazzi non devono smettere di partire ma farlo con consapevolezza. C’è la percezione che le associazioni più piccole abbiano mantenuto una visione “più romantica” della cooperazione, ma è in quelle meno strutturate che i rischi aumentano notevolmente e le misure sono un po’ improvvisate. Le regole invece vanno sempre seguite per la sicurezza nostra, di chi lavora con noi e della popolazione locale»

Silvia Romano è arrivata in Italia. E ci ha mostrato, come abbiamo scritto in questo, articolo “Un sorriso letteralmente impagabile che sotterra nella vergogna chi in questo frangente ha avuto da dire assommando in un sol colpo cinismo a ignoranza”. «In tanti la davano per morta. Invece la notizia della sua scarcerazione è stata una liberazione per il cuore di tutti», dice Cinzia Giudici, presidente di Siscos (Servizi per la cooperazione internazionale), associazione che da oltre trent’anni gestisce assicurazioni e promuove iniziative per favorire maggiore prevenzione e sicurezza per chi lavora nella cooperazione e nella solidarietà internazionale.. «Però adesso più che mai, per i cooperanti e i volontari che decideranno di partire è fondamentale mettere in piedi campagne di prevenzione. Non smettere di partire, ma farlo con consapevolezza».

18 mesi, questo il tempo che è passato dal rapimento in Kenya, il 20 novembre del 2018, nel villaggio di Chakama, a 80 chilometri da Malindi, e poi la prigionia in Somalia per mano di uomini vicini al gruppo jihadista Al-Shabaab, l'organizzazione somala affiliata ad Al Qaeda. Silvia era partita con la onlus milanese "Africa Milele". Ogni anno si registrano 6500 nuove partenze, il numero è approssimato per difetto. Non tutte le associazioni infatti hanno sistemi adeguati di tracciamento. Ma che regole seguire per diminuire il rischio quando ci si trova in un Paese straniero?

Cooperante e volontario sono due figure diverse
Vero. Il cooperante sceglie questo lavoro, studia per poterlo fare. Quelli dei volontari tendenzialmente sono percorsi più brevi. Ma questo cambia poco. Per diminuire i rischi conta tantissimo l’associazione con cui si parte. Sia chiaro la certezza assoluta, il “rischio zero” per intenderci, nessuno lo potrà mai garantire e non lo si avrà mai in nessun posto del mondo. Però le organizzazioni strutturate hanno dei protocolli e codici di sicurezza molti rigidi che rendono il rischio accettabile.

Cosa intende per più strutturate?
Ad esempio quelle riconosciute dal ministero degli affari esteri, iscritte ad un apposito albo e sottoposte, ogni tre anni, a una serie di controlli precisi. In Italia sono 210. Ci sono controlli del personale, delle strutture dove si alloggia. Ci sono codici da seguire per gli spostamenti, con quali autisti e con che tipo di veicoli ci si muove. Anche regole di comportamento e su come bisogna vestirsi. Misure di sicurezza a vario livello che però sono fondamentali per chi sceglie di partire sia come cooperante che come volontario. Ovviamente ci sono altre realtà non registrate ma ugualmente strutturate e valide.

Silvia Romano è partita con un’associazione poco strutturata?
Sì. E sono molti i volontari che preferiscono le piccole alle grandi.

Secondo lei perché?
Dai volontari mi viene spesso detto che partire con organizzazioni strutturate toglie entusiasmo, immediatezza, spontaneità al gesto, perché bisogna muoversi con procedure, manuali di sicurezza. C’è la percezione che le associazioni più piccole abbiano mantenuto una visione “più romantica” della cooperazione, ma è proprio in quelle meno strutturate dove i rischi aumentano notevolmente e le misure sono un po’ improvvisate. Le regole invece vanno seguite sempre perché ci troviamo in contesti delicati. Essere una ong grande significa anche conoscere profondamente quei luoghi e intrecciare relazioni con partner locali che condividono la nostra stessa visione, il nostro percorso. I giovani volontari tendono a vedere le regole solo come burocrazia che ostacola il loro desiderio di mettersi a disposizione degli altri. Un limite ad uno slancio generoso. Ma non è assolutamente così. Le regole e i codici di sicurezza ferrei tutelano non solo la nostra persona ma anche la vita delle persone che lavorano con noi e di chi cerchiamo di aiutare e sostenere. I codici di sicurezza non vogliono “tarpare le ali” all’entusiasmo. Semmai al contrario ci permettono di fare meglio. E questo vale anche per la sicurezza sanitaria o le regole base legate all’igiene o quelle che concernono il cibo. È importante partire con ong strutturate perché nel caso di sequestri, come quello di Silvia Romano, queste possono supportare il lavoro degli investigatori fornendo informazioni e notizie. Se si è molto piccoli invece non si è pienamente radicati nel territorio, non si conosce a fondo tutto l’ambiente circostante.

Bisogna fare un’assicurazione prima di partire?
Non sono obbligatorie ma consigliate. E le grandi ong le stipulano sempre per i volontari e i cooperanti prima della partenza. Sono principalmente legate agli infortuni o all’aspetto sanitario. Ovviamente non esistono assicurazioni per riscatti o sequestri, sono illegali.

La vicenda di Silvia Romano scoraggia le partenze?
No, e non deve farlo. A fermare le partenze per molto tempo sarà l’emergenza Coronavirus. Il volontariato all’estero è un’opportunità per i giovani che vogliono vedere qualcosa della vita che vada al di là della loro cerchia abituale. Però anche se si parte come volontario e non come cooperante bisogna studiare, prepararsi. Essere pronti appunto a seguire sempre e comunque le regole.

Foto apertura pagina Facebook Palazzo Chigi. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, accompagnato dal Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Luigi Di Maio, ha accolto all'aeroporto militare di Ciampino Silvia Romano.

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