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5 per mille

Tetto più alto, ma comunque sfondato

29 Luglio Lug 2020 1012 29 luglio 2020
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L'edizione 2019 vede il riparto di 510 milioni di euro, dieci in più rispetto al passato. Ciononostante, l'adesione degli italiani al 5 per mille - con 300mila firme in più in un solo anno - ha portato ancora una volta a superare la capienza stanziata. Crescono le firme, cresce l'importo medio, crescono tutti i settore tranne i Comuni. Ma quasi il 70% delle risorse viene assorbito da poco più di mille organizzazioni. L'aumento maggiore? Nel Sud Italia, sia per enti sia per preferenze. L'analisi di NP Solutions

Tetto più alto, ma comunque sfondato. È questo il dato più rilevante dell’edizione 2019 del 5 per mille, i cui elenchi sono stati da poco pubblicati dall’Agenzia delle Entrate. È la prima edizione con tetto alzato a 510 milioni di euro (la Legge di bilancio 2020 prevede che «per la liquidazione della quota del cinque per mille è autorizzata la spesa di 500 milioni di euro annui per il periodo 2015-2019, di 510 milioni di euro per l'anno 2020, di 520 milioni di euro per l'anno 2021 e di 525 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2022»): un innalzamento della copertura sollecitato dopo che l’edizione 2017 aveva “sfondato” la disponibilità dei 500 milioni a quel momento prevista. Stessa cosa per l’edizione 2018, i cui risultati sono stati pubblicati in primavera. Il punto però è che anche in questa edizione 2019, nonostante il tetto più alto, c’è stato un ricalcolo: l’Agenzia delle Entrate infatti ha indicato nei file pubblicati cifre che complessivamente compongono la capienza esatta, alla virgola e al centesimo, dei 510 milioni di euro. Sommando i vari elenchi si arriva a 505.615.468,43 euro destinati dai contribuenti e aggiungendovi la cifra destinata a enti esclusi, si ottiene esattamente 510 milioni di euro. Segno evidentemente di un ricalcolo dei singoli importi commisurato sulla capienza disponibile.

«Non conosciamo il “quanto” ma stimiamo che il tetto dei 510 milioni sia stato superato di circa 10 milioni», spiega Mario Consorti, presidente di NP Solutions. «Si può fare questa stima sulla base del valore medio del contributo destinato, che nel 2019 è di qualche centesimo più alto rispetto allo scorso anno e vale 30,71 euro, moltiplicato per il numero complessivo delle preferenze, comprensive delle firme dell’inoptato e di quelle andate degli esclusi», dice.

I dati comunque sono positivi su tutti i fronti: il 5 per mille cresce ancora. «Sale il numero delle preferenze totali e le firme aumentano in tutti gli ambiti, salvo una piccolissima stretta nel dato dei Comuni. Le preferenze totali raggiungono 16,8 milioni, con circa 300mila preferenze in più rispetto allo scorso anno. Alla crescita contribuiscono come detto tutti, ma in termini relativi vediamo un’accelerazione delle associazioni sportive e della ricerca sanitaria».

L’altra novità sta nel fatto che il contributo dell’edizione 2019 arriverà già nel 2020, con due annualità pagate in questo secondo semestre dell’anno, per più di un miliardo di risorse. «La buona notizia è proprio questa, che stiamo analizzando i risultati della campagna dello scorso anno. Sembra poco, ma penso a quanta confusione si è creata in questi anni ogni qual volta si andavano ad analizzare dei risultati che di fatto facevano sempre riferimento alla campagna di due anni precedenti», sottolinea Consorti. «Quest’anno invece i dati relativi al 5 per mille sono usciti insieme a tutti i dati relativi alle dichiarazioni 2019 sui redditi 2018: dichiarazioni che vedono salire il numero dei contribuenti (da 41,2 a 41,37 milioni) e un incremento di circa 7 miliardi dell’imposta su cui calcolare il potenziale 5 per mille. Se tutti i contribuenti destinassero il loro 5 per mille, stante il volume delle dichiarazioni, per sostenere le organizzazioni di Terzo Settore arriverebbero pertanto circa 821 milioni di euro».

I dati della nuova edizione sono quindi rassicuranti per le organizzazioni per l’aumento delle preferenze in termini assoluti, «ma in termini di tendenze non ci dicano nulla di nuovo rispetto all’andamento che da anni rimarchiamo, ossia di un tendenziale immobilismo sul numero delle preferenze espresse (che sono aumentate di poco più dell’1%) e di una progressiva frantumazione del contributo tra una miriade di enti, che crescono vertiginosamente», commenta Consorti. «Nel 2019 infatti abbiamo 66.668 enti ammessi a cui si aggiungono i 2.783 che non sono stati ammessi, per un totale di 69.451 enti».

Andando ad analizzare il processo di spostamento delle preferenze, possiamo vedere che le grandi organizzazioni continuano a mantenere una forte concentrazione, «con i primi 20 enti raccolgono da soli il 34% delle preferenze», annota Consorti, «mentre alle altre 66mila resta il 64%». Continua però, contemporaneamente, «un progressivo spostamento delle scelte verso organizzazioni di appartenenza (Territorio; Fede; Militanza) a scapito delle grandi organizzazioni». Sui primi 20 enti per contributo destinato, tredici vedono la cifra salire, con importi che vanno dal milione e 600mila euro in più rispetto all’anno prima conquistato da Ail ai 28mila in più andati al Centro di Riferimento Oncologico di Aviano. Importanti anche i risultati di un milione e mezzo di euro in più ottenuto da Airc e quello di 939mila euro in più di Lega del Filo d'Oro. Fra le sette realtà che perdono risorse, pur restando nella top20, spiccano Medici Senza Frontiere (-731.275 euro) e Comitato Italiano per l’Unicef (-387.607 euro).

Quanto alle preferenze, complessivamente le prime 20 organizzazioni tra acquisizioni e perdite chiudono con un incremento di circa 72mila firme, mentre persiste l’effetto dello “screditamento” operato verso le ONG che continuano a perdere preferenze. Anche Save the Children, per la prima volta in quattordici anni, vede calare le preferenze.

«Il continuo aumento il numero di enti non si traduce in un immediato trasferimento di risorse», evidenzia Consorti. Dall’ormai lontano 2006, sono quasi 100mila le organizzazioni che hanno tentato di accedere al 5 per mille, ma dopo 14 anni sono solo 8.600 le “fedeli” che hanno chiesto ogni anno la firma ai contribuenti. Addirittura ci sono 16 enti che hanno partecipato al 5 per mille per più 10 anni ma non hanno mai ottenuto nessuna preferenza e nonostante il risultato continuano ad iscriversi», dice. Quasi il 70 % delle risorse destinate dai contribuenti viene assorbito da poco più di mille organizzazioni, mentre continuano ad aumentare gli enti a “zero firme”. Questo l’andamento degli ultimi 5 anni:

Un trend da sottolineare è la crescita del Sud: «Guardando la distribuzione geografica sia del numero di in numero di organizzazioni che accedono a contributo sia delle risorse che ad esse vengono trasferite, possiamo vedere come il Sud stia crescendo», chiude Consorti.

Elaborazione dati NP Solutions. Photo by Frans Vledder on Unsplash

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