Giorgio Galli
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Giorgio Galli: se ne va l'ultimo maestro gentile

27 Dicembre Dic 2020 1749 27 dicembre 2020
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Si è spento il decano dei politologi italiani. Milanese, per molti anni professore all'Università Statale, ha condotto studi fondamentali sul nostro sistema politico e sulle origini dei totalitarismi. La sua ultima lezione: «ripartiamo dalla società civile»

Se n'è andato a 92 anni Giorgio Galli, a lungo docente di Storia delle dottrine politiche alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Statale di Milano. Ogni trasformazione sociale è stata colta sul nascere da Giorgio Galli, che l'ha affrontata senza pregiudizi e infine l'ha raccontata facendo capire a generazioni di studenti da dove arriva e perché arriva.

Galli era nato a Milano il 10 febbraio 1928 e a Milano – città nella quale si è laureato (in Giurisprudenza) e nella quale ha svolto quasi tutta la sua attività accademica. La sua curiosità, oltre che la sua cultura e generosità lo hanno fatto conoscere ben oltre le aule della Statale. Autore di circa un centinaio di saggi, tra cui il celeberrimo e ancora oggi considerato una pietra miliare della politologia contemporanea Il bipartitismo imperfetto. Comunisti democristiani in Italia, 1966 , “ha dedicato gran parte dei suoi lavori all'analisi del sistema politico italiano post-bellico, adottando metodologie mutuate dalle scienze sociali” (così la Treccani)

Teatro, musica, letteratura, arte non sono completamente liberi. Ma quel "non completamente" fa la differenza: sempre, infatti, i sistemi totalizzanti dimenticano qualcosa. Qualcosa sfugge alla loro volontà di egemonizzare l'umano»

Giorgio Galli

A lungo collaboratore fisso del settimanale Panorama, ha esplorato con acutezza e rigore scientifico – e senza mai lasciar prevalere le proprie idee politiche (cosa che gli ha valso l’ammirazione equanime da parte dei diversi schieramenti politici) - temi di carattere storico, politico, sociale e culturale. Nel corso della sua lunga carriera ha poi esplorato temi di assoluta originalità, quali, per esempio, i rapporti tra cultura esoterica e irrazionale e politica, con particolare riguardo alle formazioni politiche totalitarie (tra le sue opere più famose Occidente misterioso, 1987 e Hitler e il nazismo magico, 1989).

Negli ultimi anni, si è dedicato poi al tema della “prevalenza” del potere economico su quello politico, con la trilogia Il golpe invisibile. Come la borghesia finanziario-speculativa e i ceti burocratico-parassitari hanno saccheggiato l'Italia repubblicana fino a vanificare lo stato di diritto, 2015; Scacco alla superclass. La nuova oligarchia che governa il mondo e i metodi per limitare lo strapotere, 2016 e Arricchirsi impoverendo. Multinazionali e capitale finanziario nella crisi infinita, 2018.

Galli con il Console Generale della Repubblica Ceca Jiří Kuděla e l'assessore regionale Stefano Bruno Galli

Di recente, Galli aveva vviato una originale e innovativa analisi di quello che Galli definisce “anticapitalismo d destra”, consegnata a due libri: L'anticapitalismo di destra, 2019 e Il populismo anticapitalistico, 2019.

Ma due temi sono stati cari a Galli, tra gli altri. Due temi su cui ha formato centinaia di studenti. In primo luogo, l'analisi delle differenze, con i suoi studi sui "diversi", dalle streghe ai devianti. In secondo luogo, la passione civica.

Nel 2019 lo avevamo invitato per un dibattito su Vaclav Havel. Havel, spiegò allora Galli, «era un uomo di teatro e non ritengo marginale questa considerazione, perché è nel teatro che la democrazia occidentale ha mosso i suoi primi passi. E il teatro, in sistemi come quelli della Cecoslovacchia comunista, erano spazi di relativa libertà. Spazi dove la società civile poteva riformarsi, senza conformarsi».

«Teatro, musica, letteratura, arte non sono completamente liberi. Ma quel "non completamente" fa la differenza: sempre, infatti, i sistemi totalizzanti dimenticano qualcosa. Qualcosa sfugge alla loro volontà di egemonizzare l'umano. Havel ci ha lasciato questa lezione», aveva infine concluso.

Invano, in questi anni, si è tentato di fargli assegnare l'Ambrogino d'Oro. La «Milano che non si ferma», ora, speriamo si fermi a ricordare questo suo maestro. Mite e curioso, generoso e gentile.

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