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Educazione

Patti territoriali di comunità: i garanti per l'infanzia lavoreranno a linee guida

25 Febbraio Feb 2021 1344 25 febbraio 2021
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Carla Garlatti: «È uno strumento nuovo, ma mi parebbe opportuno che entrasse in una norma primaria nazionale, che individui i patti educativi di comunità come livello essenziale di prestazione»

I Garanti regionali per l’Infanzia e l’Adolescenza e la Garante Nazionale collaboreranno «per definire, entro un paio di mesi, linee guida comuni a proposito dei patti educativi di comunità». È la proposta avanzata da Carla Garlatti, Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza nella XXI Conferenza nazionale per la garanzia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 23 febbraio. Hanno partecipato alla riunione in videoconferenza dodici garanti regionali e delle Province autonome.

I patti educativi di comunità sono lo strumento al centro del documento che la task force guidata da Patrizio Bianchi, oggi Ministro dell'Istruzione, aveva consegnato a luglio 2020 alla ministra Azzolina (Idee e proposte per una scuola che guarda al futuro).

«È uno strumento nuovo, che ha lo lo scopo di combattere e fronteggiare la povertà educativa che non è solo economica ma anche deprivazione di opportunità, per cercare di mettere tutti su stesso livello di partenza, lavorando in sinegria tra pubblico e privato, scuola, enti locali e Terzo settore, con patti finalizzati allo sviluppo di una comunità educante», afferma Carla Garlatti. Perché coinvolgere i garanti regionali? «Perché lavorano sul territorio, sono i più vicini agli enti territoriali, e siccome l’Italia ha teritori e specificità diverse, per fare un lavoro del genere è indispensabile conoscere le esigenze specifiche del territorio. È uno strumento nuovo, ma mi parebbe opportuno che entrasse in una norma primaria nazionale che individui i patti educativi di comunità come livello essenziale di prestazione, in modo da metter tutti i soggetti sullo stesso piano. Ai Garanti ho chiesto di raccogliere delle proposte e riflessioni, per poi vedere se si riesce a fare un documento unico».

Photo by Melissa Askew on Unsplash

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